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Il giorno 7 Febbraio 2019,  alle ore 10,30, presso il Museo devozionale del Santuario di San Michele in Mont Sant’Angelo, è stata inaugurata la Mostra: Le armi e il potere. L’Arcangelo longobardo, alla presenza dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Prof.ssa Rosa Palomba, del Rettore della Basilica Padre Ladislao Suchy, del Prof. Giorgio Otranto, dell’Università di Bari e del Responsabile della Comunicazione Pasquale Gatta.  La presentazione del Progetto  "Longobardi in vetrina. Scambi e condivisioni tra musei per valorizzare il patrimonio longobardo", promosso dall’Associazione Italia Langobardorum, con i finanziamenti della legge 77 del Ministero per i Beni e le Attività culturali, che vede coinvolto i Musei TeCuM (Tesori del Culto Micaelico) del Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo e i Musei Reali-Museo di Antichità di Torino,  ci spinge, quindi, ad approfondire il rapporto intercorso fra i Longobardi e il Santuario di San Michele sul Gargano. Un rapporto che ha favorito in maniera irreversibile la diffusione del culto micaelico in Italia e in Europa, con conseguenze anche in campo culturale, oltre che religioso, creando così le premesse per la nascita della civiltà occidentale e quindi dell’Unità politica dell’Europa. “Un progetto, commenta Pierpaolo d’Arienzo, Sindaco di Monte Sant’Angelo, che diventa un veicolo di scambio, confronto, sinergia e collaborazione tra importanti realtà museali ma anche un notevole strumento di promozione della nostra Città”. Dal 7 Febbraio all’11 Maggio 2019 nei Musei TECUM (Tesori del Culto Micaelico) di Monte Sant’Angelo si esporrà in una Mostra intitolata Le armi e il potere: L’Arcangelo longobardo, il corredo della necropoli di Collegno, che comprende armi usate dai Longobardi durante le varie battaglie, che dovettero affrontare per conquistare l’Italia settentrionale e meridionale, fra cui la battaglia condotta da Grimoaldo I contro i Bizantini nel 650 nei pressi di Siponto. Infatti dalla battaglia uscirono vincitori i Longobardi,  che fecero del Santuario garganico il proprio Santuario nazionale e di San Michele il proprio Santo protettore. Ma vediamo da più vicino l’arrivo dei Longobardi sul Gargano.

      Sul piano storico il primo incontro fra i Longobardi e il Gargano avvenne al tempo del duca Aione  (640-642), il quale, secondo quanto tramanda Paolo Diacono,  mosse con il suo esercito da Benevento, sede del ducato,  verso la costa adriatica per allontanare gli Slavi che erano sbarcati sulle coste sipontine, ma egli, attirato in un’imboscata, fu ucciso.  Successivamente, nel 650, secondo quanto tramanda Paolo Diacono, i Longobardi, guidati da Grimoaldo, duca di Benevento dal 647 al 662, sconfissero  i Napoletani (Bizantini) e si impadronirono del santuario di S. Michele sul monte Gargano. Questo episodio sarebbe avvenuto l’8 maggio, diventando successivamente oggetto di amplificazione politico-religiosa nel testo dell’Apparitio, tanto da essere classificato come la seconda apparizione di San Michele presso i Longobardi. Con Grimoaldo, diventato re dei Longobardi nel 662 fino al 671,  ebbe inizio così quel rapporto duraturo e pieno di conseguenze tra il santuario garganico e la monarchia longobarda, che determinerà non solo la diffusione del culto micaelico nell’Italia settentrionale, attraverso la fondazione di numerose chiese dedicate a S. Michele, fra cui la costruzione della chiesa palatina di S. Michele

Mostra: Le armi e il potere: L’Arcangelo longobardo.

a Pavia e diverse altre chiese a Milano, Monza, Pisa, Lucca, Siena, Arezzo, quanto la conversione dei Longobardi dall’arianesimo al cristianesimo, tanto che lo stesso culto, secondo quanto afferma G. Otranto divenne un instrumentum regni per l’unità di tutti i longobardi, sia quelli della  Longobardia Maior che Minor (Otranto 1983).

Grande devozione ebbero i successori di Grimoaldo, dai duchi beneventani Romualdo I (662-687) e Romualdo II (706-731), ai re di Pavia, Perterito (645- 688)  e Cuniperto (688-700). Romualdo I e sua moglie Teoderada si fecero promotori di un vasto programma di diffusione del culto micaelico nell’Italia meridionale, tanto che  Teoderada venne chiamata la Teodolinda del sud e contribuì in maniera determinante alla conversione del marito Romualdo che ancora praticava alcuni riti pagani, fra cui quello dell’adorazione del serpente. Sarà proprio sotto il loro regno, infatti,  che nel 663 il vescovo beneventano Barbato chiese ed ottenne di poter estendere la propria giurisdizione sul santuario micaelico e su tutti i possedimenti della diocesi di Siponto (Vita Barbati, pp. 555-563).

Longa Porticus di età longobarda.

Il re Cuniperto (688-700), successore di Pertarito (645-688), fu il più devoto dell’Arcangelo e il più attivo nel diffondere il culto. Egli fece rappresentare il Santo guerriero sugli scudi, evidentemente per assicurare ai suoi successo. Inoltre fece coniare sulle monete l’effigie del Santo con gli attributi guerrieri della lancia e dello scudo, in cui si notano per la prima volta tracce di un artigianato molto esperto, completamente svincolato dai canoni delle stilizzazioni germaniche e invece visibilmente istruito degli espedienti stilistici bizantini. Tutto ciò, evidentemente, serviva a “trasformare una devozione tipicamente orientale e con caratteristiche puramente devozionali e taumaturgiche, quale era in origine quella micaelica, in un culto esasperatamente nazionalistico e guerriero, quale essa divenne a contatto con la cultura longobarda” (Petrucci 1971, p. 345).

Benevento è la città base per la diffusione dei Longobardi nell’Italia meridionale (la  Langobardia minor), la cui autorità politica man mano si estenderà su gran parte della Puglia. A Benevento fanno capo tutte le altre città conquistate dell’Italia meridionale. Persino l’episcopato sipontino, uno dei più antichi di Puglia, venne a dipendere, verso la fine del  secolo VII, dal principato di Benvenuto. L’unione delle due diocesi racchiudeva in sé motivi di ordine politico e religioso. La città di Siponto era allora un porto che avrebbe dato sfogo nell’Adriatico ad un’intensa attività commerciale del ducato di Benevento. Inoltre le strette relazioni della città di Siponto col mondo bizantino avrebbe permesso un incontro e quindi un compromesso con le forze greche sempre presenti nella Puglia meridionale. A tutto questo si aggiunsero motivi prettamente religiosi. Secondo Barbato, vescovo di Benevento, il santuario di S. Michele, già alla fine del VII secolo, meta di numerosi pellegrini, sarebbe stato un valido elemento nell’opera di cristianizzazione del popolo longobardo.

      Iscrizione dedicatoria del duca Romualdo I (662-687).

      Con i Longobardi il pellegrinaggio garganico, da una forma locale, passò a una portata più ampia, giungendo così a coinvolgere tutta la cristianità europea. Infatti, con riferimento alle numerose iscrizioni e graffiti presenti nelle cripte del santuario longobardo, e che oggi sono esposti, tramite dei calchi. presso il Museo Reale di Antichità di Torino, è possibile quantificare l’ampiezza di tale fenomeno, la sua portata storico, riferita all’età altomedievale (secc. VII-XI),  oltre che religiosa.

Tuttavia bisogna ricordare che i Longobardi, al tempo di Romualdo I e Romualdo II, effettuarono diversi interventi di ristrutturazione e di monumentalizzazione del santuario micaelico, fra cui, la risistemazione e l’ampliamento delle due scale di accesso alla grotta, per il flusso e deflusso dei pellegrini, nonché una maggiore ristrutturazione della “galleria porticata”, forse utilizzata anche come hospitium. Infatti si parla di basylica grandis,  di longa porticus, della costruzione di una mansio, probabilmente sorta al tempo della regina Ansa, moglie di Desiderio (756-774), la quale ebbe grande attenzione  verso i pellegrini che si dirigevano al santuario di San Michele sul Gargano. Probabilmente in questo periodo, fine VIII secolo,   rientra  senz’altro l’attuale campata d’accesso alla galleria, che sicuramente è stata aggiunta al restante corpo della struttura, su cui sono state ritrovare numerose iscrizioni altomedievali risalenti all’VIII-IX secolo.  Tutto ciò sta a testimoniare che all’inizio del IX, il santuario garganico  aveva raggiunto una dimensione

 

 Iscrizione runica

europea, dove, come si evince dal ritrovamento di iscrizioni runiche, si dirigevano pellegrini provenienti non solo dal territorio italico, ma anche dall’area franca e dalle isole anglosassoni. Inoltre l’insediamento cultuale micaelico, d’altra parte, veniva a trovarsi nella grande direttrice del pellegrinaggio altomedievale europeo, che aveva come principali poli di attrazione Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostela, che erano considerati i  grandi centri della religiosità occidentale ed orientale, nonché in linea diritta (la cosiddetta Linea di San Michele, con i grandi santuari micaelici medievali, fra cui Mont Saint-Michel in Normandia e la Sacra di San Michele a Torino.  

                                                                GIUSEPPE PIEMONTESE
                                                          Società di Storia Patria per la Puglia