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Lo abbiamo chiesto a don Domenico Facciorusso, parroco a Monte Sant'Angelo, che affronta i temi della solitudine della gente, dell'impegno della Chiesa e della creatività pastorale.

Quando si potrà tornare in chiesa?
Le chiese non sono mai state chiuse, sono aperte per la preghiera personale, così come definito dagli organi istituzionali per quanto concerne la doverosa sicurezza sanitaria. Se non ricordo male c'è una disposizione che il Governo ha dato il 15 aprile. L’accesso ai luoghi di culto è consentito nel rispetto delle distanze di sicurezza sanitaria. D'altra parte poi, i sacerdoti sono comunque disponibili a confortare i fedeli.

E invece per quanto riguarda la Messa?
L'Eucaristia é celebrata a porte chiuse, per evitare assembramenti, e la linea concordata dalla Segreteria di Stato con il Ministero dell'Interno prevede celebrazioni liturgiche con accoliti necessari per l’officiatura del rito. Non è vietata la presenza di un lettore, un animatore liturgico e organista, che concorrono al decoro celebrativo. Sempre in sicurezza sanitaria.

Riformulo la domanda: quando si potrà tornare alla Messa?
Spero prestissimo perché é il popolo che lo desidera. D'altra parte, io destinguerei il quando dal come. In vista della nuova fase, che si aprirà dopo il 3 maggio, ho letto che la Santa Sede è in costruttivo dialogo con le Istituzioni governative per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli. Presto ci sarà indicata una data e, cosa più complessa, una modalità logistica per la celebrazione Eucaristica che tuteli la salute di tutti. Il come, appunto.

La gente cosa pensa di tutto questo?
L'attenzione è focalizzata sulla tutela della salute, che resta il bene primario che ha orientato la scelta di celebrare la Messa a porte chiuse. Però la gente desidera tanto Gesù Eucaristia, lo chiede continuamente.

Una domanda più personale: condividi la sospensione delle partecipazione dei fedeli alle Messe?
Si e no, ma rispetto le scelte della Chiesa italiana. La libertà di culto va garantita e, nei tempi più difficili, i fedeli devono poter trovare nell'Eucaristia il sostegno alle proprie sofferenze. Oggi si aggrappano con vivo desiderio alla comunione spirituale. Lo ha recentemente ribadito Papa Francesco che non si può viralizzare la Chiesa, i sacramenti, il popolo. Questa non è la Chiesa, è una Chiesa in una situazione difficile. Forse si poteva trovare un forma di partecipazione ben organizzata, così come ci verrà prossimamente indicato dopo il 3 maggio.

Come passi la giornata?
Come tutti i parroci. Resto in chiesa e cerco di essere vicino a tutti i parrocchiani facendo leva sulla creatività pastorale. La mattina prego e raggiungo al telefono le persone, soprattutto, gli anziani e gli ammalati. Il pomeriggio lo dedico alla Messa e alle videochat indirizzate fino a tarda serata per tutte le età. Abbiamo creato dei gruppi social che ci permettono di sentirci uniti in questa emergenza che porta paura e solitudine. Con la Caritas proviamo a farci vicini alle famiglie provate dalla crisi. E tant'altro. In un certo senso, sono più impegnato ora che in tempi più sereni, che spero, anche per questo, giungano presto per tutti.