LA SIMBOLOGIA DELLA MONTAGNA di GIUSEPPE PIEMONTESE - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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 Il rapporto fra la divinità e l’uomo è stato al centro del processo di umanizzazione, tanto da influire positivamente, non solo sull’evoluzione sociale e culturale dell’uomo, quanto sulla sacralità stessa dei luoghi in cui il sacro si è manifestato, divenendo così un elemento di conoscenza del territorio stesso. Questo rapporto è stato tanto più forte e completo, quanto più il luogo sacro era in una posizione elevata. Così abbiamo avuto nella storia delle religioni monti che sono diventati luoghi emblematici della sacralità e del rapporto fra uomo e divinità. Infatti, già dai racconti mitologici delle grandi religioni antiche, fra cui la religione babilonese, quella persiana, la

Monte Hararat, dove si posò l’arca di Noè.

 greco-romana e la cristiana, si fa riferimento a sacre montagne, dove gli dei abitano e hanno sede i loro santuari. Secondo i Sumeri, la montagna è la massa primordiale indifferenziata, il centro e l’asse del mondo, la dimora degli dei e la sua ascensione è rappresentata come un’elevazione verso il Cielo, come un mezzo per essere in rapporto con la Divinità, come un ritorno al Principio. Nelle religioni orientali troviamo la Montagna dei Paesi in Mesopotamia, la Montagna di Qaf dell’Islam, il Potala tibetano, il monte Meru in India e il K’un-lun in Cina. Nella letteratura greca il monte sacro per eccellenza è l’Olimpo, dove abitano gli dei, così pure sacro è il monte Parnaso, le cui vette principali erano consacrate ad Apollo e a Dioniso. La Bibbia presenta diversi monti sacri, fra cui il monte Hararat, dove si posò l’arca di Noè dopo il diluvio universale; il monte di Abramo, nel territorio di Moriah, su cui doveva avvenire il sacrificio di Isacco; il monte Sinai, simbolo dell’alleanza fra Dio e il popolo di Israele attraverso Mosè, il quale ricevette i Dieci Comandamenti; il Monte Carmelo, dove il profeta Elia vinse la sfida con i profeti di Baal; il monte Ermon, dalle cui cime scendono le acque ad alimentare il fiume Giordano. Altrettanti riferimenti di sacri monti troviamo nel Vangelo: il Golgota, i monti della Tentazione, delle Beatitudini, della Trasfigurazione, del Calvario, dell’Ascensione. Su questi monti, quasi a sfidare e a toccare il Cielo, in quanto più vicini a Dio, gli uomini hanno costruito i loro santuari e i loro monasteri, nel cui silenzio hanno rinnovato, giorno dopo giorno, la loro fede e hanno innalzato al cielo le loro preghiere.

 

Monte Sinai, dove Mosè ricevette le tavole dei Dieci Comandamenti.

Ma che cosa rappresenta, sul piano simbolico, la montagna che tanto fascino ha suscitato non solo nelle grandi anime religiose, quanto nella stessa letteratura, nella poesia, nell’arte e nella cultura in generale. Certamente essa rappresenta innanzitutto l’altezza, cioè l’elevarsi dello sguardo verso il Cielo, verso cui l’uomo, fin dalle sue origini, aspira, come luogo della divinità, come espressione infinita dello spirito e quindi del tempo e dello spazio. La montagna, infatti, è simbolo di trascendenza, in quanto solo nel silenzio e al centro di una grotta o di una caverna, in quanto simbolo del ritorno alle origini, è possibile che la divinità si manifesti. Questo ritorno alle origini, che può avvenire attraverso la profondità delle cose o il senso dell’altezza cosmica, è basilare per capire fin in fondo la sacralità della montagna, in quanto simbolo di elevazione da una parte, ma anche sede di profonde caverne naturali, da cui poi si esce rigenerati e rinnovati. Non per altro, i grandi santuari sono sorti principalmente in luoghi montani e in profonde caverne naturali, fra cui, dobbiamo annoverare senz’altro il Santuario di San Michele sul Gargano, assurto nel tempo a luogo immaginario della presenza divina attraverso il suo Arcangelo Michele. Un luogo sacro, diventato con il

 

 Monte Sant’Angelo: Grotta di San Michele.

tempo la Montagna Sacra per antonomasia. Luogo di fede, ma anche luogo di grande spiritualità e di incontro fra i popoli della Terra. Ma cerchiamo di procedere gradualmente attraverso la conoscenza e l’importanza che i “sacri monti” hanno avuto nella storia religiosa di un popolo e nella sacralità del luogo, che proprio dalla presenza divina hanno avuto il loro suggello e la loro rinomanza spirituale. In Italia vi è un gran numero di “sacri monti” dove il Signore si è manifestato. Abbiamo il Gran San Bernardo, con la presenza ospitale dei canonici, il santuario di Pietralba nel Tirolo, la cittadella del sacro Monte di Varese, il monte Verna dove San Francesco venne trafitto dalle piaghe di Cristo, il Monte Oliveto abitato dai monaci benedettini sugli Appennini toscani, il Sacro speco di Subiaco dove visse San Benedetto, Montecassino, da cui uscì la Regola benedettina “Ora et Labora”, la Certosa di Serra San Bruno, ecc. A questi dobbiamo aggiungere i monti dell’Arcangelo Michele, che specie nell’Altomedioevo, hanno avuto una loro importanza nel processo di cristianizzazione dei popoli germanici, e mi riferisco a Monte Sant’Angelo, sede del culto e del santuario micaelico, alla Sacra di San Michele sul monte Pirchiriano in Val di Susa, in territorio di Torino e a Mont Saint-Michel in Normandia in Francia. Luoghi emblematici del culto micaelico in Occidente, da cui hanno avuto origini tanti altri luoghi sacri, fra cui chiese, santuari, monasteri, cappelle, romitaggi, oratori, tutti dedicati all’Arcangelo Michele; per non parlare poi delle tante vie sorte a suo nome, fra cui la Via Sacra Langobardorum. Il nostro compito è quello di far conoscere, nella loro unicità, tali “monti sacri”, da cui poi sono sorti i grandi

 

 Torino: Sacra di San Michele sul monte Pirchiriano in Val di Susa.

itinerari della fede, i cosiddetti “camminamenti” o “vie sacre”, fra cui la Via Francigena, la Via Romea, il Cammino di Santiago, la strada di Gerusalemme, le Vie Micaeliche, che hanno innervato tutto l’Occidente, sulle cui strade si è sviluppato poi un imponente fenomeno di religiosità popolare che è il pellegrinaggio cristiano e nella nostra fattispecie quello micaelico. “Monti sacri” dove l’umana aspirazione ha trovato sempre un rifugio e tanta consolazione, per chiunque volesse raggiungere l’Altissimo, e quindi tendere, con la fede, verso la perfezione e la salvezza dell’anima.

Riferimenti bibliografici:

  1. E. BERNBAUM, Le montagne sacre del mondo, Editore Leonardo, Milano 1990.
  2. M. AZZARONE M., Le pietre di San Michele contro la peste del 1656, in La Montagna Sacra, 1991, pp. 97-136.
  3. G. DURAND, Le strutture antropologiche dell’immaginario, Bari 1991.

La Montagna Sacra. San Michele Monte S. Angelo Il Gargano, a cura di G. B. Bronzini, Ed. Congedo, Galatina 1991.

  1. G. OTRANTO, La montagna garganica e il culto micaelico: un modello esportato nell’Europa altomedievale, in Monteluco e i monti sacri, Atti dell’incontro di studio, Spoleto 30 settembre-2 ottobre 1993, Spoleto 1994, pp. 85-124.
  2. F. CARDINI, Boschi sacri e monti sacri fra tardoantico e altomedioevo, in Monteluco e i monti sacri, 1994, pp. 5-10.

La Sacra di san Michele simbolo del Piemonte europeo, Torino 1996.

  1. G. PIEMONTESE, Il Gargano. I luoghi e i segni dell’immaginario. Itinerari di fede, storia, arte e cultura, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1997.

L’Angelo la Montagna il Pellegrino. Monte Sant’Angelo e il santuario di San Michele del Gargano, Catalogo della Mostra (Monte Sant’Angelo, 25 settembre – 5 Novembre 1999), a cura di P. Belli D’Elia, Claudio Grenzi Editore, Foggia 1999.

  1. C. D. FONSECA, La vita in grotta fra Angeli e Demoni, in Le ali di Dio, 2000, pp. 36-39.
  2. G. RAVASI, I Monti di Dio. Il mistero della montagna fra parola e immagine, San Paolo, Torino 2001.

GIUSEPPE PIEMONTESE
Società di Storia Patria per la Puglia