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Ha lottato per due anni minato dal male, negli ultimi mesi non s’è più visto in giro attivissimo e sorridente. Grazie a facebook e a whatsapp non ha cessato tuttavia di far sentire agli amici la sua voce quasi ogni giorno: lucidissimo come sempre, curioso di tutto, appassionato sostenitore delle sue convinzioni politiche e sociali. Egli, che è stato atleta naturale sempre attivissimo e non ha mai cessato di percorrere ogni palmo del territorio di Monte Sant’Angelo.

     Negli ultimi tempi ha sentito che la vita era sul punto di abbandonarlo, l’ha confessato agli intimi, il giorno 22 scorso ha postato su facebook questo messaggio: Sto pensando che ci dobbiamo salutare. Il telefonino mi ha consentito di comunicare col mondo esterno interloquendo con molte persone. È stato un modo per sentirmi ancora vivo e partecipe dei problemi del Paese. Con l’arrivo del virus quelli nelle mie condizioni (guai irreparabili) non trovano ospedali che li possano accogliere. Basta scorrere il gran numero di risposte e commenti affettuosi per rendersi conto di quanto fosse amato e stimato.

     Per tutta la vita si è speso per la sua città, in cui è nato, ha insegnato ed è vissuto salva una breve parentesi in Valtellina. Di Monte sapeva tutto, si è speso fino all’ultimo per evitarne il declino: nel partito, di cui è stato fedele interprete fin dagli anni del liceo, sempre in prima linea nelle varie fasi di evoluzione dal PCI degli anni cinquanta del secolo scorso al PD dei giorni nostri; con impegno diretto nell’amministrazione cittadina, per un certo tempo anche come consigliere comunale e assessore. È riduttivo dire che aveva la tessera del PD: a Monte Sant’Angelo egli era il PD.

     Giacomo ha portato con sé una parte importante della vita non solo della moglie Giovanna, dei figli Michele e Gabriele e degli altri parenti,  ma anche dei tanti amici, vecchi e giovani, che l’hanno ammirato, nel mio caso perfino invidiato, per l’incredibile disponibilità qualunque cosa gli venisse chiesta. La mia amicizia con Giacomo risale ai tempi del liceo, quando ci accanivamo in partite di calcio a cinque al Castello, o all’interno dell’edificio incompiuto chiamato Opera Balilla, in seguito demolito per far posto al nuovo palazzo degli studi. Egli con Matteo Giuffreda, Michele Lombardi, Tommaso di Iasio e un ragazzo ingaggiato lì per lì, io con Franco Buonsanto, Pasquale Masulli, Tonino Nasuti e Peppino Maratea venuto da Vico a studiare a Monte. Ogni volta mi dannavo, purtroppo senza esito, giacché vinceva sempre la squadra di Giacomo. Ovviamente per colpa dei miei sfaticatissimi compagni.

     Con Giacomo abbiamo percorso insieme un lungo cammino, scandito dalle immancabili rimpatriate annuali al ristorante Medioevo con gli amici di una vita. Inutile dire che Giacomo faceva onore da par suo ai piatti della tradizione montanara serviti da Pasquale Mazzone. Abbiamo avuto modo di frequentarci perfino a Milano, dove vivo, nel periodo in cui ci veniva spesso dopo l’assunzione di suo figlio Michele al Comune di questa città. Neanche a dire delle discussioni interminabili per le differenze di vedute politiche.

     Non so come reagirà mio nipote Mattia: gli ha insegnato ad andare per boschi in cerca di funghi, gli è stato maestro di agricoltura nel podere coltivato con passione eccessiva a parere dei familiari e di noi amici, si è prestato con impegno superiore al mio, che pure gli sono nonno, al fine di assecondarne ogni desiderio. E assicuro che ne tirava fuori a getto continuo, il giovanotto. L’aveva convinto perfino a realizzare nel podere un laghetto per allevamento di pesci. L’avrebbero fatto per davvero, i due matti, se non mi fossi impegnato per impedirlo. Nei miei ricordi sarà riservato un posto di prima fila alle ore trascorse insieme la scorsa estate seduti al bar Byron a discutere di tutto, anche della sua ultima passione per la matematica alimentata dalla lettura di Einstein. E a dissentire regolarmente sui fatti di politica interna.

     Ciao Giacomo, noi tutti sappiamo che troverai lassù sfogo ai tuoi entusiasmi, che certamente la morte non avrà il potere di reprimere. Il tuo volto sorridente e il tuo incedere elegante ci accompagneranno per il resto dei nostri giorni. Lo stesso sarà per Giovanna, Michele, Gabriele e tutti gli amici.

                                                                                      Matteo Rivino