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 di Libera Filomena Taronna

Dovevo capirlo quella sera quando al mio “no” hai risposto con uno schiaffo. E la sera successiva e quella dopo. Dovevo capirlo che risolvevi le questioni tra noi con le mani che sfrecciavano fino al cuore o con calci e pugni che demolivano il mio corpo. Dovevo capirlo che eri così anche nei lunghi silenzi, nei vuoti interminabili, nei baci al veleno e negli sguardi di terrore. E invece sono qui a dover spiegare al mondo, ancora una volta, il volto tumefatto, il labbro gonfio, l’occhio nero. Sono qui a mentire e anche a negare per tenere in vita, nonostante tutto, un amore ormai morto alla vita.

 Nessun comportamento di difesa, nessuna prova di resistenza o di coraggio né alcuna chiara provocazione a nascondere o addirittura a negare, messi in atto dalla donna, può giustificare la violenza subita dal proprio uomo. Perciò io denuncio!

Io denuncio ogni sua strategia di “sopravvivenza” serenamente adottata per sentirsi in grado di tenere sotto controllo la situazione: “Se sono io a provocare la violenza, farla cessare dipende solo da me.”

Io denuncio il considerare la “normalità” il difficile rapporto con il partner, che prima o poi capita: “Ci siam passate tutte…!” Direbbero le nostre nonne assopite in un’evidente emaciata rassegnazione.

Io denuncio ogni forma di “accanimento terapeutico” nell’estenuante tentativo di trattenere un amore ormai andato.

 Io denuncio la ferma ostinazione ad “adattarsi” e considerare questo atteggiamento come l’unica soluzione in campo e il solo modo per rendere tutto più sopportabile.

Io denuncio la severa “caparbietà” di insistere in una “relazione senza relazione” priva, ormai da tempo immemore, di reciprocità, di complicità, di comunione, di condivisione, di rispetto.

Io denuncio il meccanismo perverso e automatico di quella sorta di “immobilismo” in cui cade pericolosamente la donna, alimentato dalle supplichevoli promesse del partner di cambiare, dal timore di generare un’escalation di violenza, dagli insopportabili sensi di colpa dovuti alla convinzione di essersi meritata quelle punizioni.

Io denuncio la condizione di “estrema solitudine” a cui cede, piegata e vinta, per cui crede di non disporre di alcuna risorsa istituzionale e umana per affrontare un reale e definitivo cambiamento.

Io denuncio “la ferrea barricata” dietro cui cela l’incontenibile paura di non riuscire più a riconquistare l’amore per se stessa.

Io denuncio!

Libera Filomena Taronna