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 La globalizzazione si basa soprattutto sulla conoscenza e sulla fruibilità dei servizi, i quali stanno alla base di ogni sviluppo economico e sociale di un territorio. Solo se quest’ultimo viene inserito in un processo di interazione fra domanda e offerta, è possibile creare quella sinergia utile a promuovere il prodotto qualità, che in ultima analisi è il territorio stesso visto nelle sue intrinseche potenzialità economiche e culturali. Il Sud dell’Italia potrebbe cambiare volto se le proprie potenzialità turistico-culturali fossero inserite in un circuito di servizi internazionali, di cui internet sarebbe il mezzo di diffusione e di presentazione della propria qualità. Altrettanto sarebbe il nostro Gargano, che in questi ultimi decenni si sta scoprendo sempre più come terra a preminente vocazione turistico-culturale, oltre che come terra di grande vocazione ambientale. Questo binomio, cultura e ambiente, sta creando le basi per un ulteriore sviluppo sociale ed economico dell’intero Gargano e quindi delle sue popolazioni. Tuttavia la vocazione non basta, se essa non viene supportata da quegli strumenti di

Il Golfo di Manfredonia e la Piana di Macchia

promozione e di marketing adatti a favorire e sviluppare le proprie sinergie turistiche. In questo caso il territorio di una regione o di un distretto deve essere visto come un sistema di sviluppo locale, in riferimento specialmente ai prodotti specifici del territorio stesso (prodotti dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria alimentare, della ristorazione, del paesaggio) in un ambito di fruizione turistica e di consumo culturale di tali risorse. Sistema inteso come una interazione strategica per produrre un valore aggiunto tale da garantire attrattività di persone, di interessi, di investimenti. In altri termini “il marketing territoriale deve essere inteso come uno strumento strategico di sviluppo, avendo l’obiettivo di valorizzare le capacità endogene di un territorio, promuovendone lo sviluppo attraverso azioni materiali e immateriali, ovvero attraverso la costruzione di sistemi di offerta territoriale locale efficaci ed efficienti, e attraverso una comunicazione capace di valorizzarne le potenzialità di sviluppo e le caratteristiche socioeconomiche e ambientali, incentivando l’imprenditorialità locale, nazionale ed estera ad agire nel territorio e per il territorio”. A tale proposito bisogna affermare che il marketing di una regione è l’elemento qualificante dei suoi prodotti, ma soprattutto delle sue intrinseche potenzialità economico-culturali,  siano essi urbani, rurali, paesaggistiche o più specificatamente legati alla propria produzione. Cioè il marketing è il valore intrinseco di cui il territorio offre e di cui la popolazione usufruisce. Ciò vale sia per il settore produttivo che per il settore turistico-culturale. Nel settore produttivo vale la “marca” e quindi il prodotto D.O.C. Per il settore turismo e cultura vale la qualità dell’offerta e la qualità della fruibilità. Inoltre per il primo settore vale l’affidabilità e la certificabilità della qualità del prodotto a livello globale, e ciò deve essere garantito da un organismo d’indirizzo e di controllo di tipo associativo, la cui autorevolezza e rappresentatività è data dal consenso delle categorie sociali interessate e ad esso partecipanti

La Foresta Umbra

 enti locali e pubblici. Nel secondo settore devono entrare enti culturali e politici che sappiano offrire il prodotto come valore aggiunto alla qualità offerta dai servizi. Istituzioni che tengano conto specialmente dello sviluppo locale e quindi, come nel caso della città di Monte Sant’Angelo, dell’enorme patrimonio storico-ambientale, tale da far di essa una Città di ben due Siti UNESCO, quello legato al Santuario micaelico e quello legato al patrimonio naturalistico della Foresta Umbra. Una Città ricca di grandi potenzialità, che solo in minima parte sono messe a frutto. Tuttavia oggi si sta cercando di valorizzare e di metter a frutto tale patrimonio, in maniera sinergica fra le istituzioni presenti sul territorio come il Parco Nazionale del Gargano e il GAL. Vedi per esempio il Progetto riguardante le Infrastrutture verdi del POR Puglia 2014-2020, Asse VI, Azione 6.6 – Sub Azione 6.6. a, fra il Comune di Monte e il Parco del Gargano. “In sostanza la finalità strategica del marketing territoriale è selezionare ed attrarre il tipo di domanda migliore per la dinamica evolutiva del territorio e al tempo stesso stimolare (e in alcuni casi realizzare direttamente) gli interventi che consentano all’offerta territoriale di essere il più possibile coerente con le attese della domanda cui si rivolge esplicitamente”. Nel perseguire questa finalità il marketing territoriale contribuisce alla competitività economica del territorio poiché favorisce le condizioni che consentono al territorio stesso di trarre dallo scambio con altri soggetti esterni le energie più indicate per il proprio processo di sviluppo interno. Tutto ciò entra in un piano di offerta, che, se vuole avere i suoi frutti commerciali a livello globale, deve per forza entrare in una “rete” sia in senso fisico (attraverso sistemi efficaci di mobilità e fruizione), che in senso immateriale (attraverso  l’interconnessione telematica e la ricostruzione virtuale delle loro unità). Il Gargano, e con esso Monte Sant’Angelo,  ha bisogno di qualificare maggiormente i suoi prodotti attraverso una loro certificazione  D. O. C., con lo scopo di puntare alla valorizzazione dei prodotti tipici del suo territorio e alla salvaguardia della biodiversità del Promontorio, a cominciare per esempio dai tradizionali agrumeti delle zone costiere (Vieste, Rodi Garganico,  Peschici, San Menaio), all’olio di Carpino e di Monte S. Angelo (Macchia), dalle carni caprine e bovine podoliche, per

Mucca podolica garganica

finire ai prodotti del latte e alla conseguente stagionatura, per esempio, il caciocavallo di Rignano e di Monte Sant’Angelo, la cui qualità deriva dalle erbe particolari che crescono in zona e che vengono consumate dai bovini. Affinché questi prodotti siano innanzitutto conosciuti e poi commercializzati c’è bisogno di utilizzare nel campo del commercio, una “rete telematica” che in questi ultimi anni ha stravolto ormai le categorie dello spazio e del tempo sul piano della comunicazione, dello scambio di notizie e informazioni. Cioè lo spazio sul Web è teoricamente illimitato, e il tempo è praticamente tempo reale. Infatti, adesso attraverso l’e-commerce e le vendite “on line”, la rivoluzione informatica sta modificando anche gli scambi materiali di beni e servizi. E per quanto riguarda appunto le aree meno sviluppate del mondo, come il nostro Mezzogiorno, può contribuire in misura decisiva ad annullare o quanto meno a ridurre le distanze geografiche, i tempi di trasporto, il “gap” delle infrastrutture. Affinché il Sud cresca sul piano della modernizzazione è necessario entrare nel mondo dell’informatica, incentivando l’uso di Internet per offrire alla gente il proprio prodotto di qualità. L’uso del computer deve entrare ormai di diritto nelle aziende, negli enti pubblici e soprattutto nelle scuole  e nelle università del Sud. Estendere cioè e potenziare le reti telematiche, al fine di far conoscere ciò che qualifica il marketing di un territorio. Inoltre, oltre all’erogazione di fondi e contributi, occorre un grande investimento di fantasia, per innescare uno sviluppo autopropulsivo che favorisca l’integrazione del Mezzogiorno nel contesto europeo. Solo attraverso la rivoluzione informatica, il Sud “ultimo arrivato” può saltare l’handicap infrastrutturale che ancora penalizza il suo sviluppo e le sua crescita sociale. E questo discorso riguarda in particolare le nuove generazioni, tanti giovani disoccupati in cerca del mitico posto. Tutto ciò presuppone, però, la creazione di una cultura del marketing, che consiste nell’attitudine a concepire  il territorio come bene inalienabile di promozione sociale, economico e culturale. Ciò esige uno sforzo intelligente, continuo, collettivo di promozione e publicizzazione dei propri prodotti, che facciano identificare quel territorio non solo con un preciso patrimonio culturale e ambientale, ma anche con l’offerta di un contesto all’altezza del patrimonio. “Lo sviluppo turistico-culturale è, di per sé, un processo di crescita endogeno, autocentrato, compatibile che, come tale, implica – fra l’altro – la presenza di soggetti privati propensi agli investimenti, aperti ad un rapporto di collaborazione con il settore pubblico, in grado di concepire – in tutta la sua complessità – la filiera produttiva connessa alla fruizione di beni culturali ed ambientali”. Ciò  presuppone da una parte  la formazione professionale degli operatori e dall’altra la necessità di presentare il proprio territorio con un sistema di marketing ben visibile e qualificato. Cioè il problema non è tanto nell’offerta del prodotto, quanto nella qualità  dell’offerta. Inoltre, alla base di tutto ciò vi deve essere un Piano di Marketing partecipato, che abbia come finalità il coinvolgimento e il contributo di operatori turistici e gli attori pubblici e privati del territorio. Tutto ciò servirà a conoscere e valorizzare la propria identità culturale, il senso della propria appartenenza, le potenzialità del territorio, come base di partenza per uno sviluppo locale generalizzato.

          GIUSEPPE PIEMONTESE
  Società di Storia Patria per la Puglia