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L’amore vince sul peccato. Dio più che guardare il peccato commesso valuta il bene fatto. Ma non basta “non aver fatto nulla di male” quando nei rapporti sociali non ci si prodiga per il bene. È la “notizia” straordinaria che viene fuori dalle opere di misericordia corporale elencate nel capitolo 25 del vangelo di Matteo: “Ho avuto fame e mi avere dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…”. Come a dire che sulla bilancia della misericordia di Dio il bene pesa più del peccato, la luce è più forte dell’oscurità e una spiga di grano vale più della zizzania del cuore. Davanti al Giudice della storia non basta essere solo buoni interiormente e dire: io non faccio nulla di male.

BUONA DOMENICA. Ciò che conta è l'amore "spicciolo" che siamo capaci di donare, i litri di acqua versati a chi bisogna, i tratti di strada percorsi ad ascoltare gli altri, le lacrime date e i sorrisi donati. Gesù non è un Re, ma la sua politica si traduce in un obiettivo: amare e far comprendere a tutti l'amore. La fede si misura con le opere. Può esserci carità senza fede forse, ma una fede senza carità è inutile, puro teatro. Ecco il video riflessione completo:

BUONA DOMENICA. C'è qualcosa di prezioso in ognuno di noi. Siamo capolavori con la firma del migliore artista. Insieme siamo meravigliosi perchè sommiamo le bellezze di tutti. Dobbiamo chiederci: davvero investiamo al meglio ciò che siamo? Portiamo gli "interessi" della bellezza, la moltiplichiamo mettendola in circolo? Oppure per paura, pigrizia, poca autostima la sotterriamo custodendoci nel nostro orticello egoista? Dio vuole rivoluzionari capaci di mettere in circolo bellezze, idee, preziosità, passioni...se stessi.

BUONA DOMENICA! Nessuna Chiesa, Cattedrale, anche la più curata artisticamente potrà mai essere più bella di noi. Le chiese fatte di mura sono solo funzionali per incontrarsi, noi siamo il tempio più bello. E' con il tutto di noi che rendiamo lode a Dio: cuore, mente,parola, corpo. Con il tutto ciò viviamo, amiamo, pensiamo, lavoriamo.

La risposta è nella vita di oggi.

Spesso, parlando della morte si dimentica la vita! La morte appartiene alla vita, fa parte della vita. Ma il “coraggio” della domanda sull’aldilà deve dapprima superare il gioco delle parole del filosofo greco: "Finché io ci sono, la morte non c'è! Quando la morte ci sarà, non ci sarò io! Perché preoccuparmi?" (Epicuro, 341 a.c.). La morte, dunque, va affrontata col cuore e la mente, per arrivare, con la grazia di Dio, ad amarla. La prospettiva è quella ispirata da san Francesco d’Assisi che arriva a chiamarla “sora nostra morte corporale”. La morte come “sorella” nella vita quotidiana.

“NOI SIAMO SERI, APPARTENIAMO ALLA MORTE”

Partendo da questa celebre frase, tradotta in italiano, della poesia “A livella” di Totò vorrei fornire qualche riflessione sul tema della Solennità di Tutti i Santi  e della Commemorazione dei defunti. Mi piacerebbe definirle riflessioni esistenziali, con la caratteristica teologico/spirituale, anche se cercherò di farlo usando un linguaggio il più semplice possibile, cosi che possa essere uno strumento “culturale” utile per tutti i lettori e non una disquisizione teologica da pubblicare fine a se stessa. Cercherò di leggere il testo poetico di nota fama in parallelo al brano del Vangelo che viene letto nelle due citate ricorrenze nelle celebrazioni in Chiesa: Le Beatitudini.

La nostra esperienza di uomini si realizza in tre fasi dell'amore: essere amati, amarsi ed amare. Sentirsi amati da un amore che non potrà mai deludere e tradire, sincero ed immenso, e questo amore è solo in Dio; un Dio da amare, non da ubbidire come se fosse un dittatore, un Dio con cui dialogare e ragionare. Amarsi, profondamente, chiederci cosa di meglio possiamo desiderare per noi, rispettarci, custodirci oltre ogni attacco. Amare gli altri con un paragone: come amiamo noi, dando lo stesso che desidereremmo per noi. Amare gli altri, mettere in atto rapporti personali, sociali, lavoro, economie, stili di vita improntati ad una grande e meravigliosa fraternità mondiale. Solo cosi possiamo dire PADRE NOSTRO.

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