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 "Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!»". Nella seconda domenica di pasqua, quella della divina misericordia, la liturgia della parola ci consegna la figura di Tommaso, il discepolo incredulo. Il Signore risorto continua a fare altri "segni" per consolare e confermare il gruppo impaurito dei suoi discepoli a causa dei giudei. In quel giorno della resurrezione Gesù ha inaugurato un altro modo di presenza: sta "in mezzo" ai suoi non più come prima, uomo tra gli uomini, ma come Risorto vivente per sempre. È sempre lui, Gesù, il figlio di Maria, l’inviato da Dio nel mondo, ma ormai non più in una carne mortale, bensì in una vita eterna nello Spirito di Dio. Questa nuova presenza è più forte e più potente della presenza fisica, perché vince ogni porta chiusa e ogni muro, e diventa credibile, sperimentata, vissuta nel quadro di una vita fraterna, di una vita di comunione: la chiesa. "E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»". Una gioia sincera che però Tommaso non può ricevere e manifestare perché non è con il gruppo dei discepoli. Si può immaginare la sua tristezza, la solitudine esistenziale. Tanti tristi pensieri affollano la mente. Quando gli dicono: "Abbiamo visto il Signore!" lui non crede. Ha bisogno di toccare. Tutto ciò avverrà otto giorno dopo, con una nuova manifestazione del Risorto nel cenacolo. In altre parole si tratta di un "tocco" che apre alla pace vera. Un'esperienza di grazia che il fedele può fare quando si accosta ai sacramenti.


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