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STORYTELLING di GIUSEPPE MAZZAMURRO

alla GREEN CAVE

di MONTE SANT’ANGELO

 “La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore” Malcom X

Da circa un anno c’è un luogo nella nostra città, una piccola-grande grotta nella quale ritrovarsi, incontrarsi per confrontarsi, ascoltare musica, ammirare mostre, imparare una seconda lingua o provare a  cimentarsi nell’arte della recitazione, partecipare a seminari, presentazione di libri, degustare prodotti artigianali, acquistare manufatti locali ecosostenibili, ma, soprattutto dialogare e appagare la sete di conoscenza. Questo luogo si chiama Green Cave, è nata come una sorta di appendice di Legambiente e FestambienteSud,  grazie all’impegno e alla tenacia del suo ideatore, il professore Franco Salcuni e dei suoi collaboratori, divenendo nel corso del 2019 un raffinato circolo di promozione culturale aperto a chiunque abbia voglia di uscire di casa, disconnettersi dalle mille, futili distrazioni digitali e ritrovare la propria identità comunitaria. In questo luogo, che la sera del 30 dicembre ha chiuso l’anno con uno dei concerti più belli, animato unicamente dalla splendida voce di Erica Mou, dispensatrice di eleganza e dolcezza infinita, sabato 4 gennaio abbiamo ascoltato la voce del passato attraverso il racconto presente di Giuseppe Mazzamurro.

Avvocato, poeta, amico, Giuseppe, a distanza di un anno esatto, è tornato alla Green Cave per uno storytelling relativo alla prima metà del Novecento a Monte Sant’Angelo.

 Il 4 gennaio dello scorso anno aveva presentato la sua Antologia del Borgo, un viaggio nelle storie dei nostri cittadini, narrate attraverso epitaffi dai quali emerge tutta l’anima del paese, un’anima che trasuda l’amore per la terra natia. Quello stesso amore ha spinto questo giovane montanaro dal multiforme ingegno ad intraprendere un cammino di “ricerca storica”. Partendo dalla lettura delle fonti locali classiche del periodo d’interesse, da Tancredi a D’Arienzo, passando per  “Uomini e fatti” del preside Ciuffreda e attraverso la rivista “Gargano Studi” , Giuseppe ha cercato di “far vivere i morti” (a dirla come  Richard Cobb, uno dei maggiori storici della Rivoluzione francese) anche attraverso il racconto dei vivi, intervistando gli ormai pochi depositari della memoria storica collettiva.

Accompagnato musicalmente da Giuseppe Totaro, lo storytelling di Mazzamurro è stato un excursus nella vita pubblica, culturale e politica di una Monte Sant’Angelo faro del Gargano agli albori del XX secolo, nonostante le contraddizioni e le forti disuguaglianze dei ceti sociali urbani e rurali.

E così il racconto pian piano ha preso forma, la storia, vita memoriae, magistra vitae, ci ha ricordato i fasti dell’esibizione della Banda della nostra città al Caffè Gambrinus di Napoli il 6 giugno del 1914, per poi precipitare nell’orrore della Grande Guerra, che vide molti giovani catapultati sul Carso dove persero la vita, come successe al giovane bandista Michele di Iasio. Solo nella  seconda battaglia dell’Isonzo, lungo la linea del “trincerone” voluto da Cadorna, morirono ben quarantasei giovani montanari, ma furono  463 in totale coloro che non tornarono più a casa.

 Citando dei passi del libro di Fiore,  “Il cafone all’Inferno”, Giuseppe ha ricordato la protesta che i cafoni montanari fecero nel 1920 a causa delle loro miserevoli e infernali condizioni di vita e lavoro nel Tavoliere. Da questi aneddoti è emersa la figura di Antonio Ricucci, un artigiano famoso per le sue profezie denominato “Nfernele”, che aveva preannunciato l’avvento degli auricolari affermando che sarebbe arrivato il tempo in cui l’uomo avrebbe “parlato da solo”.  La risata che ne è scaturita ha alleggerito il tono mesto degli anni bui e introdotto gli anni della ripresa culturale con la fondazione nel 1923 del gruppo folkloristico della Pacchianella, che nel 1930 si esibì alle nozze reali di Umberto II con Maria Josè del Belgio.

Altra pagina rilevante nella storia montanara è certamente quella dell’emigrazione. Nel 1927, la già precaria economia venne messa in ginocchio dal fallimento della Banca Popolare di Monte Sant’Angelo e di  piccole aziende agricole. Ciò comportò l’esodo di molti concittadini verso l’America. Alcuni fecero fortuna e non tornarono più, come Michele Rinaldi che ad Atlantic City suonò per anni nel noto locale “Steel Pier”,  un centro di intrattenimento culturale dove si esibivano artisti del calibro di Frank Sinatra, o Michele Ortuso che, dopo varie peregrinazioni, comprese le persecuzioni antisemite, tornò in Italia e conobbe un lungo periodo di successo come musicista.

Gli anni del fascismo furono caratterizzati dall’esecuzione di alcune opere pubbliche importanti, tra cui il nuovo Edificio scolastico (che inizialmente, come scrive Tancredi,   doveva essere intitolato a Costanzo Ciano)  e l’arrivo dell’acquedotto che portò l’acqua, almeno nelle case delle famiglie benestanti marcando il dislivello sociale. Furono anche gli anni delle opposizioni al regime da parte di coloro che mal tolleravano ad esempio il “sabato fascista”, come il maestro Giovanni di Iasio che rischiò il licenziamento o alcuni membri della famiglia Perna che furono spediti alle Tremiti, allora zona di confino. E, come succede spesso in questi frangenti, ci scappò anche il morto innocente: durante una rappresaglia degli squadristi giunti da Cerignola, fu assassinato il dodicenne D’Apolito.

Sempre in questi anni operò in paese il poeta Giovanni de Cristofaro, persona di grande umanità, come emerge dal racconto di un aneddoto reperito da Giuseppe, il quale si sofferma poi sulla figura di Gaspare Bisceglia, figlio di orafi montanari con il talento innato per la scultura che lo portò all’esposizione Universale di Roma e Torino del 1911 (alcune delle sue opere furono acquistate da Vittorio Emanuele III) e che per la sua città natale realizzò il Monumento ai Caduti. A proposito di caduti: il 10 giugno 1940, mentre piazza Venezia inneggiava festosa alla guerra, a Monte Sant’Angelo le campane di San Michele suonarono “a morto”, come ha ricordato l’amico Pasquale Armillotta, intervistato da Mazzamurro.

Ma veniamo agli ultimi decenni esaminati dal giovane avvocato: emerge la figura del calciatore Matteo Rinaldi, di famiglia montanara poverissima, che si afferma come stella del calcio nella squadra del Foggia degli anni sessanta.

Per ultimo il ruolo notevole di alcune donne del tempo: la professoressa Maria Pazienza, che fu preside della Scuola Media Statale Amicarelli dal 1947 al 1949, in quell’Italia post Referendum che vide per la prima volta il suffragio femminile, e   Michelina Salcuni che insieme a Don Ciccio Ciuffreda, si prodigò per  portare sollievo all’indigenza delle famiglie dei Rioni Fosso e Junno.

March Bloch affermava che la massima virtù della storico è la facoltà di apprendere ciò che vive. Giuseppe Mazzamurro ha letto, studiato, si è documentato, ma si è, soprattutto, messo in ascolto, fissando negli occhi i suoi interlocutori e “guardandosi dal togliere alla nostra scienza (la storia) il suo soffio di poesia” (March Bloch)

Anna Accarrino