In questa terza domenica di Quaresima la chiesa offre un racconto tratto dal quarto vangelo, quello di Giovanni. Vi troviamo il volto di un Gesù apparentemente scontroso, ma di certo fortemente convinto nella verità di un culto reso a Dio e rispettoso del prossimo. Salito a Gerusalemme Gesù entra nel tempio, il luogo dell’incontro con Dio, dove sta il Santo dei santi, ma constata che esso non è rispettato nella sua funzione; anzi, da luogo di culto a Dio è diventato luogo commerciale, sede di traffici “bancari”, mercato dove regna l’idolo del denaro. Trovando questa realtà, subito Gesù “fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: ‘Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!’”. Gesù compie un’azione, un segno, e dice una parola. In tal modo si rivela come un profeta che denuncia il culto perverso. Il gesto compiuto da Gesù è scandaloso per i sacerdoti e per gli uomini religiosi della città santa. Ma accanto a questa ostilità, che non farà che crescere fino alla condanna a morte di Gesù, il quarto vangelo registra anche la reazione dei discepoli che erano scesi con lui a Gerusalemme da Cana di Galilea. Quando lo videro compiere quel gesto, che non ha causato male fisico a nessuno, che non era un gesto di violenza, ma espressivo ed eloquente, una chiara condanna del falso sistema religioso su cui si reggevano il tempio e il sacerdozio, lo ritennero pieno di passione, zelo, come Elia: “La passione per la tua casa mi consumerà”. Ma Gesù identificherà stesso, il suo corpo, con il santuario, con la tenda innalzata nel deserto dove Dio abitava. Ormai, dunque, il luogo dell’incontro con Dio è il corpo di Gesù, il luogo del vero culto a Dio è Gesù. Anzi la Chiesa é corpo di Cristo, Dio abita in ciascun credente che si sforza di essere credibile nella testimonianza del Vangelo.