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BUONA DOMENICA! Nessuna Chiesa, Cattedrale, anche la più curata artisticamente potrà mai essere più bella di noi. Le chiese fatte di mura sono solo funzionali per incontrarsi, noi siamo il tempio più bello. E' con il tutto di noi che rendiamo lode a Dio: cuore, mente,parola, corpo. Con il tutto ciò viviamo, amiamo, pensiamo, lavoriamo.

La risposta è nella vita di oggi.

Spesso, parlando della morte si dimentica la vita! La morte appartiene alla vita, fa parte della vita. Ma il “coraggio” della domanda sull’aldilà deve dapprima superare il gioco delle parole del filosofo greco: "Finché io ci sono, la morte non c'è! Quando la morte ci sarà, non ci sarò io! Perché preoccuparmi?" (Epicuro, 341 a.c.). La morte, dunque, va affrontata col cuore e la mente, per arrivare, con la grazia di Dio, ad amarla. La prospettiva è quella ispirata da san Francesco d’Assisi che arriva a chiamarla “sora nostra morte corporale”. La morte come “sorella” nella vita quotidiana.

“NOI SIAMO SERI, APPARTENIAMO ALLA MORTE”

Partendo da questa celebre frase, tradotta in italiano, della poesia “A livella” di Totò vorrei fornire qualche riflessione sul tema della Solennità di Tutti i Santi  e della Commemorazione dei defunti. Mi piacerebbe definirle riflessioni esistenziali, con la caratteristica teologico/spirituale, anche se cercherò di farlo usando un linguaggio il più semplice possibile, cosi che possa essere uno strumento “culturale” utile per tutti i lettori e non una disquisizione teologica da pubblicare fine a se stessa. Cercherò di leggere il testo poetico di nota fama in parallelo al brano del Vangelo che viene letto nelle due citate ricorrenze nelle celebrazioni in Chiesa: Le Beatitudini.

La nostra esperienza di uomini si realizza in tre fasi dell'amore: essere amati, amarsi ed amare. Sentirsi amati da un amore che non potrà mai deludere e tradire, sincero ed immenso, e questo amore è solo in Dio; un Dio da amare, non da ubbidire come se fosse un dittatore, un Dio con cui dialogare e ragionare. Amarsi, profondamente, chiederci cosa di meglio possiamo desiderare per noi, rispettarci, custodirci oltre ogni attacco. Amare gli altri con un paragone: come amiamo noi, dando lo stesso che desidereremmo per noi. Amare gli altri, mettere in atto rapporti personali, sociali, lavoro, economie, stili di vita improntati ad una grande e meravigliosa fraternità mondiale. Solo cosi possiamo dire PADRE NOSTRO.

Anche Monte S. Angelo farà la sua parte Domenica.

I montanari sono generosi, tanto da raccogliere più delle altre città in questa occasione che ogni anno si presenta.

Domenica prossima la macchina delle missioni si mette in moto nella nostra città.

La parrocchia dell'Immacolata Concezione sarà presente con due banchetti, così anche il Sacro Cuore e San Francesco, mentre per Santa Maria ci saranno cinque postazioni all'interno della zona che delimita la parrocchia, infine la parrocchia della Madonna del Carmine sarà presente con il banco dolci presso la parrocchia stessa.

Facciamo in modo che anche quest'anno i montanari si distinguano per la loro generosità, domenica tutti a mangiare dolcetti e pettole presso le varie fiere del dolce che allieteranno tutta la città dell'Arcangelo.


La Marcia PerugiAssisi è un evento unico. Da più di 50 anni unisce centinaia di migliaia di persone di ogni parte del mondo che credono nella pace e sono disposti a fare qualcosa per costruirla.
La PerugiAssisi è aperta a tutti, indipendente, popolare, tesa a coinvolgere le persone più lontane dalla politica e dall'informazione. E vogliamo che sia sempre così. Come l'aveva voluta il suo ideatore, Aldo Capitini.

Per quanto si cerchi di allontanarli alla fine arrivano per tutti. Un vuoto che attanaglia il cuore e spesso getta nella solitudine, nella paura di non trovare un modo per riaccendere la fiducia nel domani. Il buio dell’anima. Appunto. Persone che vivono drammi, situazioni difficili, dolorose, che hanno perso tanto o si sentono sole ed abbandonate a se stesse. Individui privati della loro umanità e, per certi aspetti, impreparati a gestire il vuoto esistenziale. Gente che “nasconde sotto il coperchio di un sorriso cisterne di dolore”.

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