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Località legata da patto di collaborazione dei “SACRI LUOGHI DELL’ARCANGELO MICHELE”

Nell’Aprile dell’Anno che sta volgendo al termine, questo, a Monte Sant’Angelo si sono raccolti, il Comune di Monte Sant’Angelo, i Comuni di Olevano sul Tusciano e Sant’Angelo a Fasanella della provincia di Salerno, I Comuni di Orsara di Puglia e Cagnano Varano della Provincia di Foggia, il Comune di Putignano della Provincia di Bari, tutti accomunati dalla presenza dell’Arcangelo Michele nelle loro Comunità.

A questi Municipi si sino affiancati anche Enti come il Parco Nazionale del Gargano, Il Centro Studi Michaelici e Garganici, Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Bari, Aldo Moro, con Sede a Monte Sant’Angelo, La Basilica di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo e diverse Associazioni e Centro Studi dei Comuni presenti, compreso questa sede locale dell’Archeoclub d’Italia, per sottoscrivere il protocollo di collaborazione finalizzato alla individuazione di linee programmatiche con l’impiego di sinergie comuni e condivise atte a promuovere la diffusione e la conoscenza del Culto di San Michele Arcangelo.

Orbene mi sono prefisso di visitare tutte le Località facenti parte di questo Patto di intenti per conoscere i luoghi dell’Arcangelo Michele e le particolarità storico culturali e naturalistiche che in quelle località sono presenti.

Venerdì scorso, in compagnia del mio amico e socio Archeclub d’Italia, l’Arch. Raffaele Renzulli, invitati dal Consigliere Comunale Bernardo Marmo, persona squisita e soprattutto straordinario conoscitore dei luoghi della sua terra e che ogni giorno si attiva in modo gratuito per accompagnare turisti, studiosi, appassionati e persino speleologi e ricercatori che vogliono conoscere, studiare o fare ricerche sulle bellezze della sua terra.

Un piccolo paese di circa 600 abitanti nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO sin dal 1998 è situato ad un’altezza di circa 600 mt s.l.m., tutt’intorno presenta splendidi scenari naturali, ed è circondato da montagne, falesie, boschi di faggio, grotte, corsi d’acqua e cascate.

Purtroppo non conoscendo bene la strada che conduce a Sant’Angelo a Fasanella, ho raggiunto i luoghi con un notevole ritardo sulla tabella di marcia e quindi Bernardo che ci aspettava ha dovuto accorciare molto l’itinerario che si era ripromesso di farci visitare e, con una certa premura, ci ha fatto raggiungere il primo dei luoghi da farci conoscere: La Grotta dedicata a San Michele Arcangelo.

La grotta dell’Arcangelo è abbastanza vicina al Paese, appena fuori del piccolissimo centro, dove si presenta previo un’ampia spianata pavimentata con un acciottolato in pietra in opera opossum incerto. L’ingresso è realizzato su una parete rocciosa la cui apertura è arredata da un portale in pietra che in molti scritti che raccontano della grotta arcangelica, è riportata come portale quattrocentesco attribuito a Francesco Sicignano, noto scultore cilentano dell’epoca appoggiato con entrambi i piedritti appoggiati su due basi litiche figurate rappresentanti un leone ed una leonessa di fattura definita arcaica e che sembrerebbero sicuramente molto più datate rispetto al portale.

Oltrepassato l’ingresso la visione che si presenta alla vista è spettacolare. Il nostro caro Bernardo Marmo che così gentilmente ci ha accolti, ci accompagna all’interno e ci rende partecipe del suo sapere su tutte le notizie dei tesori presenti e sulla storia che accompagna quel santo luogo.

Un’amplissima grotta con caratteristiche fisiche di una grandiosità e vastità di spazi incredibile anche in senso verticale. Le pareti e le coperture rocciose presentano una composizione molto particolare con stalattiti e stalagmiti molto vistose, vigorose, segni nella roccia che danno l’impressione che la stessa sia stata tutta scavata con picconi ed invece sono segni naturali. La roccia presenta stratificazioni e venature molto visibili. Insomma la sua geomorfologia parrebbe un libro aperto allo studio dei geologi.

La sua naturale evoluzione però è stata anche interessata dall’uso umano. Infatti si è scoperto che fosse stata utilizzata quale rifugio sin dalla preistoria e anche come luogo religioso dedicato al culto delle acque.

L’originaria città di Fasanella fu distrutta da Federico II di Svevia, nel 1246 e i pochi superstiti, dopo essere vissuti in quelle rovine fino al 1452, decisero di costituire un nuovo insediamento più in alto, dove in prossimità di una grotta si era tramandata una credenza, quella di un Angelo che fosse apparso al principe di Fasanella, Manfredo e sin dall’XI secolo fu sede religiosa di una comunità Benedettina. La legenda infatti racconta che il principe Manfredo di Fasanella, a caccia col suo falcone, vide il volatile infilarsi in una fenditura rocciosa da cui, peraltro proveniva una musica celestiale. Tornato più tardi con un gruppo di servitori per cercare il falcone scoprì l’accesso alla grotta ed entratovi trovò un altare alle cui spalle, sulla parete erano impresse le impronte delle ali dell’Arcangelo Michele. Impronte visibili ancora tutt’oggi.

La grotta così, diventa luogo di culto dedicato all’Arcangelo Michele, culto che già era molto presente in Campania per la venerazione dell’Angelo guerriero dei Longobardi, quando quella popolazione, dopo aver conquistato l’Italia da Nord a Sud, divisi in ducati e principati, stabilirono i propri capoluoghi a San Daniele del Friuli, Pavia, Brescia, Spoleto al Nord e a Benevento nel nostro Sud e da genti guerriere quali erano, dopo essersi convertiti al Cattolicesimo, sostituirono il loro Odino con L’Arcangelo Michele quale protettore.

Insediatisi in quel nuovo luogo, coniugarono il nome dell’angelo con il nome della loro Fasanella e diedero il nome alla nuova realtà paesana di Sant’Angelo a Fasanella.

All’interno della grande grotta, tanti segni medievali, oltre alla tomba di Francesco Caracciolo e al pozzo, posto su un lato che presenta un pregevole rivestimento con ceramiche napoletane del XVII secolo. Si nota una altissima edicola in stile gotico, a tettuccio, accostata alla roccia ad altezza di circa 5 metri dal pavimento. La cavità più profonda costituisce la Cappella, dedicata all’Immacolata, sul cui altare una cornice lignea racchiude una tela piuttosto degradata, databile al XVII secolo. Tutto intorno si possono ammirare affreschi trecenteschi e sculture, una statua della Vergine con Bambino attribuita alla scuola napoletana del trecento. Sul fondo della grotta, un ricco altare seicentesco fatto costruire, come anche il pozzo e il pulpito, dall’Abate Fabio Caracciolo su cui troneggia la statua in marmo di S. Michele Arcangelo. Cumuli di antiche tombe riportano alla luce resti umani mummificati e ancora fino all’800 il luogo ha ospitato tombe di persone del Borgo decedute, come quella del piccolo Domenico Stammato nato nel marzo del 1881 e deceduto nel maggio del 1885.

La grotta inoltre presenta tanti antri naturali ed uno di essi porta un’apertura all’apice da cui un fascio di luce si riflette all’interno con effetto molto particolari. Una torre campanaria realizzata in muratura si innalza sul lato sinistro della grotta nella quale una grande campana richiama al culto i fedeli.

Miky Lauriola