MONTE SANT’ANGELO L’IMPORTANZA DEL DECORO URBANO PER UNA CITTÀ UNESCO. SALVIAMO I PALAZZI STORICI

 Palazzo Grimaldi

  di GIUSEPPE PIEMONTESE

Il passato ha valore se viene legato al presente per progettare il futuro. Ogni memoria storica ha un significato solo se ciò che viene ricordato serve a far vivere l’esistente, in cui il senso della bellezza e dell’ingegno dell’uomo viene rapportato al sentimento di conservare la memoria del passato per tramandarla alle nuove generazioni. E ciò è alla base della cultura e delle civiltà, di cui solo l’uomo è l’artefice e il creatore. Il dovere dell’uomo è quello di tramandare ai posteri ciò che l’uomo stesso, come artista e scienziato, ha creato e ha riempito di sé con le sue opere  il mondo e, quindi, la vita stessa di ognuno di noi. Tutto questo ragionamento sta alla base del concetto di cultura e, quindi, dell’arte, di cui l’uomo non può fare a meno, se non dimenticare le proprie origini e l’atto in cui l’uomo stesso è diventato Homo Sapiens e, quindi, creatore della bellezza.

                                                    Palazzo Ciampoli

Via Castello

Espressioni di bellezza e di arte sono i nostri Beni culturali: cattedrali, chiese, palazzi, opere pittoriche, musei, biblioteche, città con i loro centri storici. Insomma tutto ciò che proviene dall’ingegno dell’uomo, siano essi Beni materiali che Beni immateriali, come le tradizioni, i canti, i racconti, la musica, ecc. Purtroppo di tutto questo ben poco siamo consapevoli. La nostra mente è occupata più che dal passato, quanto dal presente, e spesso ci dimentichiamo di tutto ciò che ci circonda; anzi spesso facciamo del tutto per distruggerlo e, quindi, fare scomparire per sempre ciò che i nostri padri hanno voluto lasciarci. Beni culturali, ma soprattutto oggetti che hanno contribuito a far sì che una città avesse una propria identità e una propria cultura da tramandare. E in questo mi riferisco, specie per i piccoli centri, dei tanti palazzi storici che hanno contribuito a far sì che le città avessero una propria identità culturale, un proprio volto, una propria anima. Palazzi signorili dove spesso si sono svolti incontri e scambi di ogni genere, che hanno dato senso alla vita stessa della città, attraverso la presenza di artisti e uomini di cultura, pronti a creare monumenti e opere d’arte. Oggi, purtroppo, assistiamo ad un senso di indifferenza e di apatia verso queste testimonianze storiche, che un tempo erano al centro dell’attenzione di ogni città e di ogni classe sociale. E mi riferisco al senso di abbandono,  nella città di Monte Sant’Angelo, dei suoi Palazzi storici, che sembrano  “spenti” di ogni senso urbano, di ogni senso estetico. Testimonianze “mute e squallide”, immerse in un silenzio che fa pena. Non è possibile, oggi, in una città UNESCO, assistere a tale spettacolo indecoroso, non solo per la stessa città, quanto per la comunità che vi si risiede. Né vedo da parte di chi gestisce la nostra vita pubblica, la volontà di sensibilizzare i singoli proprietari di tali immobili, che, tengo a ribadire, sono patrimoni collettivi, in quanto fanno parte della  nostra identità culturale. Ne va di mezzo la nostra sensibilità e la nostra responsabilità nel tutelare e conservare il nostro patrimonio storico-culturale, di cui dobbiamo essere fieri di averlo, ma anche di saperlo conservare e tutelarlo. Ne va di mezzo il decoro stesso della città, di cui si fa riferimento nel Regolamento riguardante la Buffer Zone  della Città UNESCO, ma anche nel Documento Programmatico per la Rigenerazione Urbana DPRU, in cui si prevede per gli edifici storici l’obbligo di intervenire attraverso determinate tecniche murarie, nel rispetto della tipologia costruttiva degli edifici, fra cui la tinteggiatura delle facciate e la messa in sicurezza dell’edificio, nonché alcune norme per quanto riguarda l’arredo urbano, fra cui gli infissi e gli elementi architettonici e decorativi.  Nulla può essere più qualificante che vedere ritornare a nuova vita un palazzo storico o una chiesa, oppure un quartiere, un centro storico, un nuovo contesto urbano, in un processo di tutela, conservazione e valorizzazione  dell’esistente. Non bastano mille spettacoli di musica leggera o di musica rock, mille convegni o mille

Via Gambadoro

manifestazioni, nei confronti di un Palazzo storico o di un contesto urbano che ritorna a nuova vita e quindi a nuova funzionalità, sia essa privata che pubblica. Provo un grande dolore quando passeggio per il Corso della mia città, nel vedere i nostri Palazzi storici abbandonati al loro destino, in un totale stato di degrado urbano ed ambientale. Un grido di dolore e di sofferenza, di cui ogni cittadino, ma principalmente ogni amministrazione

Piazza de Galganis

Sede della Pro Loco

pubblica dovrebbe provare e attivarsi nel  trovare la strada per tutelare, conservare e valorizzare tali Beni culturali, per tanta parte legati alla nostra identità culturale. Non è vero che i Beni culturali, in questo caso,  i Palazzi storici siano Beni privati. Essi appartengono, per la loro  storia e la loro cultura, alla collettività e, quindi, alla città, che ne pretende il buono uso e la buona conservazione. Così come mi fa pena vedere lungo il Corso, ma anche in alcuni quartieri del Centro storico e della stessa città, muri cadenti, facciate degradate e corrose dall’acqua,  con ciuffi di erba, senza intonaco,  annerite dal tempo e dalla mancanza di manutenzione da parte dei proprietari, che non hanno assolutamente rispetto della città e del suo decoro. E tutto questo lo si nota specie nella Buffer Zone, che circonda il Santuario di San Michele, che è diventato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 2011. Esempi di degrado e di abbandono li troviamo guardando Palazzo Grimaldi,

Palazzo Vischi

Palazzo Ciampoli, Palazzo Guerra, Palazzo Gambadoro, dove troviamo Piazza de Galganis, non raggiungibile da parte dei portatori di handicap, con immobili che presentano facciate e prospetti degradati e anneriti da infiltrazioni di acqua piovana, e ancora Palazzo Vischi, Palazzo Fantetti, Palazzo De Angelis, ecc. Inoltre diverse facciate lungo Via Reale Basilica e Corso Vittorio Emanuele, fra cui la facciata della Pro Loco. Infine la mancanza di manutenzione e di valorizzazione di alcune strutture pubbliche, fra cui diversi immobili di proprietà comunale, come l’ex Biblioteca comunale e l’ex Ostello della Gioventù, abbandonati a loro stessi, in un completo degrado. A tutto ciò si aggiungono l’abbandono e la mancanza di valorizzazione e di cura di giardini e ville comunali, fra cui quella del Belvedere, di cui si è fatto solo il Bando di Concorso, senza che poi si è passato all’attuazione del Progetto vincitore.

Non possiamo dirci Città UNESCO se ciò che ci circonda è tenuto in pessimo stato, senza che nessuno intervenga o quanto meno, da parte dell’Amministrazione, si abbia l’obbligo di richiamare e costringere per legge i singoli proprietari degli immobili a rispettare il decoro urbano e soprattutto a metter in sicurezza l’esistente. Purtroppo nella nostra città, anche se oggi vi sono lavori in corso per le strade pubbliche urbane, per quanto riguarda il decoro urbano nulla si sta facendo. Nè vi sono interventi o progetti a riguardo. Ben venga il rifacimento delle strade urbane, ma il tutto deve essere collegato anche alla tutela e alla valorizzazione dell’aspetto urbano della città. Tutela, Conservazione e  Valorizzazione: tre elementi fondamentali di ogni buon vivere civile.

                                                         GIUSEPPE PIEMONTESE
                                                          Società di Storia Patria per la Puglia

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