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PEPPER AND THE JELLIES

Un tuffo nel passato

“I’m dreaming of a white Christmas/ Just like the ones I used to know/ Where the treetops glisten and children/ Listen/ To hear sleigh bells in the snow […]”

Quando impari che nel 1940 Irving Berlin, ebreo russo emigrato negli Usa, compose in California, luogo alieno alle gelide atmosfere cristallizzate di dicembre, la canzone di Natale più bella, più famosa e più venduta al mondo, seppur priva di riferimenti alla tradizione religiosa.  Nel testo Berlin si ispira ai discorsi fatti da alcuni americani provenienti dagli stati del Nord e trasferitisi a Los Angeles, dove tra le palme e il sole, avevano nostalgia del “bianco Natale” delle loro città d’origine. La canzone non ebbe un successo immediato, ma fu ascoltata per la prima volta alla radio nel dicembre del ’41 da un’America colpita al cuore  dall’attacco di Pearl Harbor. L’anno successivo, nel pieno della seconda guerra mondiale, il disco amalgama i sentimenti di coloro che, in patria o al fronte, sognavano un Natale diverso. Questo ne segnò l’immortalità musicale.

Quando impari che ci può essere un “Zat you Santa Claus?”, come dire, alternativo, un po’ country, un po’ folk, interpretato dalla spiritosa e straordinaria vocalist Ilenia Appicciafuoco, padrona della scena storica, che canta, si diverte accompagnandosi con il washboard (un interessante strumento musicale che ricorda lo “struquature” usato dalle nostre nonne per fare il bucato prima dell’avvento della lavatrice) e trasporta il pubblico indietro nel tempo. 

E’ un attimo, chiudi gli occhi, li riapri e l’Auditorium “Peppino Principe” di Monte Sant’Angelo, nella serata di giovedì 2 gennaio, viene proiettato negli Stati Uniti dei primi decenni del secolo scorso e  viaggia tra Chicago, New Orleans, Kansas City e New York, grazie alla splendida performance  musicale del quartetto abruzzese “Pepper and the Jellies”, che rende omaggio soprattutto alle grandi voci femminili degli anni Venti e Trenta, da Bessie Smith a Victoria Spivey (di cui è stata eseguita una splendida Christmas morning blues e la coinvolgente Any kind of man), da Ethel Waters fino a Peggy Lee e Ruth Etting, senza imitare lo stile dell’epoca, ma rendendo il sound originale. E originali, innamorati della musica, perché per fare musica devi amare, proprio come affermava Louis Armstrong, lo sono tutti i compagni di viaggio di Ilenia, dal percussionista Andrea Galiffa, abile accompagnatore, al versatile chitarrista Marco Galiffa fino al raffinato ed ironico contrabbasista Emiliano Macrini.

La band ha presentato una raccolta di brani più o meno famosi abilmente interpretati e frutto di una ricerca filologica approfondita, riscoprendo gli stili più in voga negli Stati Uniti dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Quaranta. Il  percorso, dagli swing degli anni Venti, si dipana fino al gospel e al blues, la musica di Dio e quella del diavolo. Non mancano echi di melodie country e folk, successi resi celebri da artisti del calibro di Ella Fitzgerald, Frank Sinatra e Bing Crosby.

Lo show natalizio dei Pepper and The Jellies ha viaggiato, dunque,  al ritmo di swing, sulle note dell’orchestra e sui passi degli abili ed affiatati ballerini  Laura Lemma e Alessio di Brigida, che con la loro straordinaria eleganza hanno completato la cornice storica musicale dell’America tra le due Guerre, richiamando alla mente i mitici Fred Astaire e Ginger Rogers.

Una serata speciale, unica nel suo genere, che, grazie all’assiduo impegno del direttivo dell’associazione musicale “Amici della Musica” (che da quarant’anni opera sul nostro territorio), sempre alla ricerca meticolosa di giovani e raffinati talenti, e al patrocinio del Comune di Monte Sant’Angelo, ha offerto alla nostra comunità la possibilità di ascoltare la jazz vocalist italiana preferita da Lino Patruno, come egli stesso ha affermato nella presentazione del “Pozzuoli Jazz Festival”.

Il sound riconoscibile ed originale di questo gruppo rende Christmas Swing un prodotto prettamente in linea con lo spirito natalizio, ma con un tocco di diversità, quella diversità che unisce coloro  che hanno la musica che ribolle dentro.

Anna Accarrino