logo

        È stata inaugurata, il 1 Agosto 2019,  nell’Atrio della Basilica di San Michele, la Mostra  di Riproduzione Architettonica di alcuni scorci del Centro Storico di Monte Sant’Angelo e di alcuni Monumenti, fra cui la Basilica di San Michele, opere dell’artigiano-artista MATTEO GIORDANO,  che da diversi anni si dedica a riprodurre, con maestria e perizia, l’immagine architettonica e urbanistica della città micaelica. Una città che, oggi, si presta ad essere uno dei borghi più interessanti d’Italia, con le sue caratteristiche architettoniche e artistiche, che la rendono unica nel panorama delle città italiane. Una Città dei due Siti UNESCO: il Santuario di San Michele, per le sue testimonianze longobarde e le vetuste faggete della Foresta Umbra, il cui territorio ricade per gran parte in quello della città micaelica. Ma ciò che caratterizza il Centro storico della nostra  città è la sua architettura spontanea, che si rispecchia, in gran parte, nel Rione Junno, le cui origini si fanno risalire direttamente al tempo dell’Apparitio (sec. V), allorquando nasce il culto di SanMichele, dopo che

Matteo Giordano

gli ultimi barlumi dei culti pagani sono stati spenti e cancellati dalla presenza dell’Arcangelo Michele. Una città che conserva ancora, in maniera inconfondibile, testimonianze di antichi popoli, ma soprattutto segni indelebili di antiche culture e civiltà, riconducibili ai Bizantini, ai Longobardi, ai Normanni, agli Svevi, agli Angioini, agli Aragonesi, i quali hanno lasciato tracce delle loro civiltà attraverso monumenti come il Santuario di San Michele, il Battistero di San Giovanni in Tumba, la Chiesa di Santa Maria Maggiore, l’Abbazia di Pulsano, ma soprattutto attraverso le numerose chiese e palazzi signorili, testimonianze dell’arte romanica e gotica, ma soprattutto della civiltà feudale. E da quest’ultima, attraverso il Centro storico e la sua architettura,  nasce quel rapporto fra l’uomo e il suo territorio, fra la civiltà contadina e la cultura popolare, che oggi ritroviamo attraverso la configurazione urbanistica dei suoi Rioni (Junno, Sant’Oronzo, Rupoli, Sant’Apollinare, Cappuccini, Castello, Coppa, Carmine),  sorti dall’Altomedioevo fino all’Ottocento. Rioni che si caratterizzano attraverso l’architettura spontanea del Centro storico, ma soprattutto attraverso le  case a schiera, che di distendono  lungo il perimetro della città. Una città che ha in sè un cuore antico, ma proiettato verso l’esterno, dove è sempre salvaguardato, in maniera simbiotica e comunitaria, il rapporto fra uomo e territorio, fra uomo e la propria storia. Storia che, attraverso le opere scultoree di Matteo Giordano, diventa oggetto di identità culturale di una città, quale è  Monte Sant’Angelo. Infatti Matteo Giordano, nella sua semplicità espressiva e attraverso il suo amore filiale, fa si che venga a galla Monte com'era,   rappresentando così quel daimon o spirito di una città che un tempo contraddistingueva le  città greche e quindi le città mediterranee. E tutto questo attraverso una genuina sensibilità nel cogliere della città l’anima dei luoghi, di cui i nostri progenitori non potevano fare a meno. Un ritrarre, attraverso l’architettura, l’immagine vera e reale di una città, con la sua cultura urbanistica e le sue tradizioni popolari, tanto da riportarci indietro negli anni, in quella che è stata la città dei nostri padri, ma soprattutto la città dove noi stessi siamo vissuti e da cui, purtroppo, ci siamo allontanati, specie i nostri figli e le nuove generazioni. In questo senso la Mostra rappresenta un ritorno alle origini, ed essa esprime quel senso di appartenenza ad una città, che ci tiene legato al nostro territorio, alla nostra città. Ora e sempre. Con le ali sulle spalle, ma con i piedi ben piantati in terra, affinchè ognuno di noi possa crescere anche lontano, ma sempre con il cuore rivolto verso le proprie radici. Caro Matteo, grazie di tutto, ma soprattutto grazie di dare a noi montanari, ancora una volta, il senso della nostra dimensione culturale, della nostra appartenenza,  che spesso, anche se siamo lontani, si tinge di nostalgia e di risentimento. Nostalgia di vedere ancora una volta risplendere sulla città la luce fiammeggiante dell’Arcangelo Michele.

                                                                   GIUSEPPE PIEMONTESE
                                                              Società di Storia Patria per la Puglia