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Non pensavo potesse capitare davvero a me, a me grande ipocondriaca, a me che anche per un raffreddore restavo a casa per paura di avere la febbre, a me che ogni giorno pensavo al tumore per qualsiasi dolore avvertissi, a me con un fratello disabile in casa...eppure, una sera, in un momento di profonda tristezza, chiesi a Dio di farmi ammalare per carpire le attenzioni del mio fidanzato che non avevo più ormai da tempo...ed eccomi accontentata. A distanza di qualche settimana, la scoperta di quel carcinoma al seno sinistro avvenne in piena regola e senza sconti. Dopo due settimane di incredulità,mi sottoposi ad una sfilza di esami quali ecografia, mammografia e biopsia per cercare di capire la vera natura ma dentro di me sapevo già tutto...E così scattò il conto alla rovescia per il giorno dell'intervento (13 marzo 2013 - giorno della elezione di papa francesco), una vera benedizione ma anche l'inizio di una lunga e travagliata sofferenza fisica e psicologica. Pregai tanto, mi riavvicinai a nostro Signore e arrivai a quel fatidico giorno con il pensiero fisso di poter ricevere una grazia (pensiero da superbi...) e quella grazia ci fu perchè la mattina dell’operazione ero stranamente tranquilla, eppure non dormivo da giorni, avevo fatto tremila visite e soprattutto non avevo mai messo piede in un ospedale da ricoverata, neanche due anni prima quando, a causa di un brutto incidente stradale, mi ruppi la testa. Tutto andò bene, intervento riuscito, cicatrice perfetta, ma di lì a poco altri calvari, ben più dolorosi, mi aspettavano al confine della mia vita. Mi fu detto "ora sei sana", ma non era così, un'altra diagnosi infausta era pronta su un bel piatto d'argento per me: numerose metastasi alla colonna vertebrale e al femore destro. Ebbene, tutto questo stava proprio accadendo a me, un vero incubo come in un film. Mi vedevo in terza persona, non ero io ad andare in giro tra i corridoi dell'ospedale tra visite ed esami, non ero io a soffrire dentro ad un letto di dolori atroci, non ero io a restare sveglia per notti intere su un giaciglio diventato ormai il mio peggior nemico, non ero io ad essere vestita ogni giorno dalla mia mamma (insieme a mio fratello Nico), non ero io a sentire la mia schiena spezzarsi in due ogniqualvolta dovevo alzarmi da una sedia. E così presto il primario di oncologia mi fece ricoverare nuovamente, a due mesi dall'intervento, per approfondire l'origine di questi dolori: ed ecco l'atroce scoperta. Nessuno mi credeva, quasi tutti (eccetto mio cugino) pensavano che si trattasse di dolori inventati solo dalla mia testa e nulla più, forse per attirare l'attenzione su di me...io che ero e resto una persona timida e riservata...Ma non è finita qui, l'ultima sera in ospedale avvenne quello che una persona fidanzata da 14 anni non vorrebbe mai scoprire: il tradimento del partner. Una sofferenza dilaniante, straziante, forse ancora più forte di quelle scosse elettriche che ti lasciavano impietrita, più forte che girare a braccetto nel corridoio di un reparto (poi rivelatosi il più bello per le storie di amicizia e di affetto che nascono tra pazienti e pazienti e pazienti e sanitari, sempre pronti ad una parola di conforto) in cui mai nessuno vorrebbe metterci piede neanche per andare al bagno...ma quella scoperta fu invece una vera “benedizione” perchè servì a farmi distrarre dalla malattia, a non pensare a quello che mi stava capitando nel corpo. Quanti pianti, quante lacrime ma anche tanti sorrisi, abbracci e testimonianze di affetto da parte di tanti amici e parenti come non avrei mai immaginato...e sono stati tutti loro a tirarmi su, a farmi uscire dal baratro in cui ero finita. Per quanto mi riguarda, volevo solo morire, cercavo la morte perchè la mia vita non aveva più ragione di essere: avevo perso la salute, l'amore e il lavoro...non restava che uscire di scena e chiudere il sipario una volta per sempre...e invece, piano piano, a piccoli “passi”, tanti segni e miracoli celesti si sono manifestati a me che non credevo più in nulla, le mie preghiere erano agitate, dettate dalla più cieca disperazione e dal più profondo sconforto. E così un bel giorno ho ripreso in mano la mia vita, sono tornata a prendermi cura di me, a star bene con gli amici cari, a trascorrere le giornate nell'ozio più totale, a chiacchierare con gli amici fino a tarda notte sotto lampi, fulmini e saette, ad andare in spiaggia per gustare una mite notte stellata di settembre, a sorseggiare caffè e mangiare cornetti caldi al bar con le mie dolci e tenere amiche, a passeggiare sotto al bel sole cocente, a pregare in una chiesa silenziosa. Ora sto curando le ossa ma la cosa più bella è riassaporare la vita come non mai, nei piccoli gesti quotidiani, da un saluto, ad un abbraccio, ad un sorriso, ad una carezza...prima avevo tutto ed ero triste, ora ho perso delle cose ma sono estremamente serena e finalmente posso dire di aver toccato con mano la gioia di vivere. Bisogna credere che Qualcuno da Lassù rimette a posto la nostra vita come i pezzi di un bellissimo puzzle...

Anna Castigliego