“CONTADINI E BRACCIANTI NEL GARGANO DEI BRIGANTI” A VICO DEL GARGANO IL 24 NOVEMBRE - Postfazione di Saverio Cioce* - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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 Di Carlo nel suo lavoro racconta, con una simpatia che non cede alla rassegnazione,  il mondo dei vinti. Ma non c'è nostalgia per gli sconfitti né per un regime o una monarchia in disarmo, operazione oggi in gran voga tra chi vuole rivedere e contestare, anche con ottime ragioni, la storia scritta dai vincitori.

In questo caso l'operazione che viene effettuata è completamente diversa e coinvolge l'intero Gargano in un complesso gioco di intrecci e alleanze.

Le voci dei due viestani che hanno lasciato memoria storica dei fatti, quelli che si svolgevano davanti ai loro occhi, sono a cavallo tra lo sbarco dei Garibaldini a Marsala, l'epopea dei Mille che risalgono l'Italia con l'aiuto di truppe sabaude vestite da civili (e consiglieri militari inglesi), l'instaurarsi della dittatura militare e il governo provvisorio sino al Plebiscito e poco oltre.

Qual è dunque la novità di questo lavoro?

   Nessuno sinora aveva fatto l'operazione più completa, quella di mettere fianco a fianco, su pagine parallele, i fatti raccontati. Le due narrazioni vengono smontate, gli episodi dei diari sono appaiati con pignoleria notarile (sia detto con merito), in maniera da rendere visibili anche a noi, che viviamo un secolo e mezzo dopo quelle vicende, i fili sottili, le incertezze, le ansie di chi dovette lasciar casa per aver salva la vita e poi tornò per regolare i conti con i soldati.

Il pregio maggior di una narrazione fatta con questo metodo sta nell'accostare persone che sicuramente si conoscevano tra loro, ma nessuna delle quali sapeva che l'altro stava lasciando una testimonianza scritta.

Contraddizioni e limiti di una conquista che in undici anni cancellò sei stati sovrani per farne uno solo, sono patrimonio di una ristrettissima schiera di studiosi, studenti o storici per vocazione. A loro volta si dividono in favorevoli e contrari a quell'unificazione forzata, con le armi in pugno, che fu la prima e più sanguinosa guerra civile dell'Italia unita.

Michele Eugenio Di Carlo non affronta di petto la ripetuta favola del re Vittorio Emanuele e del suo primo ministro conte di Cavour che corrono ad aiutare le popolazioni meridionali, afflitte da sovrani dispotici.

Al contrario mette in fila gli atti di governo, articolo per articolo, che stanno lì a dimostrare le operazioni politiche di cui furono strumento. E di cui le popolazioni meridionali furono disarmato oggetto di imposizioni e vessazioni economiche e fiscali. Solo così è possibile ricostruire, centocinquant'anni dopo, quell'orizzonte di governo e la nascita del nuovo Stato di cui le vicende viestane furono tutt'altro che periferica testimonianza.

*Giornalista della Gazzetta di Modena