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          Il Gargano, in quanto terra di approdo e di conquiste, di arrivi e di partenze, nata dal mare, ma ben legata alla terraferma, è stato fin dall'antichità al centro di varie emigrazioni di popoli e di gente proveniente dalle opposte sponde dell'Adriatico, là dove le civiltà si sono susseguite per la presenza di popoli di origine indoeuropea. Fra questi popoli dobbiamo ricordare i Dauni, un popolo che ha origine illirica, ma che ben si è amalgamato con le popolazioni indigene tanto da dare origine alla civiltà daunia attraverso la rievocazione di miti e culti di provenienza greca, fra cui dobbiamo ricordare, tutti presenti sul Gargano, il mito di Dauno nella Daunia antica, di Diomede sulle Isole Tremiti, di Uria a Vieste, di Archita a Mattinata, di Ercole a Manfredonia, di Crisalda e Pizzomunno a Vieste, i culti di Calcante e Podalirio a Monte Sant’Angelo, di Giove Dodoneo su Monte Sacro a Mattinata, di Giano a San Giovanni Rotondo, di Diana a Siponto, di Atena Iliaca a Lucera, di Cassandra a Salapia. Culti e miti che oggi fanno parte della cultura di un giovane artista di San Severo, Antonio Sacco, che attraverso una sua Mostra personale organizzata nel Castello di Monte San’Angelo, grazie al patrocinio del Comune di Monte Sant’Angelo, del Parco Nazionale del Gargano e di Ecogargano,   vuole rievocare, attraverso le  immagini e le proprie emozioni,  il mondo e la cultura dei Dauni, incominciando dal mito di Diomede, per proseguire poi attraverso il culto di Cassandra, la leggenda di Polifemo, il rito dell’incubatio,  ma soprattutto attraverso  la rievocazione della cultura daunia, vista attraverso gli aspetti della vita quotidiana, con immagini di animali, ma anche della gente. Così l’arte rievoca un tempo della nostra memoria, la stessa che sta alla base della nostra civiltà e della nostra cultura. Del resto ogni presente e soprattutto ogni futuro non ha senso se il tutto non viene legato al passato, da cui ogni artista deve trarre ispirazione e quindi sensazioni, affinchè l’uomo non dimentichi le proprie radici e quindi il proprio passato. Un passato che conserva sempre, specie se ciò avviene attraverso l’arte, quel senso di immortalità che fa si che l’uomo si senta partecipe del mistero della vita, ma anche del mistero della morte, che ci dà il senso del finito, ma anche il senso dell’eternità e quindi dell’immortalità. Antonio Sacco, con la sua arte e la sua bravura, riesce a portarci verso un

mondo a noi sconosciuto, ma che diventa vivo e palpitante attraverso le immagini dei suoi personaggi e delle sue emozioni, legate soprattutto al trascorrere del tempo, che diventa reale e presente attraverso l’arte e quindi attraverso la propria storia, ma soprattutto attraverso la rievocazione degli antichi miti e culti della terra di origine, la Daunia. Quella stessa che nell’antichità ha visto la presenza di vari popoli, fra cui i Dauni, di stirpe illirica. Un popolo e una cultura che, attraverso le immagini di Antonio Sacco,  ritroviamo nel rito dell’incubatio, un tempo presente nei culti di Calcante e di Podalirio, ubicati presumibilmente sul Monte Gargano, oggi Monte Sant’Angelo, dove l’Arcangelo Michele, attraverso le Apparitiones,  ebbe il suo culto. Ma nelle opere di Antonio Sacco l’orizzonte temporale diventa essenziale attraverso la rievocazione di altri culti e miti, fra cui quello di Cassandra e di Diomede. Cassandra simbolo della verginità violata, e quindi della condanna contro ogni azione sacrilega. Mente Diomede è l’eroe venuto dal mare, spirito libero, amante dell’avventura, tanto da fondare diverse città nella Daunia, fra cui Siponto, Lucera, Arpi, Canosa, ed ebbe degna sepoltura nelle Isole Tremiti, dove il canto degli uccelli non fa altro che riecheggiare il dolore per la perdita dell’eroe greco. Un mondo, dove il coraggio e le conquiste, stavano alla base della civiltà greca, da cui nasce l’Europa e quindi la civiltà occidentale. Antonio Sacco, formatosi alla scuola artistica di Gerardo Gerardi, fratello del compianto Michele Circiello, entrambi interpreti della cultura daunia,  con le sue opere vuole farci partecipe di un mondo ancestrale, attraverso la rievocazione onirica di ciò che è alla base della cultura pugliese, ma soprattutto della civiltà mediterranea, da cui nascerà poi l’identità di un popolo e di una nazione, quella italica. Un’arte, quella di Sacco, che diventa memoria storica di un popolo, di una civiltà. Una gestualità istintiva, ma nello stesso tempo rappresentativa di una realtà interiore che appartiene solo all’artista, ma che diventa realtà visiva attraverso le immagini della sua tela. Del resto, come afferma Ives Celli, “la presenza identitaria dei Dauni viene confermata in queste opere che nel retaggio culturale della cultura greca, esprimono appartenenze differenziate dentro magnetismi complessi, dove l’estremo si confonde con leggi di dominio e di supporto, per conquistare le forme più elevate dello spirito”. Ad Antonio Sacco, quindi,  l’auguro e il plauso di continuare nella sua ricerca verso la conoscenza della nostra identità culturale, di cui ogni individuo non può fare a meno, se non perdere per sempre l’essenza del proprio vivere e del proprio essere nel mondo.

                                 GIUSEPPE PIEMONTESE

                        Società di Storia Patria per la Puglia