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(foto dalla rete)La notte di Natale avvisterai una stella, la stessa, sì, sempre quella che accompagnò l’antico pastore nella grotta dove nacque il Signore. Il suo alone di luce t’addita e par che dica: “vai cristiano anche tu a visitare il bambino Gesù. Lui è là in qualunque ospedale tra chi soffre e sente male, tra i senza casa e i disoccupati, nel terzo mondo tra i menomati, tra i vecchi soli negli ospizi, poveri umili e senza vizi. A costoro porgi gli Auguri di Buon Natale, il grazie muto lo dirà il Signore, è tra loro, nato all’insegna della Povertà, del Patimento, del Perdono”.

La cultura contadina garganica paragona la politica alla vecchia caldaia cosparsa di fuliggine ancora sul fuoco, chiunque si avvicini si riempie il pancino togliendo il contenuto a poco a poco e si sporca sicuramente, ecco perché preferisce la musica soprattutto quella degli anni sessanta.

La politica è come la matematica, calcolata e senza opinioni: invertendo l’ordine dei candidati le fregature non cambiano le situazioni.

Molte personalità arricchiscono le bellezze del nostro Gargano. Sportivi che con allenamenti continui raggiungono traguardi inaspettati pur senza le infrastrutture adeguate. Artigiani che con la loro manualità sono in grado di modellare oggetti antichi e moderni. Volontari che ripristinano antiche tradizioni e allestiscono spettacoli folcloristici per attirare il turismo anche d’inverno. La musica che con i cantori locali sprigionano note piacevoli e sono richiesti ovunque. I componenti del GAL (gruppo azione locale) in grado di divulgare i sapori dei nostri prodotti nel mondo. Rappresentanti della cultura che portano in tante località d’Italia, attraverso i libri racconti e poesie, un’immagine del territorio garganico.

Sono appena tornato da Casale Monferrato, dove ho assistito presso la sala di Cinelandia alla prima del film “Un Posto Sicuro”. L’invito mi è stato offerto dai protagonisti e dal regista Francesco Ghiaccio che per l’occasione mi ha presentato Marco D’Amore e Giorgio Colangeli, due attori già affermati nel mondo del cinema e del teatro. La loro recitazione insieme a quella dell’attrice Matilde Gioli (amica di famiglia) ha portato in scena un misto di documenti, di testimonianze e di autenticità reale nel trattare la rabbia soffocata delle famiglie  quando si presenta la morte annunciata e quando, nonostante  vittime, non possono che restare  impotenti e sbalordite di fronte a tristi sentenze. La presenza nel film del mio nipotino, che impersonava il protagonista da piccolo,  mi ha colmato ancor più di emozioni. Sono stato spettatore di un teatro dal vivo più che di un cinema. Ed ho recepito un messaggio preciso. Questo:

Domenica 22 novembre presso la sala conferenze delle Clarisse a Monte Sant’Angelo, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del progetto OPM (Orchestra Popolare di Monte Sant’Angelo) che “apre le porte” al resto della provincia di Foggia. In una sala stracolma di musicisti, cantanti, appassionati di musica popolare provenienti da ogni angolo della Capitanata, Antonio Silvestri, Gianpio Notarangelo, Luca D’Apolito e Bernardo Bisceglia, ovvero i responsabili dell’OPM, hanno presentato il progetto al pubblico invitando tutti alla discussione.

All'interno del progetto di recupero, adeguamento funzionale e valorizzazione della “Cittadella Micaelica”, progettato dal gruppo di lavoro coordinato dall'arch. Nunzio Tomaiuoli e diretto dall'arch. Lucia Patrizia Caliandro (Segretariato Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia e Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia), un intervento fondamentale è stato quello del restauro conservativo delle emergenze architettoniche ed artistiche, in cui l’indispensabile collaborazione tra le differenti professionalità interne all’amministrazione (la storica dell’arte Antonella Simonetti ed i restauratori Maria Letizia De Bellis Vitti, Vito Iacobellis, Francesca Vescera) ha contribuito ad una valorizzazione integrata del complesso di edifici interessati dall'intervento. In particolare, l'area monumentale, di cui fanno parte i tre edifici di San Giovanni in Tumba, San Pietro e Santa Maria Maggiore, godrà infatti di nuova luce.

“La valle dei dolmen”, il libro scritto  dall’architetto Raffaele Renzulli, montanaro d’origine ma beneventano d’adozione, contenente anche quasi tutti gli articoli usciti su l’Attacco riguardo all’argomento, sta scalando le classifiche dei libri più venduti anche a livello nazionale per ciò che concerne le pubblicazioni che trattano di argomenti storici. Il libro di storia locale parla di quel periodo della Preistoria che va sotto il nome di Età neolitica, un’epoca in cui sul Gargano si praticavano riti religiosi in onore del Dio Sole. All’età neolitica infatti risalgono i dolmen e i menhir rinvenuti nei pressi di Monte Sant’Angelo, strutture megalitiche attorno alle quali si svolgevano i riti sacrificali di animali ed essere umani in favore delle divinità di quell’epoca, tra cui il Dio Sole e la Dea Madre, a riprova di come anche in età neolitica il Gargano, denominato oggi Montagna del Sole, assumesse una forte valenza sacra.

Venerdì 20 novembre alle 19 in s. Giovanni Rotondo presso l’auditorium  Frassati della parrocchia s. Giuseppe si terrà la presentazione del libro IERI, OGGI, SEMPRE  - Meditazioni sull’anno liturgico - di don Lodovico MAULE. Interverranno l’autore e fr. Pietro Distante, monaco a Pulsano.

Dopo le due puntate televisive di “Questo è il mio Paese” il cielo del Gargano si è dipinto di rosa, colore della donna improvvisata messaggera e giustiziere della falsa morale.

Penso che sia stata la natura a colorare il quadro stupendo perché lo vigila da tempo per divenire sempre più bello e rammentarci che della Puglia il Gargano è il fiore all’occhiello.

(foto di Francesco Vaira) e (foto di Matteo Falcone)In una delle sue passeggiate, Francesco Vaira, appassionato di escursionismo, si è imbattuto in una grotta particolare, situata in una delle vallate di Monte Sant’Angelo. Ad una prima occhiata, quella che un tempo fu una caverna, oggi è un locale abbandonato, chiuso da una parete di blocchi di pietra; su questa facciata si notano anche delle fessure. Destano curiosità due supporti ancorati alla parete esterna, che forse servirono per reggere una piccola campana o addirittura una croce.