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Gli ultimi studi sulla Sindone, la più dibattuta e controversa reliquia della fede cattolica, saranno resi pubblici in un convegno che si terrà sabato 10 giugno, alle ore 19:30, nella Chiesa Madre di San Nicandro Garganico. Lo rende noto l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro - Luogotenenza per l'Italia Meridionale, che insieme al Circolo Unione della città ha organizzato l'interessante iniziativa, chiamando due dei massimi sindonologi autenticisti, resisi noti in tutto il mondo negli ultimi anni per le loro scoperte: Giulio Fanti, professore associato di misure meccaniche e termiche presso il Dipartimento di Ingegneria industriale dell'Università di Padova e Matteo Bevilacqua, già direttore del Reparto di Fisiopatologia del Policlinico Universitario di Padova, nonché specialista in pneumologia, cardiologia, medicina interna e cardiologia diagnostica.

 

Al convegno, patrocinato dal Comune di San Nicandro Garganico e sponsorizzato dall'Ordine dei Medici della Provincia di Foggia, l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Foggia, la Diocesi di San Severo, la Pro Loco di San Nicandro Garganico e la Parrocchia di S. Maria del Borgo (Chiesa Madre), presenti con i rispettivi rappresentanti, parteciperà anche il nuovo vescovo di San Severo, mons. Giovanni Checchinato.

"L'uomo della Sindone: chi è, com'è morto, è lui il risorto?", questo il titolo del convegno, nel quale i relatori parleranno delle ultime scoperte in campo scientifico. Giulio Fanti, già alcuni anni addietro fu tra i primi a mettere in discussione la datazione del sacro lenzuolo al carbonio 14 eseguita nel 1988, rilevando alcune eccezioni di carattere chimico e meccanico che avrebbero alterato la superficie delle circa duecento fibrille di ogni filo con cui è intessuto il lino della Sindone. L'equipe padovana, attraverso sperimentazioni uniche al mondo, è quella che ha prodotto i maggiori elementi scientifici che propendono per l'autenticità, ovvero una datazione antecedente al Medioevo, che è il periodo risultato dal C14 ma anche quello in cui per la prima volta è menzionata su un documento scritto una "figuram sive representationem sudarii Domini Nostri Iesu Christi" (bolla di papa Clemente VII del 1389). 

Secondo quanto accertato anche dai non autenticisti (coloro che ritengono sia un falso), l'immagine della Sindone si è formata solo superficialmente alle fibre. Fanti e altri studiosi (come un recente studio dell'ENEA) ritengono che l'immagine si sia impressa verosimilmente a seguito di una fortissima esplosione di energia radiante. Dalle caratteristiche della sagoma e delle tracce di ferite, invece, altri studiosi, tra essi Matteo Bevilacqua, hanno ricostruito gli ultimi momenti di vita dell'uomo della sindone (di fatto, gli studiosi non parlano mai di Gesù di Nazareth, per quanto il "racconto" del sacro lenzuolo coincida con i vangeli), descrivendone la crocifissione e le cause della morte.

Un'occasione, insomma, per apprendere nuove conoscenze da due eminenti studiosi che hanno visto da molto vicino e toccato con mano la reliquia più famosa della Chiesa Cattolica, dedicandole gli studi, certo non ancora conclusi, di un'intera vita. Sicuramente il punto di vista di chi ritiene senza ombra di dubbio che il lenzuolo sia dell'epoca in cui Cristo è vissuto e che l'immagine si sia formata in modo soprannaturale, se nessuno ad oggi - è un dato di fatto - è ancora riuscito a produrne una copia abbastanza fedele per caratteristiche fisiche e chimiche.