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Vangelo. Altre forze sembrano prevalere sulla Parola di Dio. Nella parabola del seminatore, il seme della Parola porta frutto solo in un caso su quattro: sul terreno buono; si perde, invece, sulla strada, sui sassi e sulle spine.

Eppure la Parola è potente: “dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno”, dice il Vangelo.
 
Dov’è il problema? Negli occhi, nelle orecchie e nel cuore di coloro ai quali è dato di conoscere i misteri del Regno. Pur avendo le capacità immediate di relazionarsi con il Regno di Dio, essi prevalere l’elaborazione che fa la mente rispetto a quello che gli organi preposti percepiscono. Questo è il motivo per cui Gesù parla in parabole: nella quantità di analogie che il mondo offre, Gesù trova il modo per smontare i costrutti umani ed aprire il cuore ad un atteggiamento di fede.
 
E non smette ancora di parlare con parabole. La differenza è che oggi queste sono incarnate: dalle analogie della natura, è passato alla pelle degli uomini: “L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo, ce l’ha detto Lui stesso”, faceva notare papa Francesco nell’omelia della Messa in ricordo della sua visita a Lampedusa di sette anni fa.
 
Diamo un nome ai nostri ‘no grazie…’; ‘si però…’; ‘lasciami sistemare le mie preoccupazioni…’.
La Parola sa farlo meglio di me!
 
Buona e santa domenica a tutti.