"La Valle dei Dolmen" di Raffaele Renzulli - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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 Sono l’architetto Raffaele Renzulli, originario di Monte Sant'Angelo; vivo e lavoro da molti anni, a Benevento. Sono appassionato di archeologia e dei miei luoghi di origine in cui, durante periodi di vacanze, compio lunghe escursioni in ambienti splendidi e ancora tutti da scoprire, con alcuni amici che condividono con me   interessi,   buone     competenze e    spiccato      spirito      di           riflessione,in un appuntamento periodico che ognuno cerca di rispettare.

Durante un'escursione, nell'estate del 1997, fummo attratti da un megalite che presentava caratteristiche di dolmen e di cui, nel dicembre del 1997, segnalai il ritrovamento alla Soprintendenza Archeologica della Puglia (foto n° 1-1a).

Un sopralluogo effettuato da esperti guidati dalla dott.ssa Tunzi, Responsabile per la Preistoria, in tutta la Puglia, ufficializzò il megalite come “ dolmen del periodo neolitico e situato in un'area dolmenica”. Le immagini del dolmen vennero pubblicate, il 23 marzo 1999, in “ Ipogei della Daunia e Preistoria di un Territorio”, opera curata dal Ministero per I Beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologica della Puglia, con il patrocinio della Banca del Monte di Foggia.
Proprio basandoci sull'opinione della Soprintendenza che si riferiva ad “ un'area dolmenica”, i miei amici ed io abbiamo continuato ad esplorare la zona di Pulsano e di Valle Spadella, ritenendo di aver individuato altri, interessanti, monumenti megalitici.
In Puglia gli insediamenti megalitici si concentrano nel Salento, nel Tarantino e lungo la fascia costiera del Barese. Nel Nord della regione i ritrovamenti di monumenti dolmenici riguardano la zona di Rignano Garganico e quella, su mia segnalazione, di Pulsano a Monte Sant'Angelo.
Incoraggiato, quindi a proseguire le indagini, su questo territorio proteso sul mare dove i monumenti megalitici potevano avere la valenza di osservatori o di luogo di culto o di protezione alle attività di sostentamento, come la transumanza del bestiame, ho individuato, con gli amici di sempre, altri monumenti megalitici, segnalandoli puntualmente alla Soprintendenza Archeologica.

Nel dicembre del 1998, segnalavo una seconda, interessante, costruzione megalitica a camera singola, sita a qualche chilometro da Mattinata, in prossimità di una grotta, (foto n°2-2a) e, ancora, un ipotetico menhir, alle spalle della zona industriale di Monte Sant'Angelo-Manfredonia, su di un terreno che degrada verso il mare, al di sotto delle rocce del Monastero di Pulsano, zona di tombe rupestri, di ipogei e di grotte, come Grotta Scaloria, terza segnalazione, (foto n°3-3a).

Nel novembre del 2004, dopo molte verifiche e approfondimenti, segnalavo un quarto ritrovamento, probabilmente un dolmen, con le stesse caratteristiche del primo dolmen di Pulsano, ufficializzato dalla Soprintendenza a circa due chilometri da quest'ultimo, verso Pulsano; anche questo dolmen è a camera semplice, reca lo stesso elemento-simbolo scolpito nella roccia a tre metri dall'ingresso, è rivolto verso il mare e presenta il lastrone di copertura spezzato in due parti per l'espandersi di una enorme quercia (foto n°4-4a).

 

 

Nel giugno del 2007, segnalavo il ritrovamento di un quinto monumento megalitico, in Via Valle Spadella, a circa due chilometri dall'abitato, in una località rocciosa e scoscesa, a cavea, in prossimità di alcune grotte. Anche questo dolmen, orientato a sud-est, verso il mare, è a camera singola, con il masso di copertura lavorato a forma conica su base ellittica, poggiato su quattro massi più piccoli; al culmine del masso di copertura, si può notare la scultura di un elemento verticale, di forma cubica e, probabilmente, base di simulacri, simile a quelli riscontrati negli altri dolmen della zona di Pulsano (foto n°5-5a).

 

A gennaio 2008 segnalai il ritrovamento di un sesto dolmen in zona Pulsano, lungo la Via Valle Spadella, ubicato a centosettanta metri, circa, da quello precedente. Questo megalite è a camera multipla, ha una lunghezza di dodici metri, circa, un'altezza di circa quattro metri ed è sormontato da un masso a forma di disco, lavorato dall'uomo, con un diametro di tre metri e mezzo, circa.
Il dolmen, perfettamente parallelo al pendio roccioso, presenta, lateralmente, un camminamento che lascia intravedere una seconda parete del dolmen, fatta di pietre di diverse dimensioni, crollate in seguito ad eventi naturali e ancora sparse sul terreno antistante.
Questo Grande Dolmen ha una struttura imponente e, compreso il grande disco che lo sovrasta, raggiunge un'altezza di otto metri, circa (foto n°6-6a).

Osservando ripetutamente il megalite, si nota una caratteristica interessante e, forse, molto importante per decifrare il significato di questi monumenti e la loro funzione in un passato antichissimo. Il disco è, l'unico elemento del megalite interamente e costantemente illuminato dai raggi del sole, essendo orientato a sud, dalle prime luci dell'alba e per tutto l'arco della giornata, ma è, anche, l'unica parte del dolmen che intercetta gli ultimi raggi del sole, al tramonto, mentre tutta la vallata sottostante e lo stesso megalite su cui è posizionato il disco, vengono avvolti dall'ombra ( foto n°6b).

Tutto ciò porta ad ipotizzare una “relazione” fra la funzione del grande megalite e il Sole, cui, del resto, è dedicata la montagna garganica. funzione ascrivibile ad un'ancestrale simbologia religiosa o rituale o da connettere a forme di comunicazione, per segnalare l'approssimarsi della notte e, quindi, incitare a completare lavori, radunare e ricoverare animali, ecc. Si osserva, infatti, che dal momento in cui soltanto il disco sovrastante il megalite resta ancora illuminato dal sole, il buio completo sopraggiunge in un'ora circa. E' indicibile la suggestione che invade chi osserva questo fenomeno cercando di decifrarne il messaggio ed è certo che nessuna documentazione fotografica può renderla appieno.
Questo dolmen, più grande di quattro o cinque volte, rispetto agli altri segnalati, è collocato, anche, in una posizione preminente, ciò che potrebbe assegnargli una valenza maggiore ed una ritualità più significativa, forse rappresentata dal disco che lo sovrasta.
Soprattutto studiando questo megalite mi sono convinto che i monumenti dolmenici da me individuati siano da porre in stretta relazione fra loro e che costituiscano un sito interessantissimo, patrimonio culturale del mio paese, ambito di studi affascinanti ed importanti, luogo da proteggere e tutelare soprattutto dall'imminente incombere delle costruzioni civili, giunte, ormai, a pochi metri di distanza.
Convinto delle mie intuizioni, ho proseguito le indagini che mi hanno portato a segnalare, nel giugno del 2008, il ritrovamento di due dolmen (settimo e ottavo) in ordine di individuazione) siti a 150 metri l'uno dall'altro; il primo, a 100 metri dal Grande Dolmen, presenta il monolite di copertura a forma ovoidale che evoca la forma di una nave con la prua rivolta verso il dolmen sormontato dal grande disco, ed è collocato in una posizione di centralità rispetto a tutti gli altri dolmen della valle che risultano circondarlo (foto n°7).

 

E’,inoltre, possibile notare, sulla superficie superiore, due solchi di scolo e incavi di forme antropomorfe, scavati in senso longitudinale, capaci di accogliere corpi umani; tali incavi, connessi alla posizione centrale del monolite, possono suggerire l’ipotesi che su di esso venissero esposti corpi umani, durante riti religiosi, così come avveniva, secondo accertamenti archeologici, su vari monoliti di copertura di altri dolmen ritrovati in Italia e in Europa.( foto n° 7a-7b).

Il secondo dolmen, posizionato sulla sommità di un pendio, a circa cento metri dal primo e a circa 250 metri dal Grande Dolmen, è rivolto a quest'ultimo ed è situato in prossimità di vastissime e profonde grotte,(foto n°8-8a) altra caratteristica, questa, comune a tutti i megaliti ritrovati.

 

 

Il masso di copertura, a forma circolare, è tagliato di netto sul retro ( foto n°9-9a); nei pressi, si osserva una piccola rupe (foto n°10-10a), scolpita dall'uomo, a forma triangolare, con la punta arrotondata, a sbalzo; anche questa roccia è orientata verso il disco che sormonta il Grande Dolmen e potrebbe rappresentare un punto di avvistamento del fenomeno del sole da “ comunicare” agli abitanti della comunità dimorante nella seconda zona della vallata e preclusi al dolmen dal crinale di roccia antistante. (foto n°10b-10c).

 

 

Al termine dell’estate 2008, dopo molte escursioni e basandomi sullo studio dei materiali fotografici raccolti e comparati, giungevo alla convinzione di aver individuato, sempre nell’area da me studiata, altri due interessanti monoliti che, nelle mie riflessioni, espandevano notevolmente l’area dolmenica intuita dalla dott.ssa Tunzi e suggerivano ulteriori connessioni con i monumenti precedentemente individuati.
Il primo dolmen, nono in ordine di individuazione, ha il monolite di copertura quasi circolare, di un diametro di circa 2,90 m. spesso 1,30, circa, sostenuto, da un lato, dalla roccia e, dall’altro lato, da un masso di circa 3,80 m. per 2,70 m. per 1,80 m.  (foto n°11).

 

Il secondo ipotetico dolmen, decimo in ordine di individuazione, si trova a circa 50 metri dal primo dolmen, ufficializzato dalla Soprintendenza; a camera singola, ancora quasi ricoperto dal terreno, è costituito da elementi litici rampanti verso una roccia; tali elementi, lateralmente, emergono di circa 70 cm. dal terreno circostante, arrivando quasi all’altezza della roccia retrostante. L’ingresso, molto stretto, è di circa 38 cm. di larghezza e immette in uno spazio interno a forma circolare, di circa un metro, molto angusto e stranamente sproporzionato rispetto alla dimensione dei poderosi massi che lo inglobano. Il dolmen ha le caratteristiche di un cumulo, molto rudimentale, di elementi litici addossati al piccolo spazio interno; esso presenta, lateralmente all’ingresso, due pareti curve costituite da elementi litici a secco, tutt’uno con la sua struttura, che quasi racchiudono il piccolo ingresso, come a proteggerlo. Questa caratteristica è osservabile, però, in molti altri dolmen del periodo neolitico, rinvenuti in Puglia come in altre zone d’Europa (foto n°12).

 

E’ presente, nei pressi del dolmen, un altro elemento ortostato, caratteristica riscontrata nelle vicinanze di altri dolmen da me segnalati.

 

In una grotta (foto n° 8b) del complesso dolmenico di valle Spadella, ho potuto notare un graffito che potrebbe rappresentare un’antilope ( foto n°13); il graffito è inciso sulla volta, molto bassa, della grotta ed è contornato da incisioni puntiformi di tipo geometrico (foto n°13a,13b,13c). Solo uno studio approfondito da parte di esperti e con mezzi idonei, potrebbe “leggere” questi graffiti e rivelarne altri.

Nel giugno 2009 ho studiato accuratamente, segnalandolo, poi, alla stampa come alla Soprintendenza archeologica della Puglia, un nuovo dolmen ( l'undicesimo) ; anche questo è a camera singola ed è costituito da ortostati posti a secco, molto estesi rispetto all’interno piccolissimo.

 

Il dolmen ha un ingresso molto angusto, di circa un metro di altezza per 33 cm. e l’interno di circa un metro di diametro (foto n°14). Internamente al dolmen, al centro, è presente un megalite di forma conica, lungo circa 3 metri, con un diametro di base di circa 90 cm. (dodicesimo) ritrovamento (foto n°14a).

Questo grosso ortostato potrebbe essere il simbolo molto ricorrente che affianca quasi tutti i dolmen di Valle Spadella e Pulsano, seppure in dimensioni minori ma, quasi sicuramente, si è in presenza di un menhir che, posto in prossimità del dolmen, vi è precipitato all’interno, probabilmente, a causa di eventi sismici di forte intensità.
Ho continuato a indagare i luoghi circostanti il dolmen per individuare il posizionamento originario del menhir crollato fino a scoprirne la base di appoggio, una roccia quasi pianeggiante e di forma ovoidale, somigliante alla carena di una nave, con la “prua”rivolta verso il Grande Dolmen e assestata, nella parte più scoscesa della base, mediante tre cunei di pietra (foto n°15).

Certamente forti fenomeni sismici hanno dissestato il cuneo laterale, provocando il ribaltamento del menhir che si è conficcato nel dolmen sottostante, dove attualmente si trova; la dinamica del ribaltamento, le distanze, lo scardinamento del cuneo laterale di assesto, sono, oggi, perfettamente osservabili. (immagini grafiche realizzate dal sottoscritto n°16-16a).

Inoltre, e sulla base di queste indagini, immaginando il menhir nel suo posizionamento originario, non si può fare a meno di notare il suo allineamento al disco del Grande Dolmen, sull’asse est-ovest, riportando, inevitabilmente il pensiero al simbolismo religioso che questi megaliti rappresentano (fotomontaggio n°17).

 

In tutta la zona di Pulsano e di Valle Spadella, inoltre, ho potuto osservare delle interessanti strutture “a cumulo”, perfettamente semisferiche, con pietre accuratamente poste ad andamento geometrico, con precisione estrema e non certo casuale, (tredicesimo) ritrovamento (foto n°18-18a).

Tali cumuli sono stati composti in prossimità di dolmen e menhir e, per essere arrivati fino ai nostri tempi assolutamente intatti, sono stati, evidentemente molto rispettati dalle popolazioni locali che pure hanno sempre utilizzato i materiali di costruzioni abbandonate per edificare muri a secco, copiosissimi nella zona; si potrebbe ipotizzare che il rispetto per queste strutture “ a cumulo”, possa derivare da leggende o superstizioni, da tradizioni riguardante la loro funzione, forse di tombe o monumenti funebri, e per questo inviolabili. Potrebbe anche essere possibile che queste strutture siano state preservate in rapporto alla loro utilità di posti di vedetta della comunità preistorica, visto anche il loro posizionamento in prossimità di dolmen e menhir. In Europa, ma anche in Puglia, sono osservabili diversi ritrovamenti analoghi, come quelli di Martano, presso Lecce, denominati “ Le specchie dei Mori”.
E’ mia convinzione che le strutture “ a cumulo” siano da porre in stretta relazione con i dolmen e i menhir della zona che continuano a rappresentare la loro antica civiltà, testimoni silenziosi e imponenti di un passato da non trascurare.

Sono sempre stato molto preciso nel segnalare i miei ritrovamenti all'opinione pubblica, tramite la stampa, alla Soprintendenza e alle Amministrazioni del territorio, incoraggiato dalla conferma positiva della autenticità del primo ritrovamento e convinto che gli altri megaliti possano costituire la “ zona dolmenica” individuata dalla Soprintendenza, ai cui esperti chiedo di intervenire e proseguire lo studio della zona cui appartiene il primo dolmen ufficializzato da loro, su mia segnalazione. Non possono essere attribuite a pura casualità le tante caratteristiche comuni agli altri megaliti segnalati, la loro posizione a distanza di richiamo, l'orientamento al mare, le tracce dell'intervento dell'uomo ed i particolari percorsi, scavati nella roccia con profondi solchi e grossi fori, che fungono da collegamento fra i vari megaliti (foto n° 19-19a), planimetria con ubicazione dei vari megaliti e depliant illustrativo della zona dolmenica (Foto n°20-21).

Si riporta la sensazione, visitando ripetutamente tutta la valle, che le suggestive costruzioni megalitiche già individuate, vogliano comunicare il proprio messaggio e invitare gli studiosi del nostro tempo a indagare ulteriormente sulla civiltà antichissima di cui sono testimoni, sulla montagna del sole, il Gargano.
Ritengo, infatti, che la spiegazione più logica, il filo conduttore dell’insediamento dolmenico sia il Sole, dio della vita, cui sono rivolti riti propiziatori, sacrifici e tutti gli aspetti della vita quotidiana della comunità neolitica, testimoniati da altri elementi osservabili nella zona, come lo sperone di roccia lavorato dai primitivi e posto in un punto sopraelevato per rilevare dei fenomeni e “riferirli” agli altri componenti della comunità o come i tanti sentieri scavati nella roccia e segnalati da monoliti o menhir, ormai crollati sul terreno (foto n°19-22-23).

Al di là di ogni suggestione, comunque, e di ogni passione per la mia terra d’origine, la valenza della zona dolmenica è di grande importanza e sarebbe già possibile organizzare un percorso per visitatori e appassionati, per consentire loro di fruire della conoscenza dell’insediamento dolmenico di Pulsano-Valle Spadella.
Monte Sant'Angelo ha alle spalle una storia gloriosa ed è sede di monumenti importanti di cui si sta occupando l'Unesco a proposito della “Via Sacra Langobardorum”, e che potrebbero, a breve, essere insigniti del riconoscimento di “Patrimonio dell'Umanità “.
E sarebbe paradossale che questo ambito riconoscimento giungesse proprio mentre le ruspe delle costruzioni abitative incombenti violassero il sito dolmenico, privando il territorio, e non solo, di un importante documento delle proprie origini.

Benevento, 13 Novembre 2015

Arch. Raffaele Renzulli

Il 26 giugno 2011 l’Unesco ha concesso il riconoscimento di “patrimonio dell’umanità” alla basilica di San Michele di Monte Sant’Angelo. Molta emozione per me perché il riconoscimento Unesco riguarda, contemporaneamente, anche la chiesa di Santa Sofia a Benevento, la città in cui vivo e lavoro dal 1972. E spero vivamente che possa essere lo stesso, prestigioso, riconoscimento Unesco a proteggere anche il sito dolmenico dalle ruspe e dagli indugi degli esperti.

 Arch. Raffaele Renzulli