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Nasce a Monte S. Angelo l’Officina Cittadina della Partecipazione

Nasce a Monte S. Angelo l’Officina Cittadina della Partecipazione

Tra i promotori troviamo volti noti e meno noti della politica locale, tra i quali spiccano i nomi del prof. Donato di bari, l'avv.  Antonio Rinaldi,  il col.  In pensione Prencipe Giuseppe, il dott. Claudio Gianfreda, oltre a tanti altri componenti che hanno aderito a questo nuovo movimento politico.

Vi proponiamo il loro manifesto di presentazione:

L’Officina Cittadina della Partecipazione (OCdP) vuole stimolare la collaborazione, la promozione dello scambio e della condivisione delle buone idee e delle buone pratiche; vuole essere una fucina di idee della città per la città.

La comunità di Monte Sant’Angelo, in seguito agli eventi che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale, sta vivendo una fase critica che rischia di esasperare ancor di più il clima di conflittualità, di sospetto reciproco e di sfilacciamento del senso di comunità.

Nel Decreto del Presidente della Repubblica del 20 luglio 2015 si legge: «Considerato che nel comune di Monte Sant'Angelo (Foggia) (…), dall’esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza della criminalità organizzata che hanno esposto l’amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l’imparzialità dell’attività comunale;

«Rilevato, altresì, che la permeabilità dell’ente ai condizionamenti esterni della criminalità organizzata ha arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettività e ha determinato la perdita di credibilità dell’istituzione locale;

«Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l’interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell’ente locale; (…)».

Comunque si vogliano interpretare tali eventi, essi rappresentano un pesante fardello per la nostra comunità e con essi bisogna fare i conti evitando una superficiale indifferenza o un atteggiamento saccente.

Qualche anno fa Don Ciotti parlando ai cittadini di Monte Sant’Angelo, li invitò ad avere la consapevolezza che la cultura mafiosa è presente in ognuno e che è proprio da sé stessi che bisogna far partire il cambiamento, se si vuole sconfiggere un così radicato cancro sociale. Il fenomeno della mafia intacca e indebolisce la convivenza civile minandola sia con la ferocia della violenza sia con la “mafiosità”, cioè con quell’impianto di disvalori quali il privilegio, l’arbitrio, il fluttuare tra un clima di sottomissione ruffiana, da un lato, e l’intimidazione e la sopraffazione, dall’altro. Mafia e mafiosità sono più insidiose quando non fanno rumore, perché la società non si accorge di loro mentre in realtà continuano ad esistere e ad alimentarsi di omertà e affari illeciti. E niente è più corrosivo per la tenuta dello spirito pubblico della pacifica “illegalità” che piano piano si fa sistema. Quando questo accade allora il privilegio si sostituisce al principio che “la legge è uguale per tutti”, i favori subentrano ai diritti, il malaffare si intreccia con l’economia fino a giustificare perfino la violenza. Per fortuna, si fa per dire, a Monte Sant’Angelo il rumore c’è stato ed ha portato allo scioglimento del Consiglio Comunale. Ora è compito della città, tutta, trovare gli antidoti affinché non si corra il rischio di far finta di cambiare tutto per non cambiare niente.

Dinanzi alle mafie e ai comportamenti mafiosi non si può essere indifferenti. Ancora Don Ciotti a tal proposito ha affermato: “In ogni tacere o parlare, in ogni decidere, noi decidiamo da che parte stiamo”. Abbassare la guardia, avere comportamenti che in qualsiasi modo confermino o tollerino stili “mafiosi”, clientele, raccomandazioni, voto di scambio, legislazione ambigua o compiacente, pizzo, usura, corruzione ecc., hanno forti ripercussioni sociali ed educative. Diffondono malcostume, creano mentalità, capovolgono valori e punti di riferimento, cancellano i diritti e disgregano la comunità.

La cultura mafiosa può essere fronteggiata e sconfitta con gli strumenti ordinari della democrazia. Il compito non può essere affidato solo ai poliziotti e ai procuratori, è necessario e indispensabile, infatti, diffondere oltre che legalità anche la cultura della legalità. Da una parte c’è la legalità imposta, dall’altra c’è la cultura della legalità, il rispetto delle regole, il rispetto della democrazia, il rispetto degli esseri umani come valore da ricercare e praticare.

L’OCdP si propone di contribuire a creare spazi e momenti di partecipazione collettiva perché dialogare, confrontarsi e condividere sono, più che mai, imperativi ai quali nessuna componente della nostra città dovrebbe rinunciare. Siamo certi che così facendo, col tempo, dal dialogo, dal confronto e dalla condivisione possano rinascere:

un rinnovato senso dell’essere comunità;

la fiducia verso le istituzione;

una sana competizione politica basata sulle idee e sul rispetto reciproco;

lo spirito di mettersi al servizio degli altri.

L’OCdP vuole, quindi, stimolare la collaborazione, la promozione dello scambio e della condivisione col fine di creare nuovi modelli di governance dal basso che possano far riscoprire al cittadino un nuovo senso di appartenenza e di protagonismo decisionale. A tal fine propone, fin da subito, di avviare una confronto per giungere a definire: un codice etico per le scelte politico-amministrative; la modifica dello statuto comunale vigente; l’aggiornamento dei regolamenti comunali; l’istituzione di conferenze cittadine programmate.

Siamo convinti che tali strumenti di partecipazione siano da incoraggiare e perseguire con convinzione per superare questa fase di ristagno sociale. Far conoscere, far monitorare e far dire la propria ai cittadini sul modo in cui i processi amministrativi incidono sulla loro vita può rappresentare, oltre che uno strumento democratico e trasparente, anche un modo per ritrovare il senso dell’essere comunità e spingere tutti ad essere vigili, più attivi e fare in modo che i risultati che così si potranno ottenere siano duraturi nel tempo, perché costruiti e realizzati con la partecipazione di tutti.

L’OCdP non sarà schierata come o con qualche partito politico, piuttosto vuole stimolare gli stessi, così come il modo associativo e i cittadini tutti, a considerare che partecipazione, dialogo e condivisione, invece che divisione, dissidio e contrasto, siano l’unica strada per far risorgere e tornare a brillare la nostra città, Monte Sant’Angelo.