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Vangelo (Gv 9, 1-41. Il cieco nato) L’acqua promessa alla Samaritana, questa domenica diventa segno di guarigione. Non una guarigione qualsiasi ma un ritorno alla luce che fa vedere ogni cosa. Nel cammino di preparazione al battesimo i catecumeni, questa domenica, fanno la professione di fede: credo, Signore! Di sicuro, vista la situazione, agli interessati saranno stati comunicati i tempi in cui questo avverrà; ma l’occasione è buona per tutti i battezzati per riprendere la tensione dell’inizio della vita cristiana, per nulla scontata. Lo sguardo umano, solo apparentemente neutro, sovente si adagia sull’esteriorità delle cose e delle relazioni fino a sostituire la verità nelle cose e nelle persone; a farne le spese spesso è la fede, proprio come nel Vangelo, dove l'esclusione di un cieco è verità indiscussa e indiscutibile per lui, per i suoi stessi parenti e ovviamente per coloro che l’hanno decretata. Anche per gli apostoli che chiedono a Gesù: “Ha peccato o lui o i suoi genitori?” Il peccato, vero o presunto, porta alla punizione, la punizione porta all’esclusione. Non per Gesù. L’opera di Dio non può essere annientata. Ne è prova il fatto che nel cieco resta il bisogno di vedere (e una volta ricevuto il miracolo, non lo rifiuta) e nella comunità si crea un problema: il miracolato, che era sfollato, ora, dove lo mettiamo? Non è ipocrisia. Troppo facile. È perdere di vista Dio. È questo che produce ipocrisia. Con gli occhi senza Dio le cose ci appaiono nel loro aspetto formale e legale. Anche la fede diventa presunta e, in suo nome, si pensa di fare cose buone e giuste e, perché no?, si finisce pure per dettare a Dio i tempi del Suo intervento. Che non capiti anche a noi che questa presunzione, nella quale rischiamo di recintare la nostra vita e, in proiezione, quella degli altri, faccia ancora esclamare al Maestro: “se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite: 'noi vediamo', il vostro peccato rimane". Buona domenica di 'consolazione' a tutti, tutti!