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  Mi si chiede che cosa penso della Rigenerazione Urbana Sostenibile, dopo aver scritto diversi libri ed articoli sul rapporto fra uomo e ambiente, fra uomo e città, fra uomo e territorio, in cui ho messo in evidenza da una parte la ricerca dell’anima dei luoghi e dall’altra la cultura dell’abitare, intesa come “bene comune”, come spazio di vita o freespace, così come la intendono oggi le curatrici della prossima Biennale di Venezia, Yvonne Farrell e Shelley McNamara. Una nuova visione dell’architettura e quindi dell’urbanistica, con riferimento alla città e alle nuove regole della cultura dell’abitare. Una visione nuova che va contro la teorizzazione degli archistar, che in questi ultimi anni, dal 2015-17, hanno determinato il nuovo corso dell’architettura internazionale e quindi della costruzione della città attraverso nuovi simboli e nuove idealità. Oggi, invece, si vuole ritornare più che verso il futuro, quanto versoi il passato, in una visione quasi di retrotopia, così come la intende il sociologo Zygmunt Bauman, allorquando afferma che il presente o il futuro hanno un loro significato solo se hanno le loro radici nel passato e quindi come referente di cultura legata al proprio territorio. Una nuova idea di libertà, in architettura ma soprattutto nella rievocazione spaziale di un ambiente costruito su nuove visioni di spazio attivo ed aperto al territorio, ma soprattutto alla vita quotidiana della gente. In questo senso ogni processo rigenerante deve avere come referente non tanto la rievocazione storica dell’ambiente costruito, quanto la rievocazione attiva e viva con la gente che vi deve vivere e quindi abitare. In questo senso la rigenerazione urbana sostenibile è innanzitutto un'apertura verso le persone che devono vivere in comunità in spazi di vita e quindi in luoghi di piena accoglienza sociale, economica e culturale. In questo senso è necessario, in ogni progetto di rigenerazione urbana sostenibile, creare nuovi spazi di libertà, tale da considerare la Terra e quindi la Natura, come “bene comune”, come nostra Madre Terra. In un progetto di rigenerazione urbana ciò che conta non è tanto l’ambiente costruito, quanto il rapporto che si deve reinventare fra il costruito e la comunità locale. Un rapporto di tutela, conservazione e valorizzazione visto nell’ambito della rigenerazione urbana sostenibile. In altri termini si deve andare verso un paesaggio umanizzato e quindi vivo e vitale, visto nell’ambito di una nuova creatività di rapporto di spazi liberi, in cui il tutto sia legato, da una parte al proprio passato e dall’altra alle nuove aspettative nel campo della tutela e della valorizzazione ambientale. In tale visione di spazi vitali o di vita ciò che conta è reinventare una nuova visione dell’architettura, dove alla base vi sia da una parte la continuità con il passato e dall’altra le innovazioni del presente per progettare il futuro. Una nuova sfida per superare la ghettizzazione dei nuovi quartieri, la periferizzazione dei nuclei urbani in espansione, l’abbandono sempre più degradante dei centri storici, rispetto alla città consolidata e alla città in espansione. Un rigenerare più che dell’ambiente costruito, quanto della comunità che vi si deve formare, a cui va il compito di rispettare ciò che ha o dovrebbe avere. In questo senso va il tentativo che, oggi, lo chef Gegè Mangano sta attuando nel centro storico di Monte Sant’Angelo, attraverso un’azione di rivitalizzazione e di spazio libero e aperto del suo locale e della sua arte enogastronomica, legata al proprio territorio, ma soprattutto alla propria cultura e tradizione. Il nuovo locale di Gegè Mangano, denominato mo…Wine, si trova nel pieno centro storico di Monte Sant’Angelo, a 500 metri dalla Basilica di San Michele Arcangelo, una vinoteca, come ama definirla Gegè Mangano, che offre un’atmosfera calda e intima. Ideale per un aperitivo dopo il lavoro o per una piacevole serata di convivialità. Una vinoteca, in cui il vintage fa da padrone. Un ottimo posto dove ascoltare musica dal vivo: dal jazz al blues, eseguiti da ottimi musicisti periodicamente. E quando la musica dal vivo non c’è, ecco che mo…Wine viene investito da un ritorno al “retrò” con il mitico vinile. La filosofia che sta alla base di mo…Wine è quella di creare un luogo del gusto, ma che sia al contempo anche un punto d’incontro culturale, organizzando mostre, esposizioni ed eventi culturali. Del resto ciò che conta nella vita è la bellezza del “fare”, la bellezza del costruito e dell’ambiente da rivitalizzare, in una completa simbiosi di spazi aperti di vita, freespace e di libertà. Libertà di vivere in simbiosi con l’ambiente e spazio aperto di vita con la cultura e l’anima dei

Gegè Mangano

luoghi. In altri termini è ciò che oggi tenta di fare Gegè Mangano, in una nuova visione del proprio spazio di vita e di libertà assoluta con il proprio ambiente e la propria passione di essere un tutt’uno con la sua città. Una città che, anche se nell’apparenza è sopita e insensibile ad una nuova visione, tuttavia ha ancora il senso di far parte di una comunità in cui vi possa essere un rapporto paritetico fra città e comunità, fra la città e la propria storia e la propria cultura, anche se poi il tutto non viene recepito, come dovrebbe, dalla politica e dalle istituzioni, preposti a salvaguardare l’ambiente e nel nostro caso il centro storico, per tanto tempo abbandonato a se stesso, in un processo di degrado irreversibile. In questo senso possiamo affermare, ancora una volta, il distacco sempre più accentuato fra politica e cultura, fra le istituzioni e la comunità, costretta a lasciare le proprie case ed emigrare per motivi di lavoro, ma soprattutto per mancanza di prospettive e di fiducia nel futuro. C’è bisogno di una nuova cultura politica che tenga presente innanzitutto una nuova visione legata allo sviluppo locale, in cui tutto diventa essenziale se ogni azione viene espletata in funzione della comunità e quindi della città in cui si deve vivere e sviluppare. In altri termini, oggi, è essenziale una nuova programmazione legata alle esigenze della gente, ma soprattutto alle potenzialità del proprio territorio, visto non solo come emblema di ciò che i nostri progenitori ci hanno lasciato, quanto di ciò che noi siamo capaci di sviluppare e progettare attraverso un vero e proprio Piano di Rigenerazione Urbana Sostenibile. In questo senso è necessario creare nuovi spazi di vita e di libertà, attraverso nuclei aggreganti di vita comunitaria, in cui le innovazioni e le nuove tecnologie legate al turismo, al commercio e alla cultura del territorio, siano essenziali per lo sviluppo locale.

GIUSEPPE PIEMONTESE
Società di Storia Patria per la Puglia