Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Per continuare la navigazione,  clicca sul pulsante per chiudere.

questo sito non fa raccolta dati degli utenti, pertanto non è soggetta al GDPR.

 EVENTUALI BANNER PRESENTI NEL SITO POTREBBERO FARE RACCOLTA DATI NON DIPENDENTI DA NOI. 

logo

 

Si comunica che nella serata di ieri, 21 Gennaio 2014, personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato P.S. di Manfredonia, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 20.01.2014 dal Giudice per  le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia, Dr. Antonio BUCCARO,  su richiesta del Pubblico Ministero Dr.ssa Rosa PENSA, nei confronti di MANSI Michele, di anni 32, nato a San Giovanni Rotondo ma residente a Manfredonia, ritenuto responsabile dei reati di usura e tentata estorsione, nonché danneggiamento e minaccia aggravata nei confronti di una vittima trovatasi in difficoltà economiche.

Il presente procedimento penale nasceva lo scorso Gennaio 2013 allorquando si presentava presso il Commissariato P.S. di Manfredonia una persona che sporgeva denuncia-querela a carico di ignoti per danneggiamento aggravato e minacce; raccontava che, dopo un periodo trascorso in Africa per lavoro, ritornato a Manfredonia, gli era capitato un grave episodio minatorio, ossia il danneggiamento della sua auto, nel cui abitacolo veniva lasciata una busta contenente cinque proiettili cal. 9X21 ed un biglietto riportante gravi minacce di morte per lui ed i suoi familiari.

Nel corso della redazione della denuncia la vittima, dapprima impaurita e timorosa, indirizzava poi i suoi sospetti nei confronti dell’odierno arrestato, usuraio che gli aveva effettuato un prestito nell’Ottobre del 2011 e che continuava a tormentarlo anche dopo la completa restituzione dei soldi prestati e dei relativi interessi “a strozzo” pattuiti.

La vittima rivelava infatti che, seppur avesse completamente liquidato il prestito (chiesto in un momento di grave difficoltà economica, dovendo saldare urgentemente dei lavori presso una casa rurale), il MANSI avrebbe preteso la dazione di un’ulteriore somma di euro duemila; palesandosi il reato di usura si chiedevano al denunciante le modalità del prestito, avvenuto in contanti sia per quanto concerne il finanziamento che la successiva restituzione, appurando che alla riconsegna della somma comprensiva di esosi interessi erano presenti alcuni testimoni che, escussi a sommarie informazioni testimoniali confermavano appieno la versione fornita.

Appreso da attività info-investigativa che Il MANSI potesse detenere presso la sua dimora o luoghi di sua pertinenza armi o strumenti atti ad offendere, anche per aumentare la sua spavalderia nell’esercizio della sua attività usuraria, il personale operante effettuava una perquisizione presso la sua dimora; l’atto dava esito negativo per la ricerca delle armi, ma si rinvenivano elementi di interesse investigativo relativamente all’attività usuraria del MANSI, sedicente cuoco durante il periodo estivo presso un lido di Mattinata, aiutante allevatore del suocero durante il periodo invernale.

Nel corso dell’atto si rinvenivano un assegno bancario in bianco, postdatato e firmato dal titolare di un’azienda edile locale ed in merito a tale titolo, nell’immediatezza il MANSI asseriva di avere, qualche mese addietro prestato una somma di denaro, ricevendo a garanzia l’assegno in questione, lasciando in bianco il campo relativo del beneficiario; inoltre, su di una matrice di un blocchetto di assegni risultava essere stato staccato un assegno intestato ad un locale commerciante di calzature; anche in questa circostanza MANSI riferiva di aver concesso del denaro ad un  commerciante e del prestito, su di una vecchia agenda, rinvenuta in un locale presso la masseria in uso all’odierno arrestato, erano riportati tutti i conteggi, dai quali si intuiva la data del prestito e quello della scadenza con un esoso incremento economico rispetto alla somma prestata, tasso di interesse più che usurario.

Di fronte all’evidenza dei titoli di credito rinvenuti, senza essere interpellato, quasi a giustificarsi il MANSI asseriva di essere “un benefattore”, cheprestava soldi senza alcun compenso, ma appariva chiaro che l’agenda era un promemoria di alcuni dei prestiti concessi a persone in difficoltà economica.

Ha ritenuto il GIP, mutuando al caso in esame i superiori principi giurisprudenziali, che nessun dubbio può sussistere in ordine alla configurabilità del delitto di usura a carico del Mansi Michele, atteso che, come emerso dall’istruttoria, la persona offesa si è determinata a rivolgersi all’usuraio perché in grave difficoltà economica per dei lavori che aveva necessità di svolgere e per i quali non disponeva della necessaria provvista economica; lo stato di bisogno deriva proprio dal carattere esorbitante degli interessi pattuiti, pari al 150 % annui, ben oltre il tasso soglia previsto dalla legge e che parimenti sussistente era il contestato delitto di estorsione, alla luce della condotta posta in essere dal Mansi, consistente nel minacciare la vittima di danni ingiusti qualora non avesse corrisposto una somma ulteriore di denaro.

Il GIP ha inoltre ritenuto che ricorressero, nel caso di specie, esigenze cautelari di particolare rilievo, ossia che la permanenza in libertà dell’indagato gli avrebbe potuto consentire di precostituirsi  versioni di comodo in relazione ai reati ipotizzati nei suoi confronti, sussisteva inoltre il pericolo di fuga in quanto egli è in grado di usufruire di disponibilità patrimoniali tali da consentire periodi di latitanza e soprattutto vi è il concreto pericolo che l’indagato possa commettere altri gravi delitti della stessa specie.

Il pericolo di reiterazione appare infatti molto concreto laddove si pensi che allo stato attuale si procede esclusivamente per le condotte poste in essere ai danni dell’unica vittima che ha tenuto un atteggiamento collaborativo con le Forze dell’Ordine, al contrario di altre persone che, in base al materiale documentale acquisito, possano ritenersi anch’elle vittime di attività usuraria posta in essere dall’indagato, ma difficilmente dimostrabile laddove la stessa persona offesa sia reticente e scarsamente collaborativa con la Polizia Giudiziaria.

Detta circostanza trova conferma nella lettura del materiale cartaceo (titoli di credito e fogli di agenda) rinvenuti dai poliziotti nel corso della perquisizione a carico dell’indagato.

Dopo gli accertamenti di rito il MANSI Michele è stato associato alla Casa Circondariale di Foggia a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.