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Dopo l’incendio dell’oasi 100 ettari, le riflessioni che seguono sono del comandante nazionale del Corpo Civilis Engea, gen. Giuseppe Marasco, e costituiscono un accorato appello al Presidente del Parco Nazionale del Gargano, avv. Stefano Pecorella, affinché si compia ogni sforzo per dare continuità nella sorveglianza, cura e valorizzazione della Riserva Regionale “OASI LAGO SALSO”

Dal momento in cui una cicca di sigaretta viene gettata dal finestrino di un auto in corsa, quel fumo diventa un fatto di tutti; e non è cosa meno grave di un fuoco appiccato di proposito. Il delitto è il medesimo, poiché equivale a togliere vita ed insieme opportunità di ordine, bellezza, futuro. Ogni sottovalutazione, dalla più piccola sino alla stessa negazione che esista un “problema ambiente”, proprio perché sottrae ossigeno a un domani migliore per tutti, è un fatto criminale, oltretutto con buone possibilità di restare impunito. Così, anno dopo anno, estate dopo estate, si assiste allo stesso copione che alcuni sciagurati scrivono per tutti, fatto di devastazione, di impoverimento e di degrado che si aggiunge ad altro degrado. Si tratta di una perdita grave, scompare poco per volta ciò che abbiamo di più prezioso. Che siano semplici cespugli, pochi alberi o interi boschi, poco importa nel mosaico generale. Ma il fumo che costella a macchia di leopardo i caldi pomeriggi del nostro Sud, può anche essere visto come ultimo anello di una lunga catena di noncuranza, di superficialità, insomma di non-consapevolezza dell’enorme danno che ne deriva. Quel fuoco, ripresentandosi, spesso mette a nudo la mancanza di una educazione, forte, diffusa e radicata, circa il rispetto che si deve avere dell’ambiente perché “casa propria”. Lo si deduce osservando ciò che resta a destra e a sinistra di certe strade: bottiglie di vetro a centinaia tra la cenere, che facendo da lente, possono anche essere innesco per il fuoco; visioni di discariche che descrivono ineluttabilmente una insensibilità di fondo su cui c’è molto da lavorare, e che potrebbe dare lavoro. Un tempo c’erano i cantonieri ad occuparsi della pulizia delle cunette, oggi c’è la sovrapposizione di competenze e la carenza di fondi: mix micidiale che produce inerzia. Le attenzioni dunque, come le concrete proposte onde preservare e valorizzare il nostro Ambiente, c’erano, ma il fuoco è arrivato più veloce. Peccato, davvero, per quella auspicata cooperazione che poteva esserci e non c’è stata, per quella collaborazione tra singoli, Enti ed Associazioni così difficili da tenere allo stesso tavolo. Peccato per aver perso ancora una volta occasione per farlo davvero quel fatidico “gioco di squadra”. L’idea portante era quella di fare di quei luoghi un Centro polivalente di studio, basato sulla concordia e sulla fattiva cooperazione, per dare nuove opportunità al nostro Territorio. Peccato… per non aver saputo riconoscere buone idee, buoni intendimenti e buone competenze, omissioni che hanno alimentato sterili polemiche e rivalse. Peccato davvero, perché è certo che fino a quando esisteranno questi comburenti, i “fuochi” divamperanno, e tutti perderemo molto. La speranza è che il Sindaco Angelo Riccardi, consideri urgente il dare seguito alle azioni già intraprese e precedenza per la salvaguardia di quell’area, prima che una nuova emergenza possa mettere a rischio definitivo un patrimonio così faticosamente costruito e preservato. Ricordo a me stesso ed a coloro con cui ho lavorato negli ultimi tre anni, che la speranza non può essere mortificata da niente e da nessuno. E’ l’augurio che faccio a me e tutti coloro che ci hanno creduto, che ci credono e ci crederanno, con gli atteggiamenti più efficaci, quelli che prevedono umiltà, rispetto delle competenze e capacità di unire, ovvero di lavorare “in squadra”.

Gen. Giuseppe MARASCO