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Negli incontri tra persone sembra essere diventato un ritornello, quasi un cercare conforto dall’altro nel momento in cui con tanta amarezza si afferma: “Quanto male c’è nel mondo”. E se poi nel confronto “virtuale” ci si mette anche il Papa, allora,  bisogna proprio fare qualcosa: “Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti -ha scritto Francesco nell’annuale messaggio per la quaresima- che narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire”.

 L’ISIS spaventa l’Occidente col suo terrorismo psicologico. Non si affievolisce, infatti, il ricordo del “martirio” dei 21 copti cristiani egiziani sgozzati sulle coste libiche, a soli 400 km dall’Italia; come non pensare alle 45 persone irachene bruciate vive o all’intimidazione mediatica apportata dall’esodo di immigrati in fuga verso Lampedusa, alla tragica morte di circa 400 disperati (tante donne e bambini) nel canale di Sicilia. E poi il recente attentato a Copenaghen, il cui folle fa’ sapere di essersi ispirato a “ISIS e strage di Parigi”, quella che a gennaio ha portato 12 morti ad opera di 2 fondamentalisti islamici.

Mentre, allora, gli uomini di stato si prodigano nel sottolineare di “non avercela con l’islam, ma con dei folli da bloccare mettendo in sicurezza il Paese e intraprendendo una corale azione politica”, anche Papa Francesco indica “che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza”. Il suo suggerimento è nel prendesi cura del proprio cuore, formarlo per liberarlo dalla tristezza attraverso tre “medicine”: la preghiera, la solidarietà e l’offerta di se stessi, del proprio tempo, del proprio esserci attivo per cambiare il mondo cominciando però dalla propria realtà.

Come a dire: contro ogni crisi evitare sempre la cultura del pessimismo!