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 Dove e come incontrare il Signore. I testimoni del Signore risorto hanno la mente aperta. “Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture”. È una delle possibili sintesi del Vangelo della III Domenica di Pasqua. L'ultimo capitolo del vangelo di Luca, infatti, racconta un altro evento: dopo la visita all’alba delle donne alla tomba vuota, la corsa di Pietro al sepolcro, la manifestazione del Risorto “come un forestiero” e ai due discepoli in cammino verso Emmaus, sempre nel medesimo giorno, “il primo della settimana”, il giorno unico della resurrezione, ma alla sera, i due discepoli tornati a Gerusalemme sono a raccontare agli Undici e agli altri “come hanno riconosciuto Gesù nello spezzare il pane” (cf. Lc 24,25). Ed ecco che, improvvisamente, si accorgono che Gesù è in mezzo a loro e fa udire la sua parola: “Pace a voi!”. Non consegna loro parole di rimprovero per la loro fuga al momento del suo arresto, non redarguisce Pietro per il rinnegamento, non dice nulla sul fatto che essi non sono più Dodici. No, dice loro: “Pace a voi!”. Questo saluto, rivolto ai discepoli profondamente scossi e turbati dagli eventi della passione e morte di Gesù, significa innanzitutto: “Non abbiate paura!”. La resurrezione ha radicalmente trasformato Gesù, l’ha trasfigurato, reso “altro” nell’aspetto, perché egli ormai “è entrato nella sua gloria”, e può solo essere riconosciuto dai discepoli attraverso un atto di fede, che però è difficile per i discepoli “sconvolti e pieni di paura, credono di vedere uno spirito”. Allora Gesù li interroga: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Nel dire questo, mostra loro le mani e i piedi con i segni della crocifissione. Sì, il Risorto non è altro che colui che è stato crocifisso! Questa ostensione da parte di Gesù delle sue mani e dei suoi piedi trafitti per la crocifissione è un gesto che chiede ai suoi discepoli di incontrarlo innanzitutto nei segni della sofferenza, del patire e del morire. La carne piagata di Cristo è la carne piagata dell’umanità, è la carne del povero, dell’affamato, del malato, dell’oppresso, della vittima dell’ingiustizia della violenza! Senza questo incontro realissimo con la carne dei sofferenti, non si incontra Cristo, e la stessa resurrezione resta un mito. E allora emergono due domande strettamente collegate: dove incontrare Gesù? Come essere testimoni del Dio vivo, del Risorto? Il Vangelo odierno indirizza alcune possibili soluzioni. Dio abita nella Sacra Scrittura, nei sacramenti ("...lo riconobbero nello spezzare il pane") e nell'umanità ferita. D'altra parte si potrà essere testimoni di tutto ciò attraverso quel prolungamento di vera umanità con cui passa la linfa benefica che solo il Signore può donare. Il Vangelo diventa cosi concretezza, esperienza in chi lo vive. Con la forza dello Spirito Santo.


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