“In un paese dove, come credo accada un po’ ovunque, si pensa ai giovani, ma solo sotto i 18 anni, è stato bello creare qualcosa per gli over, che vanno dai 19 ai 35 circa”. Nelle parole di Valentina, tra i giovani artefici dell’iniziativa, il successo di un percorso tematico realizzato li giovedì “notte” a Monte Sant’Angelo, presso il salone della parrocchia “Santa Maria del Carmine”. Giovani vicini e lontani dalla chiesa, accomunati dal desiderio di confrontarsi e riorganizzare la speranza.

“Dei giovani -per usare le parole di Michela- se ne parla, se ne riparla e se ne straparla. Questa è una delle parole più usate, sono i soggetti più in voga per chiunque. In tanti ne parlano, ma quelli che realmente si muovono con e per essi sono davvero pochi”. Una percorso avviato, quasi per caso, con due semplici disponibilità inerenti il luogo e la formula: il luogo, un salone parrocchiale aperto dalle 21.30 in poi; la formula, quella dell’incontro-testimonianza. In questo modo i giovani, “raggiunti nella loro periferia”, hanno potuto essere accolti in un salone e riflettere, ad esempio: sulla fede incisa nelle parole in musica di Fabrizio De André; oppure sul tema della legalità attraverso un testimone di giustizia; o sul matrimonio e danza attraverso giovani ed appassionati sposi. Queste ed altre tematiche, di volta in volta affrontate da persone del mondo del volontariato o delle istituzioni, proposte ai giovani che affollavano il salone. Si è creato così un gruppo di persone propositive, con la voglia di ascoltare davvero e non di sentire qualcosa in modo distratto. “Avere qualcuno -ha detto Raffaele- che racconta in prima persona la propria esperienza, che sia una conversione o il proprio modo di aiutare il prossimo, è qualcosa che accende realmente una riflessione e fa nascere in noi degli interrogativi che ci permettono di confrontarci con i coetanei, che vivono la stessa realtà, portandoci così ad una crescita interiore”. In altre parole, ognuno ha portato un pezzo di se, mettendo la propria esperienza a disposizione del gruppo, per creare un confronto costruttivo. Una cosa rara, ma di cui si sentiva il bisogno. Un sorta di “ corsia preferenziale per noi giovani”. A dimostrazione di ciò il fatto che, man mano che gli incontri proseguivano, è partito il passaparola, che ha fatto avvicinare sempre più giovani, in un primo momento scettici per la natura di questi incontri, ma che si sono poi tutti ricreduti per la genuinità e la serenità di quanto si andava a costruire col libero contributo di tutti. “Secondo noi -hanno affermato Imma e Biagio, giovani fidanzati-  negli incontri sono maturati in positivo tre atteggiamenti: la passione, la chiesa sta modificando stili e modi di fare con i giovani, tessendo una relazione propositiva con loro, senza preoccuparsi tanto di riconquistarli a se; la collaborazione, cioè il costruire qualcosa insieme ad altri attori sociali; la competenza, che nasce dall’ascolto e la condivisione della cultura e delle domande più vere della realtà giovanile”. “Ci siamo sentiti -ha affermato Donata- tutti costruttori e parte di un qualcosa di importante, rispettati nelle nostre idee ed incoraggiati nel confronto sereno da continuare in altre progettualità condivise”. In riferimento è agli “incontri intorno al pozzo”, che saranno proposti dai giovani ai giovani in alcune serate estive della città dell’Arcangelo. Presto il programma delle tematiche pensate e presentate sempre in tarda serata. Viene in mente la figura biblica di Nicodemo, uno dei capi dei Giudei che incontrava Gesù di notte, abitato da tante domande assieme all’intima sensazione di aver trovato la persona giusta.

don Domenico Facciorusso