logo

 

V di Pasqua: 10 maggio 2020

Cari Fratelli e Sorelle,

la liturgia della V domenica di Pasqua ci consegna il testo evangelico di Gv 14, 1-12 contenente al versetto 6 quella che, a mio giudizio, è la definizione più sintetica e completa che il Quarto Vangelo attribuisce al Signore Gesù rivelando la sua persona: Io sono la Via la Verità e la Vita (in greco: Egò eimi e odòs kai e alétheia, kai e zoé). Testo facile, soprattutto in lingua latina o italiana – dal momento che i tre sostantivi iniziano tutti con la lettera “V” - da portare a memoria e trasformare in preghiera del cuore!

Durante l’itinerario quaresimale e nelle prime domeniche pasquali siamo stati condotti a riconoscere le due immagini di Gesù che ci sono più familiari, e che iconograficamente decorano le nostre chiese e case, oltre che far parte dello stesso paesaggio urbano.

La Quaresima, con l’apice sulla vetta del Calvario al termine della via Crucis, ci ha consegnato l’immagine di Gesù Crocifisso e ci permette di dire, come il centurione romano: davvero costui è Figlio di Dio! Mentre i racconti pasquali delle apparizioni ci hanno fatto riconoscere il volto del Cristo Risorto e confessarlo nostro Signore e nostro Dio!

Questa domenica di Pasqua ci fa contemplare un’immagine insolita del Cristo: il Cristo STRADA. Preferisco la traduzione strada a quella classica e liturgica di via, non solo perché mi sembra più fedele all’originale greco, ma perché più coerente col percorso verso il raggiungimento della verità e della vita, più conforme all’esperienza della fatica di essere discepoli e missionari. Credo che difficilmente, nella nostra preghiera o meditazione, ci fermiamo a contemplare il Signore utilizzando l’immagine della strada: vi invito a farlo.

Dei tre sostantivi che Gesù applica a sé stesso nel testo giovanneo, strada non solo è posto per primo, ma è l’unico che fa riferimento a una realtà concreta e palpabile; è ripetuto per ben tre volte; è sollecitato dalla domanda dell’Apostolo Tommaso, quello che ha bisogno di una fede capace di toccare, bisognosa di verifica concreta anche con sensazioni tattili! “Se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco io non credo”, dirà Tommaso ai suoi compagni la sera di Pasqua, mentre in questa occasione sfida

lo stesso Gesù ad essere più esplicito e chiaro: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la strada?”. Gesù accoglie la sfida di Tommaso definendosi Lui stesso la Strada che l’Apostolo gli chiede di indicare.

C’è un’azione da compiere, una postura da assumere per contemplare la strada: piegare il capo e guardare in basso. Sì, perché la strada sta sotto di noi, ci sorregge mentre la calpestiamo, la avvertiamo attraverso la sensazione dei piedi!

Un Gesù che dice di essere strada significa che si è messo al di sotto di noi, che si è fatto nostro sostegno, anche se non ce ne rendiamo conto.

Gesù non solamente si è messo al nostro livello prendendo la condizione di servo e diventando simile agli uomini (cf Fil 2, 7), ma dicendo di sé io sono la Strada è andato addirittura al di sotto della nostra posizione. La kenosis – un termine rivoluzionario per esprimere l’”autosvuotamento” obbediente – diventa necessaria per poterci sostenere, per poter dare stabilità e sicurezza al nostro cammino; sì non aveva altra scelta che porsi al di sotto dei nostri piedi, esattamente come fa la strada.

La strada vive anche di altre caratteristiche, che a ben guardare non sono né del tutto “igieniche”, né “esclusive” di categorie particolari di fruitori. Mi spiego con due esempi.

La strada non è una superficie igienicamente sanificata, è esattamente l’opposto! Calpestata dalla parte meno pulita e più contaminata di chi la percorre, che si tratti delle scarpe delle persone, o delle ruote dei mezzi di trasporto, o delle zampe di animali, la strada si lascia toccare sempre dalla parte più sporca di chi la percorre.

La strada si lascia sporcare senza protestare e così raccoglie ogni genere di immondizia. Se Gesù ci dice di essere Lui stesso la nostra Strada, significa che accetta di essere “contaminato” da noi e da tutto e tutti; non ha paura del “contagio”, corre il rischio.

La strada non sceglie le categorie di creature e persone che la percorrono: è aperta a tutti, accoglie tutti.

Non serve un patentino di identificazione per poter camminare, calpestare, percorrere e sporcare la strada. Per tutti, sani o ammalati, ricchi o poveri, giusti o delinquenti, credenti o atei, sicuri o perplessi, essa si apre e permette il cammino.

Non impone né la direzione di percorso, né la velocità o i tempi, semplicemente è lì, sotto di noi per offrirci sicurezza e permetterci di raggiungere una meta che ci siamo prefissi o solamente darci la possibilità di verificare orizzonti di cammino.

Definendosi Strada, mi sembra che Gesù applichi a sé stesso queste due funzioni: lasciarsi “contaminare” e “accogliere” senza porre condizioni di nessun tipo.

Veramente il Signore Strada si presenta come il Salvatore e Redentore universale, il suo amore non ha confini, né limiti, non pretende neppure di essere riconosciuto, si accontenta di stare sotto per farci camminare, con qualsiasi condizione ed in ogni situazione che via via si presenta.

Un Dio Strada non è facile da riconoscere, ma senza questa sua funzione non ci resterebbe che smarrimento e confusione, paura e mancanza di prospettive.

È la funzione di Gesù Strada che ci permette di riconoscerlo nelle altre due immagini con cui, con più facilità e consuetudine, lo ammiriamo e testimoniamo: Crocifisso e Risorto.

L’evangelista Luca ha costruito il suo Vangelo come un grande viaggio dalla Galilea a Gerusalemme. Nel suo racconto ci presenta, arricchendole di particolari, due strade.

La prima è in discesa, da Gerusalemme, la citta del Tempio, dimora della divinità, a Gerico, la città meticcia e secolarizzata. Lungo questa discesa si incontra il “il caduto nelle mani dei briganti”: è Lui, il Crocifisso!

La seconda è in salita, da Emmaus, località della delusione e scoraggiamento, a Gerusalemme, sede del “cenacolo”, l’ambiente della comunità. È il percorso che fa ardere il cuore e partire, perché insieme si è incontrato e riconosciuto il Risorto!

Fratelli e sorelle,

è lecita la domanda: dove sei, o mio Signore, in questo tempo di pandemia?

La risposta la troviamo se abbiamo il coraggio di guardare in basso, sotto i nostri piedi. Scopriremo che Lui è proprio lì sotto, a sostenerci, in qualunque condizione ci troviamo, e ad aprirci il cammino in sicurezza.

Lo incontreremo e lo riconosceremo sulla Strada, che è Lui, come il Crocifisso da soccorrere nel bisognoso e come il Risorto accolto nel volto luminoso di quei fratelli e quelle sorelle con cui condividiamo la stessa fede e ci facciamo portatori dello stesso annuncio.

Buon cammino lungo la STRADA che è Gesù!

+ p. Franco crs