UN PAESE PRIGIONIERO DEI VECCHI PARTITI POLITICI di GIUSEPPE PIEMONTESE - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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L’ampliamento dei poteri alle regioni del Nord, per ora  Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, sta a significare un’ulteriore separazione fra Nord e Sud, a danno specificatamente di quest’ultimo, prigioniero dei partiti tradizionali e delle varie consorterie clientelari. È sotto gli occhi di tutti che le amministrazioni delle regioni del Sud sono state sempre deficitarie sotto l’aspetto programmatico e sotto l’aspetto di realizzare ciò che generalmente era scritto solo nei programmi elettorali, per poi disattendere del tutto ciò che veniva promesso. Una società, quella del Sud, prigioniera delle vecchie consorterie, che si sono identificate sempre con i gruppi di potere che fanno capo ai vecchi e nuovi partiti politici, a danno della gente e quindi della comunità. Una comunità che purtroppo è lasciata sempre sola, nelle sue “passioni tristi”,  nei suoi desideranda, senza mai contare nulla nell’ambito di qualsiasi programmazione o progettazione politico-amministrativa e soprattutto economica. Un Nord efficiente su questo piano e un Sud vuoto di programmi e di realizzazioni reali, ma soprattutto quelle legate allo sviluppo locale.  

Oggi si vuole allargare tale divario, fra Nord e Sud, fra le regioni ricche ed efficienti, come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna e le regioni del Sud, ancora prigioniere dei propri antichi fantasmi, quali il clientelismo, le raccomandazioni a tutti i livelli, la mancanza di iniziative, di innovazioni e di efficienza sul piano politico ed economico, il tutto sempre seconda una politica di attesa e di continua aspettativa dei sussidi statali. Purtroppo tutto ciò ha influito e ancora influisce sulla realtà concreta dei nostri paesi, creando sempre più quella distanza o separazione fra Nord e Sud,  sorta già alla vigilia dell’Unità d’Italia (1860), che ancora non si è rimarginata e mai si  rimarginerà, se  facciamo sempre e in qualsiasi momento riferimento alla cosiddetta “questione meridionale”, come se essa fosse qualcosa di perpetua e mai di estemporanea. Una questione mai risolta e che oggi si vuole allargare e rendere più evidente e quindi più tangibile, con le autonomie regionali del Nord. Il tutto a danno e pericolo dell’Unità d’Italia e quindi della sua identità che, purtroppo, mai si è attuata, fra le regioni del Nord e quelle del Sud, tanto che oggi molti esponenti del Nord parlano di una vera e propria secessione o divisione dell’Italia, con un evidente pericolo per la stessa unità nazionale. Purtroppo in tutto questo, bisogna fare un esame di coscienza e di critica, in quanto i partiti del Sud non hanno mai avuto una coscienza nazionale e quindi unitaria per quanto riguarda la valorizzazione delle proprie risorse, rimaste tali senza quella forza propulsiva che poteva venire da una cultura locale o da una valorizzazione delle forze sane del paese, che oggi, come non mai, nel Sud, non si riconoscono più nei vecchi e nuovi partiti politici. Per questo c’è bisogno di una presa di coscienza della propria storia e della propria identità culturale, che consiste nel creare le condizioni per uno sviluppo integrale fra comunità e territorio, fra passato e presente, fra la cultura della legalità, ancora poca nel Sud, e la cultura del “bene comune”. Quel “bene comune” che, purtroppo, mentre nel Nord si manifesta attraverso la nozione di società civile e quindi di una società legata al proprio territorio, da noi il tutto è lasciato ancora in mano alla politica, che non ha la capacità di cambiare la società civile e quella strettamente legata al proprio territorio. Una politica purtroppo ancora condizionata dal potere individuale e da una scarsa conoscenza del proprio territorio, nelle sue peculiari qualità culturali, economiche e sociali. Una politica non all’altezza della complessità della società di oggi, che non utilizza sul piano dell’efficienza e delle competenze, la capacità di trasformare la realtà esistente in un processo economico legato alla cultura del proprio territorio e quindi del “bene comune”. Una comunità che purtroppo viene quasi sempre tenuta fuori da ogni processo decisionale, senza che essa stessa diventi  protagonista del proprio futuro.

                                                             GIUSEPPE PIEMONTESE
                                                              Società di Storia Patria per la Puglia