Lo stato giuridico attuale del complesso monastico di Pulsano. La storia narrata dalllo storico locale Alberto Cavallini

Serata interamente dedicata, quella di mercoledì 27 novembre, nella Green Cave, alla storia più recente dell’abazia di Pulsano con particolare riguardo allo stato giuridico attuale del monastero, che ha vissuto alterne vicende, dalla metà del Settecento fino ai giorni nostri, una storia raccontata, con competenza e rigorosità di dati, dallo storico locale, Alberto Cavallini. La narrazione di Cavallini è partita dalla metà del settecento, quando l’ultimo commendatario, Cardinal Carafa, cedeva senza autorizzazione papale la sua Commenda (il tributo gravante sui contadini dovuto ai cardinali) all’ordine dei Celestini, in un periodo in cui la famiglia Frattaruolo di Manfredonia arrecava un certo fastidio al Cardinale, col quale, in ragione del mancato pagamento di alcuni canoni fondiari, fu incardinata una causa che durò quasi 70 anni, fino a quando, dopo l’eversione dalla feudalità, l’abazia di Pulsano venne a dipendere dalla Certosa di San Martino, sita sulla collina del Vomero, a Napoli. A partire dalla metà dell’Ottocento la titolarità sull’abazia passò in capo al sacerdote montanaro don Nicola Bisceglia (fu Carmine) il quale potette  assicurare la celebrazione settimanale nella chiesa abaziale, fino a che nel 1870 il diritto di enfiteusi, che si era venuto a creare ai tempi della dipendenza dalla chiesa di San Martino in Napoli, fu donato all’omonimo sacerdote don Nicola Bisceglia (fu Vincenzo). A partire dai primi del novecento, diciamo già dal 1920, l’abazia e i terreni annessi passarono in mano al sacerdote don Nicola Quitadamo, il quale provvide alla registrazione catastale degli stessi, effettuata però senza la necessaria trascrizione, operazione necessaria per assicurare l’opponibilità ai terzi del diritto di proprietà. Dall’atto catastale vennero escluse la chiesa propriamente detta e la sacrestia che non furono intestate al sacerdote. La mancata Trascrizione, atto assolutamente necessario se si vogliono evitare conflitti in merito ad eventuali ulteriori aventi diritto, determinò una serie di problemi relativi alla titolarità dell’atto di proprietà, sul monastero e terreni annessi, che si sono trascinati fino ai giorni nostri dopo che gli eredi Quitadamo ebbero intentato causa contro il Comune e prima ancora contro il capitolo del Santuario di San Michele, intestatario di alcuni ettari di terreno anche nella zona di Casiglia e Pulsano. Insomma il contenzioso per la titolarità dell’abazia di Pulsano ebbe origine subito dopo la morte del sacerdote Nicola Quitadamo, fra gli eredi del prelato (Pascarelli-Rinaldi-Quitadamo) e il Comune di Monte Sant’Angelo, il quale vantava degli usi civici sui terreni contigui al monastero. Nella seconda metà del novecento infatti la gestione passò in mano al sacerdote montanaro don Leonardo Rinaldi, erede di don Nicola, che però preferì risiedere a Manfredonia dove decise di contribuire all’edificazione di una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo nel quartiere Monticchio (con annesso cinema). Passarono altri cinquant’anni e il Comune di Monte decise l’espropriazione dei terreni e di parte del complesso monastico; da Manfredonia, infatti, don Leonardo non potette fare molto per continuare a dare impulso all’abazia e dopo la sua morte la contesa per l’indennità di esproprio della stessa riprese vigore con tre gradi di giudizio che videro soccombere il Comune nei primi due gradi. Erano stati decisi infatti circa 491 mila euro di indennità espropriativa appannaggio degli eredi Quitadamo che il Comune di Monte pare non avesse versato e per i quali fu emesso anche un decreto ingiuntivo. Alla fine si decise per una Transazione, accordo bonario tra le parti, che sembrava potesse porre fine alle rispettive pretese con una sentenza che fu emessa nel 2017. Nelle more, il complesso monastico fu oggetto di lavori di rifunzionalizzazione e di ristrutturazione grazie ai fondi europei (circa 700 mila euro) che però sembra siano stati spesi male. Attualmente il complesso monastico è tenuto in possesso da soli due monaci, dopo che a partire dal 1997 la vita religiosa del monastero godette di nuova linfa grazie al movimento “Cristiani pro Pulsano”, attivo soprattutto a Manfredonia, dal quale originò l’idea di salvare l’abazia di Pulsano ridotta intorno alla metà degli anni novanta a poco più di un rudere ed oggetto (nel 1966) del furto sacrilego dell’icona della Santa Vergine, Madonna di Pulsano. I monaci che risiedono attualmente a Pulsano curano la manutenzione ordinaria e la domenica assicurano la celebrazione della messa grazie ad un prete che giunge dal santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo. La strada provinciale per arrivare all’abazia è lunga circa 9 km ed è l’unica che consente di raggiungere più o meno agevolmente il complesso monastico. Ci fu nel passato la possibilità di costruire un’altra strada da Manfredonia fino al monastero, ma il progetto non ebbe seguito per conflitto di interessi fra incarico tecnico e ruolo politico dell’ingegner Miranda di Foggia e di suo padre assessore provinciale. Da allora l’idea di collegare Manfredonia a  Pulsano non ha avuto più alcun riscontro concreto e per arrivare nell’abazia occorre passare necessariamente per Monte Sant’Angelo.

Matteo Rinaldi

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