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 Soffermandosi davanti al presepe già allestito, fatto di colori dei personaggi, dalle luci, dai suoni, dalle varie scene di vita quotidiana del piccolo villaggio di Betlemme, si resta colpiti dalla mangiatoia vuota. Come a dire che il centro del presepe è proprio lì: è la mangiatoia a sostenere l'attesa dei personaggi, del villaggio e della stessa notte che, metaforicamente, rappresenta le tanti 'notti' dell'uomo. Non la mangiatoia in quanto tale, ma quel suo essere vuota, pronta ad accogliere chiunque. A Betlemme quella mangiatoia ha accolto il Signore: non c'era posto per lui nell'albergo. Gli uomini non lo hanno accolto.

Il vescovo Castoro annuncia il segno giubilare per le persone in difficoltà

 I numeri della solidarietà:  centoventi famiglie assistite da cinque parrocchie; mensa settimanale per persone sole e sostegno scolastico a minori. Il giubileo della misericordia a Monte avrà anche un aspetto caritatevole. “Tanta la gente che chiede aiuto alle parrocchie -riferisce don Domenico Facciorusso, parroco a Monte Sant'Angelo- gli animatori della Caritas registrano il quaranta  percento in più delle richieste rispetto allo scorso anno. Si tratta di famiglie ferite nella dignità economica, soprattutto, per l'improvvisa perdita del lavoro e la difficoltà nel cercarne un altro altrove. Aumenta la richiesta di prestiti per sopperire al pagamento di mutui e fitti di casa”. Solitudine e spesso disperazione intercettata con discrezione e umanità dal volontariato locale. Ma anche accoglienza dalle varie forme e iniziative finalizzate a sostenere la speranza condivisa nei valori della convivenza civile.

 Ritorniamo a Betlemme, varchiamo la Porta santa che è Cristo

Pensando alle situazioni più dolorose che l’umanità sperimenta in questo nostro tempo non posso che invocare dal Signore il dono della Pace tra i popoli. Oggi, il mondo ha più che mai bisogno della tenerezza di Dio che è misericordioso, paziente, mite e umile al punto che si è fatto Bambino in una mangiatoia, annunciato dagli Angeli con gioia: “Pace agli uomini che Dio ama” (Lc 2,14). Ora, il Bambino Gesù, nato per noi a Betlemme, è Colui che “sta alla porta e bussa” (cfr Ap 3,20) e batte forte soprattutto a quella ‘porta’ del nostro cuore, oggi impaurito e sfiduciato per gli eventi delittuosi e ignobili accaduti, senza stancarsi mai di donare Pace e Perdono a quelli che lo cercano.

(commento al Vangelo della IV domenica di Avvento) "Maria...entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta" Siamo vicinissimi al Natale. La celebrazione di questa domenica costituisce una preparazione immediata alla solennità che tutto il mondo attende, oggi più che mai, a motivo della "paura" che arriva da più parti. Con quale animo quest'anno si farà Natale? Con quale spirito, quali atteggiamenti, con quali sentimenti? Quali i propositi da lasciare sotto l'albero? Le letture odierne sembrano portare nei luoghi in cui i poveri vivono e si incontrano per aiutarti ad entrare nella gioia della fede autentica. Protagoniste del Vangelo sono due donne, Maria di Nazareth ed Elisabetta.

(commento al Vangelo della III domenica di Avvento) Nella pagina dell'evangelista Luca si narra di Giovanni Battista che nel fiume Giordano compie un gesto di purificazione e invita alla conversione. A lui si rivolgono persone che sono desiderose di cambiare la propria vita e convertirla al Signore, e gli chiedono "Cosa dobbiamo fare?". Giovanni a tutti indica uno stile di condivisione e carità ("Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto"), ma quando a lui si rivolgono pubblicani e poi soldati, per loro scende più nello specifico e non dà indicazioni generiche e magari inattuabili, ma indica loro qualcosa di legato alla loro vita e a quello che possono fare. La condivisione dei beni, l'onestà sul lavoro e il rifiuto della violenza gratuita, sono le vie per andare al Signore. Così invita a opere di carità le folle; alla giustizia i pubblicani; alla moderazione e al rispetto i soldati.

Oggi e domani una reliquia di Padre Massimiliano Kolbe nella chiesa di San Francesco a Monte S. Angelo, sarà possibile venerarla, un evento passato in sordina ma che merita tanto risalto per ciò che il santo ha rappresentato, un atto d’amore grande quanto la propria vita.

Tutti sanno chi è Padre Massimiliano Kolbe, ma ricordarlo è sempre un momento bellissimo.

 (commento al Vangelo della II domenica di Avvento)

In fondo l'Avvento è questo: ridestare la speranza, preparare la via al Signore. Ma ciò non avviene magicamente. La liturgia odierna aiuta a recuperare alcune attenzioni spirituali che schematicamente possono essere così espresse: - il rapporto con la Parola. 'La Parola di Dio venne su Giovanni'. La speranza si alimenta con la giusta cura del rapporto con la Parola di Dio, meditata con attenzione e trasportata nella vita. - il 'deserto'. Nella Bibbia il deserto è il luogo 'teologico' della lotta e dell'incontro con Dio.

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