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Ieri sera nella bellissima cornice della chiesa di San Francesco a Monte S. Angelo, don Domenico Facciorusso ha presentato il Vangelo di Marco che ci accompagnerà in questo anno liturgico.

È già il secondo anno che questa chiesa ospita un incontro che sembra sempre più interessare, vista la partecipazione  aumentata rispetto all’anno scorso. Ha dare il benvenuto ai presenti ci ha pensato la signora Maria, Presidentessa di AC della parrocchia ospitante, mentre Giovanni Gatta coordinatore cittadino di AC ha voluto ringraziare tutti per la partecipazione compreso le associazioni che hanno aderito all’invito come l’AGESCI che anche quest’anno non ha fatto mancare la propria presenza all’evento. Interessante è stata la testimonianza   di Michelangelo D'Argenio locale comandante della caserma dei carabinieri, che ha portato il suo vissuto quotidiano come uomo di stato ma anche come fervente cattolico, una testimonianza che ha interessato in tanti poiché è inusuale vedere ad un incontro di presentazione dei vangeli, laici che portano il loro vivere cristiano giornaliero, ma tanto inusuale da diventare molto più credibile, poiché è Dio che vive costantemente nella nostra vita quotidiana e non ci si può limitare alla lettura di un libro.

L’amore vince sul peccato. Dio più che guardare il peccato commesso valuta il bene fatto. Ma non basta “non aver fatto nulla di male” quando nei rapporti sociali non ci si prodiga per il bene. È la “notizia” straordinaria che viene fuori dalle opere di misericordia corporale elencate nel capitolo 25 del vangelo di Matteo: “Ho avuto fame e mi avere dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…”. Come a dire che sulla bilancia della misericordia di Dio il bene pesa più del peccato, la luce è più forte dell’oscurità e una spiga di grano vale più della zizzania del cuore. Davanti al Giudice della storia non basta essere solo buoni interiormente e dire: io non faccio nulla di male.

BUONA DOMENICA. Ciò che conta è l'amore "spicciolo" che siamo capaci di donare, i litri di acqua versati a chi bisogna, i tratti di strada percorsi ad ascoltare gli altri, le lacrime date e i sorrisi donati. Gesù non è un Re, ma la sua politica si traduce in un obiettivo: amare e far comprendere a tutti l'amore. La fede si misura con le opere. Può esserci carità senza fede forse, ma una fede senza carità è inutile, puro teatro. Ecco il video riflessione completo:

BUONA DOMENICA. C'è qualcosa di prezioso in ognuno di noi. Siamo capolavori con la firma del migliore artista. Insieme siamo meravigliosi perchè sommiamo le bellezze di tutti. Dobbiamo chiederci: davvero investiamo al meglio ciò che siamo? Portiamo gli "interessi" della bellezza, la moltiplichiamo mettendola in circolo? Oppure per paura, pigrizia, poca autostima la sotterriamo custodendoci nel nostro orticello egoista? Dio vuole rivoluzionari capaci di mettere in circolo bellezze, idee, preziosità, passioni...se stessi.

BUONA DOMENICA! Nessuna Chiesa, Cattedrale, anche la più curata artisticamente potrà mai essere più bella di noi. Le chiese fatte di mura sono solo funzionali per incontrarsi, noi siamo il tempio più bello. E' con il tutto di noi che rendiamo lode a Dio: cuore, mente,parola, corpo. Con il tutto ciò viviamo, amiamo, pensiamo, lavoriamo.

La risposta è nella vita di oggi.

Spesso, parlando della morte si dimentica la vita! La morte appartiene alla vita, fa parte della vita. Ma il “coraggio” della domanda sull’aldilà deve dapprima superare il gioco delle parole del filosofo greco: "Finché io ci sono, la morte non c'è! Quando la morte ci sarà, non ci sarò io! Perché preoccuparmi?" (Epicuro, 341 a.c.). La morte, dunque, va affrontata col cuore e la mente, per arrivare, con la grazia di Dio, ad amarla. La prospettiva è quella ispirata da san Francesco d’Assisi che arriva a chiamarla “sora nostra morte corporale”. La morte come “sorella” nella vita quotidiana.

“NOI SIAMO SERI, APPARTENIAMO ALLA MORTE”

Partendo da questa celebre frase, tradotta in italiano, della poesia “A livella” di Totò vorrei fornire qualche riflessione sul tema della Solennità di Tutti i Santi  e della Commemorazione dei defunti. Mi piacerebbe definirle riflessioni esistenziali, con la caratteristica teologico/spirituale, anche se cercherò di farlo usando un linguaggio il più semplice possibile, cosi che possa essere uno strumento “culturale” utile per tutti i lettori e non una disquisizione teologica da pubblicare fine a se stessa. Cercherò di leggere il testo poetico di nota fama in parallelo al brano del Vangelo che viene letto nelle due citate ricorrenze nelle celebrazioni in Chiesa: Le Beatitudini.

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