“Non mi è sfuggito, però, che i tuoi occhi mostrano una ben celata mestizia”

 Monte Sant’Angelo, 24 marzo 2020

Caro amico, caro nonno Pasquale, come amavi farti chiamare, così scrivevi in una lettera consegnatami a maggio del 2014 con la quale accompagnavi il regalo di una delle tante poesie da te composte. Oggi nei miei occhi la mestizia non è celata!

Attonita alla notizia della tua perdita. Tu, sempre sorridente, sempre cordiale, innamorato della musica. Una crudele fatalità ti ha rapito in questa nevosa giornata di fine marzo, di inizio primavera del 2020, in uno dei momenti più bui della Storia del mondo, di quella Storia che tu, come me, amavi tanto, che tante volte mi hai raccontato in privato e a scuola, coinvolgendo gli alunni che ti ammiravano.

Tutti impotenti davanti all’impossibilità di un ultimo saluto, delle giuste esequie ad un uomo “di piazza”, come ti definivi. Ma, forse, sarai ricordato anche per questo. Chi ama la Storia rimane legato ad essa per sempre!

 Tu, nato nel lontano e sfocato 1929 in un giorno di transizione tra l’estate e l’autunno.  Tu, che raccontavi con orgoglio di quando eri un piccolo balilla, del tuo maestro dalla “voce di tuono” (Giovanni Tancredi), delle campane di San Michele che suonarono a morto il 10 giugno 1940 allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, della tua cara mamma che si privò dell’anello nuziale e del braciere d’ottone (requisiti per la produzione bellica), di un tuo zio colpito dalle bombe nemiche e morto in una dolina del Carso, della fortezza volante americana  che sfiorò un muretto della Madonna degli Angeli e poi precipitò lungo i dirupi sottostanti la Valle di Carbonara…

 Tu, che hai accolto con entusiasmo la mia richiesta di  coinvolgerti in attività di ricerca del passato. Tu, che con il tuo dire tenevi desta l’attenzione dei ragazzi, quei ragazzi che ancor oggi mi chiedono di te, ricordano te, il tuo racconto meticoloso e appassionato; hai accettato la loro intervista, nonché quella del nostro amico Giuseppe, anche lui in cammino con la torcia dello storico tra le mani, consapevole dell’importanza delle testimonianze orali: la grandezza di una società si esprime anche attraverso la cura che essa pone verso i suoi anziani, punti cardinali nel turbinio della Storia. Mai dimenticare che la società nella quale viviamo, fatta di democrazia e libertà, è stata costruita con i sacrifici dei propri nonni, quei nonni  che oggi più che mai se ne vanno come farfalle appena sgusciate dal bozzolo e travolte dal vento impetuoso del primo ventennio del nuovo secolo.

Tu, che solevi porgere gli auguri di Natale e di Pasqua con cartoline da te litografate con scorci del nostro paese. Tu, che scrivevi poesie a mano, in italiano e in vernacolo.

Tu, con la spilletta della chiave di violino sempre appuntata sulla giacca, sempre in prima fila durante i concerti dell’Associazione  degli  “Amici della Musica” (dove ti ho conosciuto), con le mani vicinissime attendevi l’ultima nota per applaudire con calore, come ti ha ricordato la professoressa Carmela Ciociola.

Tu, che hai atteso con impazienza il nostro incontro di gennaio, sempre allegro, gentile nonostante le difficoltà degli ultimi tempi. Tu, Custos  Memoriae. Io, che sono uscita dalla tua dimora arricchita dalle tue parole, dalla tua saggezza, dai tuoi occhi pieni di vita.

Tu, che te ne sei andato al tempo di una terribile pandemia che ha fermato il Tempo, ha fermato il Mondo, ha fermato la corsa frenetica, ha fermato anche, per la prima volta nella storia, la Chiesa. Niente celebrazioni liturgiche.

La tristezza si intreccia al rammarico e i pensieri, le riflessioni, i sentimenti di questi giorni lunghi, tutti uguali, giorni di solitudine, di paura, si concretizzano davanti all’ineffabile fragilità umana vinta da un microscopico virus che ci tiene in pugno.

Un virus che ci impedisce un’ultima carezza. “Sol chi non lascia eredità d’affetti/poca gioia ha dell’urna […]”.

Tu l’eredità l’hai lasciata! Ricordo con quanta serenità mi parlavi della tua futura dipartita. La saggia serenità di un uomo, segnato sì dal dolore, ma che ha continuato il cammino della Vita con il sorriso dignitoso.

Quel sorriso che ho cercato di rubarti!

Oggi, caro nonno Pasquale, ti posso solo ricordare come il mio caro amico esploratore e ti saluto con il saluto che si scambiano gli esploratori e che tu mi hai insegnato “Buona strada”!

La tua amica Anna Accarrino