Salviamo i Dolmen a Monte S. Angelo

“Fermiamo il cemento e proteggiamo i dolmen di Monte Sant’Angelo”. E’ questo l’S.O.S. lanciato dallo scopritore ufficiale dei dolmen di Valle Spadella, architetto Raffaele Renzulli, autore di studi e ricerche sui dolmen e menhir presenti in zona Galluccio, sulla strada che da Monte Sant’Angelo conduce all’abazia di Pulsano, un sito archeologico che ancora non gode del vincolo di inedificabilità che dovrà essere apposto dalla Sovrintendenza, e che proprio per i ritardi, dovuti a svariate ragioni (che ancora non portano all’apposizione del vincolo), andrebbe tutelato e preservato contro un’eventuale speculazione edilizia, nei pressi di un quartiere, Il Galluccio, che a Monte Sant’Angelo si sta estendendo sempre di più. Proprio nei pressi del menhir Il Galluccio, infatti, negli anni scorsi è sorto un quartiere di nuova costruzione che ha determinato il trasferimento in comodi appartamentini, su edifici a tre piani, di tanta parte delle popolazione montanara che aveva bisogno di un alloggio per sé e per la propria famiglia. Lo scopritore ufficiale dei dolmen, Raffaele Renzulli, in quella medesima zona, riusciva a portare alla luce, scientificamente parlando, circa quindici anni fa, il menhir che dà il nome al quartiere, Il Galluccio appunto. La ricerca, cominciata già ormai circa 20 anni fa, ha portato alla scoperta (anche con l’ausilio di altri appassionati di archeologia tra cui Franco Vaira, Armando Gravina, Michele Lauriola , Celestino Furii) di ulteriori menhir e dolmen oltre a quello principale del Galluccio, tutte costruzioni megalitiche risalenti al neolitico che fanno del sito archeologico di Monte Sant’Angelo uno dei più interessanti a livello mondiale. “L’area archeologica in questione è considerata tra le più importanti del nostro territorio, - spiega Raffaele Renzulli – e questo sulla base anche dell’opinione e del giudizio, spesso scientifico, di studiosi del settore di livello nazionale ed internazionale, che grazie ai social network come facebook, al libro pubblicato nel settembre del 2015 e allo stesso quotidiano l’Attacco, sono venuti a conoscenza dell’esistenza di questo importante insediamento archeologico, databile in età neolitica ovvero 3000 anni prima di Cristo”. Lo scopritore ufficiale del sito, infatti, da circa 15 anni, sta impegnando ogni sua risorsa per ottenere la protezione del villaggio dolmenico sia dall’avanzare delle costruzioni civili, sia mediante vincolo apposto dalla Sovrintendenza che dovrebbe mettere finalmente in sicurezza e sotto tutela un sito di rilievo preistorico che attesta l’importanza religiosa e cultuale del Gargano già in epoca assai risalente, quando il promontorio risultava già abitato da comunità di uomini dediti in maniera ancora rozza e primordiale all’agricoltura e alla caccia, insediati ai piedi delle montagne e talora sulle pendici di esse, come nel caso di Valle Spadella, dove si trovano grotte, reperti e costruzioni megalitiche risalenti a quel periodo, e dove nei pressi dei dolmen si compivano sacrifici umani ed animali in onore del dio Sole. Ora quel sito correrebbe il rischio di essere cancellato per sempre dall’avanzare della speculazione edilizia anche se per adesso lo stesso sito è stato lasciato indenne dalle colate di cemento che negli anni scorsi hanno fatto si che nascesse, sul cosiddetto Poggio del Sole di Monte Sant’Angelo, un nuovo quartiere residenziale nel quale risiedono centinaia di famiglie. Queste le considerazioni finali dell’appello lanciato da Raffaele Renzulli, il tutto affinchè “le testimonianze storiche culturali e ambientali del sito, le stratificazioni di civiltà che vi si leggono, i messaggi che ne derivano impegnino eticamente ognuno di noi ad agire per proteggere le testimonianza del passato e per non distruggere i codici dell’Umanità lasciatici dalla Storia e dalla Preistoria”. Per far questo, però, serve l’impegno, oltre che degli studiosi, degli appassionati di archeologia e del mondo scientifico, anche degli amministratori locali, alle volte miopi di fronte alle potenzialità di sviluppo turistico che un simile sito potrebbe avere, alla stregua di quello che avviene per altri siti dolmenici europei come Stonehenge in Inghilterra o come il sito dolmenico di Malta, quest’ultimo non tanto lontano dal Gargano.

Matteo Rinaldi

La nostra pagina facebook