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Per comprendere il presente bisogna essere consapevoli di ciò che ha rappresentato il passato e ciò che potrà essere il nostro futuro.

Bisogna, dunque, assumere – senza vergogna o sensi di colpa – la consapevolezza che, nel tempo, le ragioni e gli interessi non solo politici ma anche di certa classe produttiva e professionale, cioè gli interessi e le ambizioni dei pochi rispetto ai tanti, hanno condizionato il paesaggio politico, sociale, urbanistico territoriale, ambientale, culturale e produttivo facendo regredire la città di Monte Sant’Angelo, oscurandone il volto ed il ruolo che ha storicamente ricoperto nell’intera provincia di Capitanata.

E’ stato consentito (per gli interessi dei pochi) la brutalizzazione (per citarne alcuni) dell’assetto urbanistico altomedioevale della cittadina, permettendo la distruzione di interessanti aggregati urbani, storicamente rilevanti, costituiti – per lo più - da case in grotta (simili, per intenderci, a quelle di Matera o Gravina in Puglia), il vilipendio culturale di architetture storiche quali l’Abbazia di Pulsano o, addirittura ed a mio personale parere, l’inidoneo utilizzo di scelte e tecniche progettuali-costruttive e d’uso dei materiali riguardanti i compendi immobiliari storici quali, a titolo meramente esemplificativo, la Chiesa di S. Pietro con il suo portale basilicale, la scalinata del Convento dei Cappuccini, l’eremo di San Gregorio Magno, il Convento dei Celestini, ecc.

                Magari, lo studio del latino o del greco, gli approfondimenti sulla letteratura italiana, la lettura dei grandi poeti quali Dante o Petrarca, Leopardi o Manzoni, Ungaretti o Montale, ovvero lo studio del pensiero dei grandi filosofi greci e latini, avrebbero dovuto, diversamente, consentire di spaziare verso orizzonti ben più nobili di quelli che viviamo giornalmente, avrebbero dovuto, cioè, aiutare il cittadino e la città – tutti insieme - a percorrere le strade del progresso con lo sguardo rivolto alla nostra storia, alle nostre tradizioni ed ai nostri valori, a costruire la città con maggiore spirito critico multidisciplinare ed affrontare, con consapevolezza e misurata sicurezza, la vita di tutti i giorni.

                La città di Monte Sant’Angelo ha perso, strada facendo, la memoria; ne è prova la disapplicazione, pressoché totale, del regolamento edilizio comunale e del piano regolatore generale che, seppure aventi una storia lunga e travagliata, hanno consentito un pur minimo di pianificazione, la cui disapplicazione è stata negli ultimi anni a vantaggio di valutazioni e scelte progettuali di scarso valore, ricorrenti più i gusti della committenza piuttosto che la conservazione dei valori storici, urbanistici ed antropologici. In una parola, non è stato permesso alla città di conservare la sua dignità storica.

Soffermiamoci, per un attimo, sulla “distruzione” del rione Fosso negli anni ‘90, il cui programma di recupero fu giustificato dalle evidenti condizioni di degrado igienico-sanitario del quartiere, dall’assenza pressoché totale di abitazioni confortevoli e dignitose. Nel vederne gli effetti, siamo tutti ormai consapevoli che scelte progettuali e politiche oneste di più larghe vedute avrebbero consentito, da un lato di rivalutare l’assetto urbanistico originario dell’architettura spontanea in grotta, di riqualificare e di rigenerare il quartiere ed il costruito mediante interventi di recupero urbanistico ed edilizio rispettosi delle tipologie originarie e delle tecniche costruttive e d’uso dei materiali storici, dall’altro di conservare le matrici storiche e culturali del quartiere pur nel rispetto delle moderne esigenze abitative. Avremmo potuto godere, in una parola, oggi ed in futuro, delle medesime opportunità e raccogliere gli enormi vantaggi dell’urbanistica ragionata operata ai “Sassi” di Matera.

                Da questo esempio, ma ce ne sarebbero tanti altri, scaturisce la sottile volontà di sostituire la cultura e la politica (che pure abbondano) agli interessi di parte, avendo consentito l’edificazione di migliaia di metri cubi di edilizia residenziale, amorfa, senza anima o cuore, assente dei pur minimi bisogni di attrezzature e servizi pubblici, dotata di impianti viari irrazionali, realizzati più per assecondare le disposizioni geometriche degli edifici che per regolarizzare i flussi veicolari locali. L’assenza poi di un solo filo d’erba rende evidente il fallimento di quell’azione politica.

                Anche il centro storico, per quanto la sua matrice urbanistica sia rimasta (per fortuna) pressoché immutata, ha subìto e subisce interventi edilizi di dubbio gusto e di spropositata gravità. Intanto, tutti gli interventi, così come eseguiti, sembrano per lo più difformi dal regolamento edilizio comunale; ne è prova l’abbondanza delle sostituzioni dei coppi originali con tegole del tipo marsigliese, portoghese ecc., dei canali di gronda sostituiti con altrettanti in alluminio (magari di colore marrone!), la sostituzione degli infissi con altre tipologie più rispondenti alle norme sul contenimento dei consumi energetici (una scelta più oculata avrebbe permesso l’uso di infissi in legno aventi analoghe caratteristiche costruttive, ovvero adottando materiali alternativi ma con caratteristiche tecniche e tipologiche più aderenti all’idea di conservazione delle preesistenze, il rifacimento di intonaci tirati a liscio come farebbe un barbiere nel radere il primo cliente convenuto, il ricamo di discutibili tubature per il trasporto del gas metano ovvero l’intreccio aereo di cavi elettrici di ogni foggia, colore e dimensione, la sostituzione della pietra locale con altre di inopportuno valore architettonico. Tutto questo ha snaturato, a parere di chi scrive, la natura selvaggia, aspra e spontanea del rione Junno, del Largo Tre Ottoni, del Rione Grotte o di Piazza della Trinità o dell’entropico intreccio di viuzze e vicoli della città antica ed ottocentesca ed altre ancora. Lo stesso corso principale, dalla piazza Cappelletti fino all’edificio scolastico G. Tancredi, ha subito la stessa sorte; la sostituzione di taluni edifici di elevato valore storico ed architettonico ha snaturato le prospettive planovolumetriche mediante l’edificazione di complessi di scarso valore architettonico ma dall’elevato valore commerciale. Alcuni esempi potrebbero essere individuati nel nuovo complesso residenziale dell’ex cinema Granatiero oppure nell’edificio multipiano di Via Sacro Cuore di Gesù, ovvero nella superfetazione della vecchia piazza del Lago sul corso principale, o di Via Lata, ecc.

                L’intera città, dunque, ha subito (focalizzando l’attenzione non solo all’edilizia residenziale privata ma anche a quella pubblica), una significativa regressione culturale. Non risultano incolpevoli i cittadini, le imprese artigiane, i progettisti, non è incolpevole il Comune, nella sua accezione più ampia (quest ultimo carente specificatamente nelle attività di verifica e controllo). Ne deriva, quindi, che tutta la città non ha saputo conservare integra la propria storia, dimenticando, ahimè, la propria memoria.

                Ciò detto, bisogna scommettere in un radicale cambiamento culturale e politico, bisogna invertire il modo di pensare e vivere la città. Non è - a mio parere - difficile né è impossibile; c’è bisogno di credere in Monte Sant’Angelo, nelle sue emergenze storiche e culturali, nelle sue tradizioni, nei suoi enormi valori ambientali e territoriali, in una parola nei suoi “luoghi dell’identità”.

                Proverei, dunque, ad elencare, in via indicativa ma certamente non esaustiva, una serie di cose che si potrebbero fare senza spendere troppe energie ed utilizzando gli enormi mezzi anche economici che l’Europa e la Puglia mettono a disposizione, avvantaggiati da una legislazione regionale moderna ed efficace.

Non esistono, se ci crediamo, barriere che possano inficiare le politiche virtuose poste a beneficio del bene comune, sul rispetto delle tradizioni e della propria storia. Se ci crediamo, ognuno potrà, col suo operato, portare vantaggio all’intera comunità e creare le basi di uno sviluppo duraturo di comunità anche per le future giovani generazioni a cui saremo onorati di passare il testimone per la tutela e la conservazione della città dell’Arcangelo Michele.

Alcune di queste riflessioni (sinteticamente elencate appresso) potrebbero concretizzarsi in poco tempo e con poche risorse, altre con percorsi mediamente più lunghi e complessi ma non impossibili:

  1. I LUOGHI DELL’IDENTITA’. Monte Sant’Angelo è la città delle “mille piazze”, delle “mille lapidi” e delle “mille architetture”. E’ la città dei “mille monumenti” e dei “mille palazzi”. Tutti questi sono luoghi dell’ identità. Ognuno di noi ne possiede uno; ho vissuto per lungo tempo in Via Sacro Cuore di Gesù, chiassoso ricettacolo di pochi bambini, dove le famiglie erano una sola famiglia, dove la casa dell’amico era la mia casa e la mamma o il papà dell’amico erano la mia mamma ed il mio papà. Ogni strada, ogni vicolo, ogni anfratto è un luogo dell’identità. In tale prospettiva si potrebbe realizzare un percorso museale all’aperto che viaggia con noi, nel nostro immaginario, sui nostri smartphone, un percorso che comprenda gli edifici storici e le antiche piazze, i vicoli più remoti e le attrezzature pubbliche e private più avanzate, i negozi e le botteghe artigianali, le corti dei grandi palazzi e le balconate delle piccole case a schiera. Un percorso di condivisione denominato “I LUOGHI DELL’IDENTITA’” urbana e sociale, dove noi tutti potremmo sentirci di dire “Io sono il luogo in cui abito”. E’ un percorso facile da realizzare, senza particolari risorse economiche, utilizzando sinergicamente i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia. In questi luoghi dell’identità potremmo, poi, procedere alle misure di conservazione, naturalizzazione, rigenerazione e riqualificazione.
  2. LE ISOLE AMBIENTALI. La realizzazione delle isole ambientali e delle 30 zone. Monte Sant’Angelo è, dal punto di vista orografico ed urbanistico, una città di crinale, costruita cioè su un crinale montuoso. Tale tipologia impone un impianto viario difficile, costituito essenzialmente, specie nelle zone storiche, da un unico asse stradale principale, talvolta di modeste dimensioni, su cui si concentra massivamente il traffico veicolare e pedonale. Sul corso principale, ad esempio, si potrebbero realizzare alcune isole ambientali, in modo da accentuare la passeggiata a piedi piuttosto che l’uso dei veicoli a motore. Le isole ambientali possono restituire alla città la bellezza dei luoghi, possono migliorare il rapporto tra uomo e città, tra ambiente costruito ed ambiente non antropizzato, migliorano la socializzazione, ed ogni visione prospettica della città assume un valore certo e diverso. Le isole ambientali possono riguardare le piazze, il corso principale, le aree prossime ai monumenti pubblici ma anche i piccoli slarghi e le più remote corti del centro storico, calibrate in ragione dell’importanza, delle dimensioni geometriche dei luoghi, del significato culturale.
  3. LE 30 ZONE. Le 30 zone e le zone a traffico controllato promuovono la riorganizzazione dei flussi veicolari e dei flussi e dei percorsi pedo-ciclabili, mediante la realizzazione di centri intermodali di transito e parcheggio con diversificazione volumetrica automatizzata. A regime, ci potrà essere una riduzione sensibile dell’uso degli autoveicoli a tutto vantaggio dei mezzi pubblici, di piccole dimensioni, magari a trazione elettrica. La realizzazione delle 30 zone sono subordinate alla riprogettazione urbanistica del traffico (piano del traffico) con individuazione delle attrezzature di scambio intermodali, la possibilità di ampliamenti e di specializzazione nei mezzi di trasporto, di implementazione strutturale (eliporto, funivia leggera, taxi, autobus di linea e veicoli di trasporto urbano, parcheggi multiservizi e collegamenti viari anche di tipo meccanizzato). L’attuale legislazione comunitaria, nazionale ed anche regionale (ad es. i progetti di rigenerazione urbana) consente di poter disporre di investimenti certi cogliendo anche l’opportunità di costituire delle società miste pubblico-privato o solo a capitale privato. Gli investimenti potranno essere graduati secondo ordini di priorità e potranno interessare non solo l’implementazione della filiera turistica ma risolvere definitivamente i problemi legati al pendolarismo.
  4. LA STRADA NEL VERDE (GREENWAY). Percorsi ciclo pedonali, isole ludiche e spazi attrezzati per le attività sportive dilettantistiche ed agonistiche. Rivalutazione del parco urbano della Madonna degli Angeli, della S.P. 55 per Pulsano o della Via Panoramica Sud. La Rete dello Sport mediante la realizzazione di percorsi per lo jogging, per le MTB, percorsi educativi per bambini, ecc.
  5. LA CARTA DEI PERCORSI. La carta dei percorsi diventa un elemento di congiunzione con i luoghi dell’identità. Consentirà di godere della città attraverso una riorganizzazione plastica delle filiere culturali e produttive, delle ambizioni storiche , religiose, artistiche e degli usi e dei costumi. I percorsi potranno dunque, essere differenziati secondo le seguenti correlazioni e sintetizzati in percorsi:
    1. della memoria;
    2. delle arti e delle professioni;
    3. della storia e della religiosità;
    4. degli usi e dei costumi;
    5. dei detti e dei proverbi;
    6. del brigantaggio;
    7. della natura;
    8. della scuola e delle sue istituzioni,
    9. della lingua e del parlato;
    10. ………

In tale prospettiva, potrà essere aggiornata l’onomastica stradale, generando ii percorsi che sintetizzano i luoghi deputati alla conoscenza della città e delle sue spontanee peculiarità.

  1. LA BELLEZZA. Incentivare il rifacimento ed il miglioramento estetico-funzionale degli edifici, anche storici, pubblici e privati. La sua concretizzazione trova spunto nei progetti di riqualificazione, ovvero di rigenerazione urbana, sui quali la Regione Puglia offre interessanti opportunità, sia sotto l’aspetto degli investimenti economici necessari che in merito allo snellimento delle procedure burocratiche. Si potrebbe, dunque, investire nella rivalutazione dei paesaggi urbani godibili attraverso l’analisi delle prospettive delle aree urbane di pregio. In tale ambito, potrebbe trovare spunto il sistema dell’accessibilità del centro storico e delle aree periferiche degradate, la meccanizzazione di ambiti urbani complessi ed il controllo dinamico delle presenze. Non secondario è il progetto per il recupero ambientale delle periferie urbane, mediante progetti ragionati di urbanistica ambientale, con la riqualificazione di ambiti urbani e semi-urbani importanti. A titolo esemplificativo, si potrebbe concretizzare un progetto, peraltro poco costoso, per la riqualificazione ambientale ricompresa tra Via Sant’Antonio Abate e la cinta muraria di San Leonardo, quell’area aderente, cioè alla provinciale Panoramica Nord. La cura del verde ed un’illuminazione architetturale rivaluterebbe la zona e rendere bella e gentile la periferia. Tale modello andrebbe esteso all’intera città ed al territorio.
  2. ESPORTARE IL CENTRO STORICO. Significa aprire i i palazzi signorili alla città ed ai cittadini, significa godere dei monumenti storici e delle aree ambientali urbane di pregio, utilizzando il sistema collaudato degli eventi, in sinergia ai grandi eventi nazionali ed internazionali.
  3. IL MUSEO ARCHITETTONICO ALL’APERTO. Mostrare, attraverso degli applicativi e dei percorsi guidati, le tipologie edilizie ed i tipi murari la cui lettura consentirà di conoscere le modalità costruttive e l’evoluzione storica ed architettonica dei luoghi. Il museo architettonico all’aperto sarà collegato alla rete museale comunale in modalità open – out al fine di consentire una rapida lettura tra le opere all’aperto e le altre ricoverate nei locali museali della Basilica di San Michele, nel Museo Tancredi, ecc. Riconoscere le tipologie murarie, valutarne le tecniche costruttive, l’uso virtuoso dei materiali e delle tecniche di restauro, consentiranno ai cittadini di costruire una propria identità culturale, posta a servizio della Comunità dei cittadini, per crescere, insieme, tutti.
  4. GLI ORTI PERIURBANI. Nel 2002 partecipai ad una riunione allargata, ricordo presso la sede della vecchia biblioteca comunale, dove prospettai ai convenuti un’esperienza vissuta e concretizzata quale capo Settore Tecnico di un importante Comune della Bassa lodigiana. L’esperienza era quella di concedere in comodato d’uso gratuito a persone con disabilità od a cittadini anziani, piccoli appezzamenti di terreni a coltivo, raggiungibili facilmente a piedi o con autoveicoli, dotati di approvvigionamento idrico. Riuscii a concretizzare il progetto ed a consentire a queste persone di potersi dedicare al recupero di campi coltivabili, abbandonati da tempo, e restituirli alla città secondo le sue graziose geometrie, i suoi multicolori ed i suoi odori. Fu un’esperienza affascinate che volli rappresentare 15 anni fa. Ora la ripropongo, riadattando l’idea (non certo nuova) a Monte Sant’Angelo ed ottenendo, da un lato i positivi e scontati effetti sociali, dall’altro un arredo urbano singolare conforme alla natura dei luoghi ed alla storia contadina del borgo.

La politica, dovrà provvedere al Governo della Città, non più quale contenitore di sola burocrazia che svolge il compito di mera sola contabilizzazione, ma quale modello direttore delle attività e dei servizi al cittadino, secondo le logiche virtuose dell’efficienza, dell’efficacia e dell’economicità dell’azione amministrativa, dovrà governare il territorio in sinergia con le altre istituzioni pubbliche insistenti sul territorio comunale. Non si può più sbagliare. Il Comune, le Scuole e le altre Istituzioni pubbliche dovranno essere la fucina delle avanguardie culturali e delle competenze multidisciplinari formative, dovranno essere, d’ora innanzi, il volano della promozione dell’arte e della bellezza, delle scienze e dell’innovazione, dei servizi al cittadino e della salute.

Antonio Guerra – ingegnere urbanista