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Dobbiamo tutti essere grati al professor Stefano Cristante, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università del Salento, e alla sua collega Valentina Cremonesini, per aver pubblicato nel 2015 un testo dal titolo chiaro: «La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo».
I dati elaborati dai due docenti ci hanno lasciato sconcertati e increduli, ma anche l’amaro in bocca: il TG1 della RAI, negli ultimi 35 anni, ha dedicato solo il 9% delle notizie al Mezzogiorno. E quasi sempre per parlare di cronaca, criminalità, malasanità, meteo.
Se risulta del tutto inutile fornire i dati di quei media di proprietà privata che vivono quasi esclusivamente per mettere in cattiva luce il Mezzogiorno, colpisce che anche il Corriere della Sera e la Repubblica abbiamo dedicato spazi esigui al Sud, occupandosi quasi solo di metterne in rilievo i mali e ignorandone sistematicamente gli estesi e avanzati processi culturali nel mondo dell’arte, della  musica, del cinema.
C’è una convergenza perfetta, e sospetta, tra potere politico e media negli ultimi 25 anni.
Infatti, non può sfuggire ai più accorti osservatori che il Sud comincia ad essere oscurato da stampa e tv soprattutto dagli anni Novanta del secolo scorso, quando con la fine della Prima Repubblica e l’avvento della Lega Nord, il Mezzogiorno viene totalmente escluso da qualsiasi prospettiva di sviluppo economico per scelte prettamente politiche e ideologiche.
Ovvio chiamare in causa le gravi responsabilità di una classe politica che non è stata all’altezza del compito prioritario di ridurre un divario Nord-Sud che, oltretutto, è cresciuto a dismisura, determinando nuovi fenomeni di degrado, di abbandono, di emigrazione, di miseria. 
Una classe politica che il Sud ha spazzato via impietosamente, affidando le proprie sorti ad una classe dirigente dal volto nuovo. Una nuova classe politica che deve dimostrare di meritare il consenso ricevuto, passando dalla subalternità al sistema di potere nord-centrico alla capacità di saper offrire la via del riscatto ad un Sud che, seppur non raccontato negli ultimi 30 anni dai media, è all’avanguardia nella cultura, nel settore dell’innovazione, nella fruizione del tempo libero.
C’è un Sud che attraverso la nuova classe politica chiede, in maniera chiara e decisa, quanto gli spetta di diritto: distribuzione omogenea della spesa pubblica sull’intero territorio nazionale; riequilibrio nella gestione delle Università, degli asili, delle mense scolastiche, dei livelli di assistenza sanitaria; riequilibrio delle spese per infrastrutture quali ferrovie, arterie stradali e aeroporti, per facilitare gli spostamenti e incentivare le attività produttive del Mezzogiorno.
È un Sud che ha preso piena coscienza delle ingiustizie subite attraverso i passaggi storici che dal processo unitario lo hanno condotto all’attualità umiliante. È un Sud che vuole aiutare a crescere una generazione di giovani che non deve continuare ad andare via e che pensa «di poter fare molto con poco e che quel poco a Sud valga più del molto altrove».

Le richieste del Sud sembra siano in via di accoglimento se è vero che è stato istituito in Parlamento un tavolo permanente tra meridionalisti e deputati aderenti ad Agenda Sud 34 e se il ministro Barbara Lezzi confermerà di impegnarsi nel destinare il 34% dei finanziamenti statali al Sud.

La novità sull’informazione Rai è di questi giorni: la senatrice del M5S Sabrina Ricciardi, appena eletta nella Commissione Vigilanza Rai,  è venuta in contatto con gli studi dei docenti Cristante e Cremonesini, restandone letteralmente allibita, e commentando amaramente:

«Mi mortifico ogni qualvolta si perda un’occasione per raccontare le bellezze di una parte del territorio che ‘campa’ soprattutto grazie al turismo e alla cultura. Ed ignorare o sminuire questi ultimi due aspetti è un delitto contro tutti quei giovani che ogni anno devono emigrare ed abbandonare la propria famiglia in cerca di fortuna. Quella stessa fortuna che, purtroppo, non sempre risiede in un territorio istituzionalmente dimenticato. Un esempio? Al Sud risiede il 34% della popolazione, eppure è destinatario solo del 23% degli investimenti pubblici».

D’altro canto il prof . Cristante ha manifestato l’idea di aggiornare al più presto i dati della ricerca, con la speranza che la costruzione delle notizie almeno nelle tv pubbliche venga ripensata.

Una speranza non priva di fondamento dopo l’intervento di Sabrina Ricciardi.

Sicuramente c’è una domanda che molti osservatori si fanno in questi giorni: i commissari Rai negli ultimi 35 anni su che cosa hanno vigilato?


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