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 MONTE S. ANGELO

Nella giornata del 15 Dicembre del 2019, nella sede di Green Cave,  ho assistito con interesse e partecipazione all’incontro organizzato da Franco Salcuni per il Ventennale della nascita di Legambiente a Monte Sant’Angelo, nonché per il quindicinale della nascita di FestambienteSud e il Primo anniversario di Green Cave, con vari interventi da parte di alcuni operatori e collaboratori di Lagambiente, fra cui il Presidente Nazionale Legambiente, Stefano Ciafani, il Direttore CSV di Foggia, Roberto Lavanna, il Sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo D’Arienzo, il Sindaco di San Giovanni Rotondo, Michele Crisetti, il Direttore Legambiente di Puglia, Ruggero Ronzulli, il camminatore Michele del Giudice e il Direttore del quotidiano l’Attacco Piero Paciello, i quali hanno illustrato, in maniera originale ed esauriente, l’intero percorso politico-economico di una città come Monte Sant’Angelo, che ha visto in questi ultimi vent’anni peggiorare la propria situazione in quasi tutti i settori della propria vita sociale. Settori che un tempo erano trainanti per uno sviluppo della stessa città, ma che oggi si sono ridotti in maniera drammatica, a causa di vari elementi, che gli oratori hanno messo in evidenza. In questo senso la presenza di Legambiente in questi ultimi vent’anni a Monte Sant’Angelo ha fatto da elemento critico specie per quanto riguardano le scelte sbagliate e controproducenti in campo ambientale, da parte della classe politica, tanto da creare le basi per una crisi  quasi irreversibile, che la città oggi sta attraversando. Cause che purtroppo vengono da lontano e che hanno come referenti non solo la classe politica in generale, ma l’intero tessuto socio-economico della comunità locale, che non ha saputo reagire e far proprio quello spirito critico e creativo degli anni Sessanta e Settanta. Del resto quasi tutti i relatori, da Franco Salcuni, al Direttore de l’Attacco Piero Paciello, al Sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo, hanno evidenziato come l’esistenza di una crisi di sistema che ha portato ad una grave situazione di   instabilità economica, aggravata dalla presenza di  elementi di stampo mafioso, che ha condizionato la vita sociale e politica di diverse città, che vertono sullo stesso raggio di azione territoriale, che va da Monte Sant’Angelo a Mattinata, da Manfredonia a Cerignola, tutti Comuni sciolti dal Governo per “evidenti condizionamenti” della criminalità organizzata.

Ma analizziamo, secondo noi, la reale situazione che si è venuta a creare a Monte Sant’Angelo dagli anni Ottanta fino ad oggi, attraverso le cause che hanno messo in ginocchio una città che si pregia oggi di essere chiamata Città dai due Siti UNESCO, ma che di tale denominazione purtroppo poco se ne conoscono le origini e la valenza storico-culturale. L’elemento caratterizzante della crisi delle città di Monte Sant’Angelo e di Manfredonia lo si può rintracciare nel fallimento del polo industriale dell’ANIC nella Piana di Macchia. Una scelta sbagliata sia sul piano ambientale che occupazionale, che ha creato dagli anni Settanta in poi solo problemi di ordine ambientale, con una desertificazione dell’intera zona e una politica industriale fallimentare, tanto da pregiudicare l’economia di due città, Monte Sant’Angelo e Manfredonia, che si sono viste privare di una zona come quella della Piana di Macchia ad alta vocazione agro-turistica e non industriale. Del resto lo stesso sbaglio si è fatto poi negli anni Novanta con il Contratto d’Area, tanto da creare le premesse per un nuovo fallimento, attraverso la nascita di piccole industrie che non hanno avuto alcun futuro e quindi alcun beneficio per il distretto di Mattinata-Monte Sant’Angelo-Manfredonia. Tutto ciò ha prodotto in pochi anni, anche attraverso l’abbandono delle campagne e quindi la crisi dell’agricoltura il fenomeno dell’emigrazione di tanti giovani, ma anche di tante famiglie costrette ad andare nelle regioni settentrionali e nelle nazionali europee a cercare lavoro e un futuro più certo e qualificante. Ma ad aggravare la situazione è sopraggiunta nei primi anni del Duemila la crisi dell’edilizia, nata da un

Piano Urbano Generale (PUG) del tutto sbagliato, riguardante soprattutto l’insediamento di quasi 1500 nuovi appartamenti nella zona del Galluccio. Zona che ben presto, a causa di mancanza di infrastrutture e di un reale e necessario collegamento con la città consolidata si è ben presto caratterizzata come una nuova città periferica, senza servizi e senza adeguate strutture socio-sanitarie. Tutto questo ha creato progressivamente uno spopolamento della città storica e quindi del tessuto urbano consolidato, tanto da creare un vuoto nella città e un deprezzamento delle unità immobiliari a discapito della gente, che si è vista da un giorno all’altro povera e quindi priva del bene primario della casa.

A fronte di tutto ciò oggi abbiamo due città spettrali: la città antica, disabitata e con un tessuto vecchio e quindi senza valore, e una città nuova periferica, dove non vi sono servizi e i costi per l’Amministrazione  comunale e per i proprietari si sono quintuplicati e la gente non vive bene, con un disagio mentale enorme e con problemi logistici che creano alla gente gravi difficoltà per raggiungere il centro. Quindi, una città dai due aspetti, più negativi che positivi, di una comunità divisa e separata, in preda alla disperazione esistenziale e alla solitudine.

Sul piano demografico la situazione è ancora più drammatica. In vent’anni la città ha perso quasi un terzo della sua popolazione. Dalle 18.388 del 1911 siamo passati nel 1991 a 15.082 abitanti, nel 2011 a 13.098, e oggi a 12.061. Un calo demografico spaventoso che  colpisce quasi tutte le classi sociali, ma soprattutto i giovani che per lavoro o per studio ormai si sono trasferiti, in questi ultimi decenni, al Nord, come Parma, Milano, Torino, Bergamo, Firenze, Bologna, Modena. Giovani mantenuti dai propri genitori, che purtroppo in questi ultimi decenni hanno investito nei loro figli un vero e proprio patrimonio, per far crescere non solo i propri figli, dando loro professionalità e competenze, ma soprattutto privando il Sud di quella ricchezza che è servita solo a far progredire il Nord. E questa è la cosiddetta “questione meridionale”, dove il Sud mantiene il Nord attraverso i propri capitali, non solo economici, ma anche umani.

Purtroppo in tutti questi anni, nelle regioni del Sud,  la politica non ha saputo creare le basi e le premesse per uno sviluppo integrale del proprio territorio, né da un punto di vista economico né culturale. Basti pensare e fare riferimento allo stallo che si è avuto nel campo della valorizzazione del nostro patrimonio agro-forestale, dove il Comune di Monte Sant’Angelo, per esempio,  non ha investito quasi nulla per creare le condizioni di uno sviluppo locale, né ha creato le basi per una nuova e più efficiente gestione di tale patrimonio. E questo è colpa anche dei vari settori amministrativi, a livello territoriale e quindi regionale, che non hanno predisposto un Piano di sviluppo economico e dia valorizzazione, a fronte, per esempio, di un patrimonio che il Comune di  Monte Sant’Angelo ha circa 6.000 ettari di boschi. Un patrimonio che non ha alcun valore, né sul piano economico, né sul piano ambientale, e quindi turistico. Del resto anche il settore turismo è in crisi. Non bastano i numeri di presenza a qualificare un settore, come quello del turismo. Ciò che conta è la qualità dell’offerta e della domanda, e la preparazione dei settori legati ad esso. E su questo piano siamo molto indietro. Basta far riferimento a quanti posti letti disponiamo, per accorgersi che nulla è stato fatto sul piano dell’accoglienza e nulla si prevede nel futuro.

 Così come tutto è fermo per quanto riguarda la rigenerazione urbana del Centro storico, di cui Legambiente, alcuni anni fa, aveva preso l’iniziativa di portare avanti un Laboratorio urbano, per poi accorgersi che nulla è stato fatto a riguardo e nulla viene  programmato, specie per la Rigenerazione Urbana Sostenibile del Centro storico, per  lo sviluppo e la nascita di nuove strutture artigianali da inserire nel nostro Centro storico, con agevolazioni sul piano fiscale e sul piano economico. Del resto la politica fiscale è oggi uno degli elementi negativi per lo sviluppo locale, specie se il tutto viene rapportato alla piccola e media impresa, che in questi ultimi anni hanno visto chiudere migliaia di negozi e di imprese, vedi per esempio quelle edili e i negozi di abbigliamento e di artigianato locale. Purtroppo la politica va avanti attraverso  una sempre e più asfissiante fiscalizzazione, tanto da compromettere l’esistenza stessa di migliaia di negozi e di piccole imprese.

Tutto ciò creare le premesse per la nascita di nuovi movimenti politici che fanno leva più che su basi ideologiche, quanto su emotività esistenziali, legate a rancori e risentimenti di parte. Infatti, dagli anni Ottanta siamo entrati nell’età della paura, della violenza, del rancore, delle “passioni tristi”, che annullano ogni certezza e ogni speranza di un futuro migliore. In questo senso la vita diventa priva di certezza e piena di paura del futuro, in un mondo dove la precarietà diventa un elemento sempre più presente, tanto da annullare qualsiasi fiducia nel presente, ma soprattutto nel futuro.

Purtroppo se un tempo la politica dava speranza agli uomini e fiducia agli individui, tanto da diventare gli stessi partiti, sia di destra che di sinistra,  punti di riferimento e di crescita sociale e culturale, ancòre di salvaguardia della propria esistenza, e quindi punti di riferimento per la salvaguardia dei propri diritti e delle proprie esigenze sociali ed economiche,  oggi tale fiducia è venuta meno, e i partiti sono diventati quasi estranei alla gente, alle loro richieste, alle loro reali esigenze. Ormai la politica è diventata referente di se stessa, attraverso pochi oligarchi, che considerano il potere un elemento di arrivismo personale e non più al servizio degli altri. Ormai si è persa la dimensione del “bene comune” e, quindi, del senso di appartenenza ad una stessa comunità, ad uno stesso territorio da difendere e preservare ai propri figli e nipoti. Tutto è messo in crisi, così come gli stessi legami familiari e le stesse finalità di partito.

E questo lo si è visto soprattutto nella gestione della politica a Monte Sant’Angelo, in questi ultimi vent’anni,  dove i partiti hanno annullato la comunità locale, e messo da parte la gente più preparata nel campo culturale e sociale, a vantaggio di pochi arrivisti e di pochi nuclei di potere, che poi hanno fatto collusione con la parte più deleteria della città, il potere mafioso, tanto da portarla verso lo scioglimento dell’Amministrazione comunale. Tuttavia la colpa, secondo noi, non è solo della politica, quanto della comunità in generale, che non ha saputo reagire a tale situazione e a tale connivenza, forse per un quieto vivere generalizzato, che noi chiamiamo “silenzio assenso”, collusione sociale generalizzata, oppure godimento personale e clientelare del proprio potere individuale.

Probabilmente la colpa la si deve dare anche all’attuale borghesia e quindi ai cosiddetti “benestanti”, che hanno creato le condizioni per potere gestire il potere insieme alla politica, al fine di non vedere compromettere i propri diritti di essere “padroni” dell’esistente, attraverso l’acquisto di nuove terre e di nuove proprietà da cui trarre un reddito certo. Del resto, in questi ultimi anni, diversi si  sono arricchiti attraverso la speculazione edilizia, vedi nelle Zone C/I e C2, nelle zone lungo la strada della Corta, nelle zone del Fosso, il cui quartiere è stato smembrato per erigervi grossi palazzi cubici senza forma e senza bellezza estetica, in zona Belvedere, per poi giungere nel comparto del Galluccio, dove si sono arricchiti solo i proprietari dei suoli, a discapito dello scempio ambientale di una delle zone più belle della città. E questo anche grazie al silenzio di tanti eminenti intellettuali e professionisti, nonché Associazioni di categorie  e imprenditori.  Uno scempio ambientale di vaste proporzioni che ha creato una crisi irreversibile di cui la città ne risentirà per decenni, forse per tutto la prima metà del Terzo Millennio.  Da tutto ciò nasce spontanea la domanda: la città, e con essa la comunità, riuscirà a sollevarsi e a creare le premesse per un equilibrato e radicale sviluppo locale? Purtroppo le conclusioni dell’incontro riguardante il ventennale della nascita di Legambiente a Monte Sant’Angelo sono pessimistiche, se non creiamo per prima in noi stessi una nuova coscienza ambientalista e un nuovo senso di appartenenza, che, purtroppo, specie oggi, manca e di cui da anni vado denunciando. Del resto siamo consapevoli che non vi sarà sviluppo locale, né responsabilità sociale e culturale, se non conosciamo il nostro passato, che serve innanzitutto a farci conoscere il nostro territorio e la sua storia, e quindi gli elementi basilari per uno sviluppo sostenibile, basato innanzitutto sulle peculiari potenzialità di esso. Ma tutto ciò non basta, se questo non viene supportato e accompagnato da una nuova classe politica, che divenga nuova classe dirigenziale,  aperta al sociale, ma soprattutto aperta al territorio, visto come un organismo vivente e quindi capace di trasformare il presente  in un futuro migliore. Un futuro che abbia come motore rigeneratore il rispetto dell’altrui persona, ma soprattutto la dignità di essere al servizio degli altri e non solo di se stessi. Del resto siamo consapevoli che la forza di una città o di una civiltà si misura in base alle aspettative della gente, ai suoi sogni, alle sue utopie, alla capacità di immaginare in ogni istante, in ogni tempo e luogo, il proprio futuro, cambiando il presente e collegandolo   al proprio passato. In questo modo si costruisce un nuovo mondo, una nuova realtà, una nuova visione della propria esistenza, in questa epoca dalle “passioni tristi”.

                                              GIUSEPPE PIEMONTESE

                                 Società di Storia Patria per la Puglia