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 di Matteo Giuffreda

Con questo titolo Fabio Modesti sul quotidiano La repubblica rievoca la figura di Vittorio Gualdi:” Napoletano di origine, figlio della borghesia intellettuale progressista” che, laureato in scienze forestali, approdò al ministero dell’Agricoltura e Foreste e poi presso l’Università di Bari ove insegnò Silvicoltura e Assestamento forestale.

 Pochi garganici forse oggi conoscono il suo nome e ricordano il suo operato. Gualdi, giovanissimo, fu Amministratore della Foresta Demaniale Umbra e si dedicò con passione allo studio dell’ecosistema e della razionale utilizzazione del patrimonio boschivo di tutto il Gargano. Al momento del suo insediamento erano vive e brucianti le ferite inferte ai boschi comunali ed alla foresta dello Stato a causa degli ingenti danni dovuti ai tagli da rapina che dai primi anni del ‘900 proseguirono fino agli anni ’60. Quando, come ricorda Gualdi, “il materiale legnoso veniva trasportato direttamente a Manfredonia con una delle più lunghe ed imponenti teleferiche all’epoca realizzate, impiegando anche il lavoro dei prigionieri nel periodo bellico 1915-1918”.

Io giovane socialista al seguito di don Ninì Ciuffreda, primo sindaco riformatore della nostra cittadina, ebbi modo di conoscere Vittorio Gualdi che si presentava dignitoso e signorile nei tratti fisici, nei modi e nell’abbigliamento. Invero, nella mia giovanile immagine un cultore di problemi boschivi doveva presentarsi con le gote coperte di barba, vestito con una sahariana e rude nei modi: insomma un po' come il suo collega e nostro concittadino  Orazio La Marca. E questo perché, negli anni Settanta, la Direzione Generale per l’Economia Montana e l’Azienda di Stato pe le Foreste Demaniali ritennero di dare un contributo alla risoluzione dei problemi forestali e di economia montana del Gargano affidando l’incarico di direttore e coordinatore dello studio al prof. Gualdi che dal 1964 al 1973 era stato Amministratore della Foresta Umbra.

Il suo lavoro si concluse con la pubblicazione, nel 1977, di un volume: “Piano del Patrimonio Silvo-Pastorale del Comune di Monte Sant’Angelo. 1978-1987”.

La ricerca si proponeva, come fa presente il suo autore, di dare precisi indirizzi al fine di “contemperare le molteplici funzioni della foresta: produzione del bene legno e dei servizi senza prezzo, difesa del suolo e regolamentazione dei pascoli, tutela paesaggistica e naturalistica con una equilibrata esaltazione, attraverso la razionalizzazione delle attività con essa compatibili e da essa derivabili: silvicoltura, zootecnia e ricreazione. Il poderoso volume, rilegato poi dalla tipografia S. Michele, analizza e descrive gli aspetti geologici e pedologici, il clima, la distribuzione della pioggia nelle varie stagioni, la vegetazione, la topografia della proprietà pubblica e le modeste usurpazioni di terra operate dagli allevatori.

Denso di indicazioni specifiche è, essenzialmente, lo studio dedicato alla presenza dei boschi di faggio “ le faggete” ubicate nelle contrade Sfilzi- Umbra -Jacotenente-Palazzo Reale- Signor Marco… (il mio compianto amico Giacomo Stuppiello mi avrebbe descritto questi luoghi, zolla per zolla, con le varietà degli alberi e quante e quali specie di funghi vi prosperano). Poneva, il prof. Gualdi, la massima attenzione nel disciplinare i trattamenti forestali “a causa della delicatezza delle formazioni delle faggete alle quali  tagli uniformi, oltre ad arrecare indiscutibili danni per le funzioni paesaggistiche, naturalistiche e ricreative che le faggete garganiche assolvono, determinano squilibri ingenti nel delicato ecosistema specie per quanto riguarda la rinnovazione del bosco”.  Invitava, inoltre, gli Enti che  avevano patrocinato lo studio  -Regione Puglia, Comunità Montana del Gargano e Comune di Monte Sant’Angelo – “a prevedere, con  congrui finanziamenti, il completamento, l’ammodernamento e la manutenzione della rete stradale  a servizio non solo del patrimonio boschivo pubblico ma anche delle aziende agro-silvo-pastorali intercluse, onde consentire interventi rapidi in caso di incendi e condizioni metereologiche particolarmente avverse per prestare soccorsi agli allevatori ed al bestiame”.  Il prof. Gualdi ha dato un grande apporto da amministratore e da studioso per salvaguardare il patrimonio boschivo ed in particolare le faggete garganiche ed ha tracciato il cammino per la loro valorizzazione paesaggistica e ricreativa.  Il volume è sicuramente una valida guida che, ancora oggi, segna il cammino delle attività tecnico-forestali. Infatti, ho notato che il volume è presente ed in bella mostra sul tavolo dal responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Ma quanti amministratori comunali lo avranno mai letto ?

 L’ opera di salvaguardia intrapresa dal professor Gualdi, il quale tra l’altro fu il primo a scoprire il tartufo del Gargano, fu proseguita, con altrettanto impegno ed amore, dal nostro concittadino dott. Pietro Lauriola che gli subentrò come Amministratore Demaniale. Il dott. Lauriola preservò la foresta dalla incipiente speculazione a fini turistici impedendo qualsivoglia utilizzazione delle aree boschive non consona con l’ambiente naturale. Così come continui furono gli interventi di mediazione e convincimento verso gli allevatori che pretendevano di invadere la foresta con le loro mandrie di buoi e le devastanti greggi di capre. Ed infine, condusse con l’ausilio del Corpo Forestale dello Stato una diuturna lotta per fermare la piaga dell’abigeato.

Dobbiamo, dunque, anche alla grande opera di studioso unita all’ attività praticata sul campo del prof. Gualdi ed al concreto operare del dott. Lauriola il riconoscimento dell’UNESCO delle faggete della Foresta Umbra e dei  boschi comunali  come patrimonio universale da preservare per l’umanità e tramandare  alle future generazioni. Per il prof. Gualdi e anche per il dott. Lauriola l’Amministrazione comunale e il Parco Nazionale del Gargano non devono dimenticare di avere un piccolo pensiero di gratitudine con la pubblicazione anche in forma digitale del volume e con il dedicare loro un angolo della Foresta Umbra .

Matteo Giuffreda