I Musei di Monte Sant’Angelo - IL MUSEO ARCHEOLOGICO di GIUSEPPE PIEMONTESE - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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           Al Museo Lapidario e al Museo Devozionale si dovrebbe aggiungere il Museo Archeologico, la cui destinazione, fino a qualche anno, era il Castello, mentre oggi si parla dell’ex Chiesa di Santo Stefano, adiacente alla Chiesa di San Francesco. Tale destinazione nasce dai lavori di restauro effettuati attraverso i  finanziamenti derivanti dai cosiddetti POin (Programma Operativo Interregionale), i cui fondi fanno capo al Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, che hanno visto interventi restaurativi presso il

 

                        Chiesa di Santo Stefano dopo i restauri.

fossato del Castello (500mila Euro), l’ex chiesa di Santo Stefano (700mila), facente parte del complesso conventuale di San Francesco, il Museo “Tancredi” (400mila), l’Abbazia di Pulsano (700mila) e la “cittadella Micaelica” (2milioni 500mila), che comprende il Santuario (Patrimonio Unesco) e il complesso monumentale di San Pietro, con il Battistero di San Giovanni in Tumba, detto “Tomba di Rotari”, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e la Chiesa della Madonna della Libera. Lavori che hanno contribuito a rideterminare l’intero patrimonio storico-culturale della città, con interventi di restauro e di valorizzazione, secondo le nuove metodologie legate a nuovi strumenti multimediali ed interattivi.  Nel caso specifico del patrimonio culturale legato ai Musei locali, e più in generale dei Beni culturali,  si è proposto un Polo Museale o Sistema Museale integrato, che possa creare le basi per un turismo di qualità e di eccellenza nel campo dello sviluppo culturale. Un Polo Museale che coinvolga l’intero sistema museale locale, costituito appunto dal Museo Lapidario, dal Museo Devozionale, dal Museo Etnografico “G. Tancredi” e dal Museo Archeologico Territoriale che  dovrebbe sorgere appunto nei locali dell’ex Chiesa di Santo Stefano, con l’intero materiale archeologico  ritrovato in una necropoli daunia risalente al III-II sec. a. C. in località Ciminiera presso Macchia in territorio di Monte Sant’Angelo, un tempo esposto nelle bacheche del Castello. Oggi tale materiale si trova in alcuni locali del Museo Etnografico Tancredi, per essere  destinato, non si sa quando,  il tutto presso i locali della Chiesa di Santo Stefano, ormai del tutto restaurata e quindi pronta ad accogliere il futuro Museo Archeologico. Purtroppo a tutt’oggi il materiale giace nei locali del Museo Tancredi, senza che vi sia alcuna volontà politico-amministrativa di erigere il futuro Museo Archeologico.

Reperti archeologici rinvenuti di una delle tombe.

       Ma focalizziamo la nostra attenzione sul Museo Archeologico e quindi sul materiale oggi disponibile per creare un tale Museo. Un dato è certo che i reperti archeologici della necropoli dauna risalente al III-II sec. a. C. rinvenuti in località Ciminiera presso Macchia, si trovano oggi, in maniera impropria e poco custoditi, se non del tutto mancante di catalogazione, presso il Museo Etnografico Tancredi, senza che alcun possa predisporne la visione. Eppure i reperti hanno una loro importanza storico-culturale, in quanto fanno parte di un ricco corredo precristiano, risalente al III-II secolo a. C., riferito ad un insediamento probabilmente  costituito da una popolazione di origine illirica. Infatti nelle campagne di scavi effettuate fra il 1994 e il 1998, in località Ciminiera-Macchia in Monte Sant’Angelo sono stati ritrovati, nelle numerose sepolture, oggetti come  vasi,  boccali, bacini, mestoli, in ceramica e in bronzo, tale da rappresentare oggetti simbolici da usare dopo la morte. Non manca la presenza di oggetti d’ambito femminile quali i mortai e oggetti decorati per ornamenti femminili. Particolare è la presenza d’alcuni astragali, che servivano già in età omerica, forse anche in epoca micenea da balocco a fanciulli e fanciulle. Durante gli scavi sono stati trovati alcuni oggetti di ceramica, con il segno tipico della croce greca. Tali reperti sono stati esposti in una Mostra intitolata  Gli antichi abitanti del Gargano. Mostra Archeologica, a cura di Giovanna Pacilio, per

 

 

 Ceramica daunia.

 

    Cavallo in terracotta.

conto dell’Amministrazione Comunale di Monte Sant’Angelo, del Parco Nazionale del Gargano e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di Bari, nel maggio del 2003, in cui si evidenziava l’esistenza di insediamenti umani alle pendici del Gargano, allorquando apparvero fra Siponto e il Tavoliere, le prime civiltà preclassiche, con le varie immigrazioni provenienti dall’Illiria, le quali in seguito porteranno su suolo pugliese gli antichi dauni. Gli oggetti ritrovati nelle due campagne di scavo, effettuate negli anni 1994-1998 dai tecnici delle Soprintendenze, testimoniano infatti la vita degli abitanti del Gargano nel peridio compreso tra le fine del III secolo e il II secolo a. C. Così come importanti sono altri insediamenti rupestri di età tardo antica presenti nella Piana di Macchia, fra cui un complesso ipogeico presso l’oleificio Giliberti, “Contrada Pazienza”, dove è stato segnalato il rinvenimento di due tombe, una scavata nella roccia contenente un vaso stile Gnathia ed una lucerna a vernice nera, l’altra con due vasi di impasto, una coppa a vernice mera con due teste in rilievo ed un cratere a figure rosse, inquadrabile fra il IV e III secolo a. C. Inoltre sono stati segnalati due complessi ipogeici a “Coppa Alture”, con dromos semicircolari, tre arcosoli con loculi e parete absidata con arcosolio trisomo. All’intero dell’ipogeo vi sono varie tombe terragne sul pavimento.

Se la Piana di Macchia si distingue per la presenza di insediamenti di età paleocristiana, altrettanto importante è la Valle di Carbonara, per la presenza di insediamenti preistorici. Infatti fra le varie scoperte dobbiamo


Figura di donna.

segnalare la Grotta “Vaira”, denominazione derivante dal suo scopritore, Franco Vaira di Monte Sant’Angelo.    Infatti a Franco Vaira si deve la scoperta di un’interessante ed importante “grotta” che si trova lungo la Vallata di Carbonara, che collega la Piana di Mattinata con il vallone che porta verso San Giovanni Rotondo, sede di diversi culti pagani, fra cui il culto di

Materiale archeologico rinvenuto in Grotta “Vaira”.

Podalirio e Calcante a Monte Sant’Angelo-Mattinata e di Giano a San Giovanni Rotondo. In questa grotta sono stati rinvenuti numerosi pezzi scultorei, fra cui una bellissima figura della Dea Madre, e altre figure femminili, nonché resti di animali e segni tangibili della presenza dell’uomo. Una scoperta sensazionale che attesta la presenza dell’uomo già in età preistorica, che potrebbe risalire a più di 12.000 anni fa.

 

Materiale archeologico rinvenuto in Grotta “Vaira”.

 

Materiale archeologico rinvenuto in Grotta “Vaira”.

Recentemente l’intero complesso monastico di San Francesco, con l’attiguo Museo Etnografico “G. Tancredi” e  la Chiesa di Santo Stefano sono stati oggetti di accurati scavi archeologici e di interventi restaurativi al fine di preservarne non solo la memoria, quanto di cercare di trovare le tracce riguardanti le antiche mura della città in ordine alla presenza, non solo dei Normanni, ma anche di popolazioni precedenti ad essi, fra cui i Longobardi. Ed in effetti dagli scavi sono venute alla luce nuove strutture murarie e nuovi ambienti sotterranei, con antiche cripte e ambienti sepolcrali,  che ci riportano in epoca altomedievale, e precisamente al tempo dei Bizantini e dei Longobardi, allorquando il centro urbano si stava piano piano sviluppando nella parte sud, in collegamento con Siponto e quindi con la Piana di Macchia. Dalla relazione degli scavi si evince che “i lavori appena completati, hanno interessato la “ex chiesa di Santo Stefano” e la cripta sottostante l’aula liturgica della chiesa di S. Francesco, con l’intento di restaurare e consolidare le opere murarie, il recupero e la rifunzionalizzazione degli ambienti interessati con la realizzazione di un centro di accoglienza per i pellegrini e i turisti e la musealizzazione di alcuni rinvenimenti, in collegamento funzionale con l’adiacente Museo Tancredi e interventi di rifacimento del sagrato della chiesa e della piazza antistante, nonché della scalinata che collega la piazza alla circonvallazione”. Gli elementi di novità venuti alla luce durante i lavori – stratificazioni, strutture e ritrovamenti, fra cui un pavimento a mosaico e figure di pesci,  la cui datazione dovrà essere studiata e approfondita – interessano sicuramente ulteriori parti del complesso conventuale, costituendo un punto di partenza per ulteriori interventi volti sia a indagare sia a valorizzare l’intera area, che da un punto di vista archeologica rappresenta un capitolo molto importante per quanto riguarda la nascita e lo sviluppo del primo nucleo urbano della futura “cittadella micaelica” e nello stesso tempo l’individuazione della vera sepoltura della Regina Giovanna, morta nel 1382 e qui sepolta, seconda una tradizione quanto mai acclarata e  confermata da documentazione archivistica. Tuttavia già oggi possiamo affermare che dagli scavi archeologici si possono evidenziare diversi livelli, almeno quattro, che dovrebbero appartenere  prima e dopo l’Apparitio (secc. V-VI-VIII), con figure di pesci,  il periodo prenormanno e normanno fra X e XII secolo e poi successivamente l’età sveva e angioina, di cui ci rimane un bellissimo pavimento a mosaico.  Tutto questo ci testimonia che il complesso ecclesiastico dovette essere uno dei più antichi, collegabile alla nascita del centro urbano che si stava formando intorno alla Grotta di San Michele, e quindi in corrispondenza con le altre strutture rupestri, fra cui la chiesa dell’Incoronata, il Castrum e la chiesa di San Salvatore, oltre ai numerosi insediamenti sorti lungo i camminamenti dei pellegrini provenienti da Siponto, fra cui Scannamugliera, Stamporlando, Iumitite, Malipassi  e Valle Portella. Purtroppo tutto il materiale ritrovato sia  in Grotta Vaira che nel complesso di Santo Stefano e San Francesco è in possesso della Sovrintendenza, mentre dovrebbe essere visibile  e quindi fruibile nel Museo Archeologico di Monte San’angelo. Per non parlare poi dei reperti venuti alla luce in altri scavi effettuati in territorio di Monte Sant’Angelo, fra cui gli scavi nel Castello e nell’Abbazia di Pulsano. Infatti recentemente il castello è stato oggetto di scavi archeologici, che hanno interessato l’intera struttura, specie nella parte esterna, dove si estende il fossato, al fine di rinvenire le origini di esso, attraverso la presenza di antiche sepolture rupestri, presenti lungo la fascia rocciosa del castello stesso, in maniera tale da ricostruire le fasi tipologiche fortificate, dal tardo antico all’altomedioevo. Tuttavia c’è da precisare che in questi ultimi anni il castello è stato oggetto di diverse campagne di scavi, anche se del materiale rinvenuto nessuno ne sa niente. Del resto parte di tale materiale oggi lo possiamo rintracciare in alcuni locali del Museo Tancredi, fra cui  oggetti in ceramica, punte di lance, monete di varie età e regni, fra cui l’età sveva e angioina, diversi conci in pietra incisa, provenienti dalla cappella della torre quadrata, alcuni anni  trafugati e rinvenuti grazie alla Pro Loco. Non è possibile che tutto il materiale rinvenuto nel castello non venga esposto in un Museo archeologico locale.

Per non parlare poi degli scavi archeologici effettuati nell’abbazia di Pulsano e nell’area circostante, dove in questi ultimi anni vi sono state varie campagne di scavi e di intervento di restauro e riuso di gran parte degli ambienti esistenti. I risultati degli scavi archeologici e l’acquisizione di nuovi

dati storici hanno motivato la continuazione dei lavori di restauro. Per quanto riguarda gli scavi archeologici del 1999, essi hanno fatto evidenziare la continuità stratigrafica delle strutture murarie, dalle origini fino al XVI secolo, in un processo di continuità e di sovrapposizioni architettoniche. Gli scavi hanno interessato la parte occidentale dell’Abbazia, con diversi saggi. Da questi saggi sono venute alla luce nuove strutture architettoniche e nuovi reperti scultorei, appartenenti alle diverse epoche di costruzione dell’abbazia, dall’XI secolo al XIV. Invece nella seconda campagna di scavi archeologici del 2001, si è potuto evidenziare all’interno della navata centrale dell’Abbazia tracce di antiche mura che facevano parte di una Triplice Cinta Sacra, con diversi graffiti, simboli  e iscrizioni, che ci riportano al periodo delle crociate e quindi al pellegrinaggio micaelico in età medievale. Non mancano numerosi elementi lapidei, con iscrizioni e segni simbolici, che dovevano far parte dell’antica struttura abbaziale. Infine gli ultimi scavi effettuati nel 2014-15, nell’ambito del Programma Operativo Interregionale “Attrattori Culturali, naturali e del turismo” della  Regione Puglia, hanno consentito la realizzazione di un progetto di completamento dei lavori di restauro e recupero delle parti del complesso abbaziale di maggiore frequentazione. Durante gli scavi non sono mancate le sorprese e i rinvenimenti di oggetti scultorei e nuove strutture architettoniche che ci riportano alle origini dell’Abbazia e quindi alla fase prepulsanense. Purtroppo tutto questo materiale, rinvenuto in località Macchia, nella Grotta “Vaira”, nel Castello e nell’Abbazia di Pulsano, è custodito in vari locali o sedi di cui solo la Soprintendenza sa la destinazione, privando così la città di Monte Sant’Angelo di avere un vero e proprio Museo Archeologico. Pertanto noi ci appelliamo alle autorità locali e alla Sovrintendenza della Puglia, nonchè agli Enti preposti alla salvaguardia del nostro patrimonio storico-archeologico di riunire tutto il materiale rinvenuto sul territorio di Monte Sant’Angelo e destinarlo al futuro Museo Archeologico della Città. Non è possibile privare la Città di tutto questo materiale archeologico, senza che alcun intervenga per custodirlo e rendere fruibile alla popolazione e alla cultura locale.

                                                      GIUSEPPE PIEMONTESE
                                                      Società di Storia Patria per la Puglia