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E’ apparso su “La  Repubblica” un inserto nel quale vengono riportati tutti gli eventi in cantiere nonché i  bandi per finanziare e sostenere anche quelli che vengono proposti da enti, associazioni e privati nel 2020 per la  Puglia. Non so cosa bolla in pentola e cosa stia approntando l’amministrazione di Monte Sant’Angelo. Certo è che mentre tutti ci riempiamo la bocca parlando dei due siti Unesco di cui si fregia la nostra cittadina, una parte del patrimonio culturale materiale sta andando letteralmente in rovina.

Mi riferisco alla notizia apparsa su “L’Attacco” ( 28 /1/2020 ) “Crollata l’entrata dell’eremo del Mulino” dell’Abbazia di Pulsano.

Lucia Piemontese e Andrea Stuppiello hanno posto in evidenza l’importanza storico-artistica e architettonica degli eremi legati alla tradizione bizantina presente fin dall’anno Mille in Capitanata. Rilevando che da un po’ di anni non beneficiano di alcuna manutenzione risentono del naturale processo di degrado dovuto al tempo, al clima ed anche ad atti di vandalismo. E ciò che è ancor più grave,  nessuna autorità pubblica e privata ha dato ascolto al grido di allarme lanciato dal giovane Stuppiello, guida, appassionato conoscitore e studioso dell’Abbazia e dell’identità del Gargano. Altrettanto  vero, e grave, è che vi sono state incuria e disattenzione costanti verso questi luoghi. Ed io aggiungo che, da quando è stato allontanato Padre Fedele il quale, oltre agli aspetti spirituali curava e garantiva anche la conservazione la tutela e lo sviluppo dell’Abbazia di Pulsano e del territorio circostante fino ad ottenere  nel 2010  il riconoscimento da parte del Fondo Ambiente Italiano -FAI-  di primo “luogo del cuore da salvare”. Purtroppo questi sono i risultati del suo allontanamento. Anche perché la piccola comunità monastica di Pulsano, privata dello spirito pioneristico di padre Fedele, ridotta nel numero e nelle attività, si limita alla esegesi e all’ approfondimento della Bibbia per quanti, essendo già più che sicuri di raggiungere il Paradiso, vogliono perfezionare e arricchire la spiritualità in modo da avere un posto privilegiato nell’aldilà.

Purtroppo per vitalizzare e valorizzare l’Abbazia ricca di vestigia storiche e artistiche occorre, in unione allo spirito, anche intraprendenza e amore per il bene culturale che rappresenta. Alberto Alberto…!

Il Sindaco, dicono, ha emesso un comunicato con il quale afferma di aver immediatamente informato dell’accaduto la Sovrintendenza. Giusta iniziativa. Ma è come quando, dopo le nevicate, si chiede alla prefettura di inviare sale per permettere la circolazione di persone e di mezzi dopo che le strade si sono ghiacciate ed il traffico è in tilt.

Non voglio polemizzare. Ma questo non deve significare scaricarsi di responsabilità perché, ben conoscendo i tempi lunghissimi delle soprintendenze o autorità competenti (spesso hanno problemi più importanti a cui pensare! E tutta quanta la Puglia è vincolata) in attesa di avere un riscontro crolleranno altre fabbriche di Pulsano e dintorni.

Ed allora cerchiamo di darci da fare per salvare quanto è ancora salvabile. Innanzitutto si attivino tutte quelle opere provvisorie per fermare l’ulteriore degrado e si enumeri e si metta in sicurezza il materiale lapideo in modo da riutilizzarlo in un, speriamo, prossimo restauro.

E da subito ci si attivi perché si possa costituire un consorzio o una fondazione che veda partecipi il Parco del Gargano ed i comuni di Monte e di Manfredonia (città quest’ultima che, sia detto apertamente, ama ed è legata più di noi all’Abbazia), coinvolgendo le banche cittadine e gli operatori economici del territorio. Facendo presente che saranno evidenziati e pubblicizzati con striscioni cubitali non le banche e gli operatori sensibili ed attenti al grido di aiuto per la tutela del patrimonio culturale a cui va dato il dovuto riconoscimento, ma quelle banche e quegli operatori che non hanno inteso dare ascolto o hanno snobbato l’invito. E questo a memoria e monito dei cittadini e degli enti territoriali che di esse si servono.

Un’ ultima considerazione: possibile che qui da noi non ci siano giovani e meno giovani “sardine” che abbiano a cuore la conservazione della memoria materiale e immateriale? Ricordando a noi tutti che monumentum deriva da memoria e significa “ciò che fa tornare alla mente il passato”: Ma come potremo ricostruire la nostra storia se distruggiamo gli edifici, i paesaggi, le pietre che lo testimoniano?

Matteo Giuffreda