RIFLESSIONI SUL PRESENTE di GIUSEPPE PIEMONTESE - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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        Natale 2018. È un periodo in cui la paura e l’incertezza (per la mancanza di lavoro, le crisi finanziarie, il riscaldamento globale o il terrorismo),  domina il mondo, con il succedersi di eventi naturali e di eventi umani. Un’età in cui predomina principalmente una generalizzata sfiducia nel domani e una evidente precarietà sociale ed economica. Del resto quasi tutti parlano di un mondo senza di noi,  di una umanità perduta, del tramonto dell’uomo, della fine del mondo liquido, di una vita in frammenti, di una umanità fragile e senza direzione. E tutto questo in un periodo che si manifesta con grandi conquiste nel campo scientifico e della comunicazione, contro una diffuso malessere che serpeggia nell’anima umano a causa della percezione di un mondo che ti sfugge e non ti sa guidare verso una meta prestabilita. Siamo di fronte ad accadimenti che suscitano perplessità e sgomento, come gli atti inauditi di terrorismo, che pongono fine a gente innocente, come il giovane Megalizzi, nell’attentato dell’11 Novembre a Strasburgo in Francia. Una vita spezzata sul fiore della gioventù, ma principalmente nei suoi sogni di sconfiggere qualsiasi barriera  politica e  sociale, in nome della solidarietà e dell’unione dei popoli europei ed extraeuropei. Una violenza che non ti aspetti e che colpisce in maniera inaudita l’essere stesso dell’uomo, nella sua evidente umanità. Un mondo senza controllo che si avvia sempre più verso la precarietà della vita e verso nuove povertà. Ma ciò che mi preoccupa in questo momento, oltre alla precarietà della propria salute e quindi dell’umana fragilità dell’uomo, è vedere tanti giovani desiderosi di conoscere il mondo e di fare nuove esperienze oltre i confini del proprio paese, conoscendo altri mondi, ma soprattutto altre genti. Fra questi anche mio figlio Franco, che in questo momento si trova in Romania, presso lo studentato della città di Tomișoara,  a fare l’esperienza del corso di Erasmus, con l’Universtà di Parma,  per specializzarsi in Economia Aziendale. Un modo di perfezionare la sua abilità linguistica attraverso la conoscenza della  lingua inglese, ma soprattutto attraverso nuove esperienze in campo culturale  e sociale. Ma ciò non esclude, da parte dei genitori, un certo malessere e un certo tremore, nel vedere il proprio figlio lontano dalla propria casa, in nazioni lontane, fra cui la Romania, la Polonia, l’Ungheria, l’Austria, la Slovenia, ecc. Un mondo che galoppa verso la globalizzazione, la stessa che oggi presenta aspetti positivi, ma anche aspetti negativi. Del resto lo sviluppo capitalistico e il neoliberalismo sono stati sempre il sogno delle nazioni moderne e quindi del progresso, e oggi queste nazioni si avviano verso tale mondo, nel bene e nel male, consapevoli però che il progresso non si può fermare, ne eludere, se non vogliamo ritornare ai vecchi sistemi comunisti e autoritari. Purtroppo la sfida della democrazia e della libertà, ha in sè anche l’imprevisto e quindi il nuovo. Basta però saperlo governare e saper dare ad esso la giusta direzione. Ho letto sul giornale “La Lettura”: “Il valore delle persone andrebbe misurato non con quello che posseggono ma con quello che danno, alla piccola comunità o all’umanità nel suo complesso”.

      Viviamo in un’epoca di solitudine, anche se siamo circondati e inondati da una infinità di comunicazione e di e-mail tramite Internet e il Web. Una società senza contatti e senza calore umano, in cui domina la superficialità e il dettaglio, anziché la ricchezza della solidarietà umana. E questo forse deriva anche da una ineguale distribuzione della ricchezza e quindi la formazione di società di ineguaglianze, priva di certezze nel domani. Da tutto ciò, come stiamo assistendo in campo politico, nasce la paura della democrazia e della libertà, e quindi della loro crisi, per cui si ritorna al “locale” e quindi ai nazionalismi, intesi come espressione della volontà popolare e quindi di un generalizzato populismo, da cui, poi, nascono i nazionalismi, che hanno devastato, per un secolo, tutta la storia del Novecento, attraverso il fascismo, il nazismo e il comunismo. In questo senso, oggi, predomina, nei vari campi, politico, economico, culturale, la demagogia del potere, e quindi dell’uomo forte, che sappia accontentare il popolo, anche nelle sue “utopie”.

                                                     GIUSEPPE PIEMONTESE