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Don Ciotti a Monte Sant'Angelo (iniziativa promossa da Legambiente e Libera) in un dibattito su mafia e politica

 I rapporti e gli intrecci fra mafia e politica nella società italiana degli ultimi anni sono stati, nell’auditorium delle Clarisse a Monte Sant’Angelo, al centro di un dibattito organizzato da Legambiente e dall’associazione Libera in occasione della giornata dedicata alle vittime di mafia, una giornata detta “della memoria” che sarà celebrata a Foggia il 21 marzo e che vedrà la partecipazione di tanti giovani foggiani insieme ad una delle leaders di Libera, Daniela Marcone, figlia del funzionario dell’Ufficio del Registro di Foggia, ucciso dalla mafia, il 31 marzo 1995, proprio nel capoluogo dauno. Nell’auditorium delle Clarisse a Monte Sant’Angelo sono stati ospiti di Legambiente e di Franco Salcuni: Don Luigi Ciotti, rappresentante storico di Libera intervenuto al dibattito insieme ad altri esponenti antimafia locali tra i quali  il leader provinciale dei giovani studenti foggiani, Salvatore Spinelli, il responsabile di Legambiente per i reati ambientali (ecomafie), Pergolizzi, Piero Paciello, direttore de l’Attacco, ed infine, Cosimo Severo, uno dei leader di un’associazione nata a  Manfredonia (per avvicinare i giovani al teatro, in piena sintonia col titolo della manifestazione Teatro Civile di Legambiente) abituato a lavorare coi giovani sipontini, ai quali rivolge quotidianamente il messaggio-proposta di prender parte a spettacoli teatrali che hanno come filo conduttore tematiche antimafia. E’ emerso che spesso i ritrovi e i bar frequentati dai giovani sono finanziati coi soldi sporchi della mafia che ricicla il denaro proveniente da attività illecite. Per questo, secondo gli intervenuti, occorre isolare coloro che sfruttano gli appoggi della mafia e frequentare i locali più puliti che andrebbero dotati, è stata la proposta, di un bollino antimafia. Salcuni è stato più esplicito rivelando che lui personalmente non andrebbe mai a chiedere i voti della mafia alle elezioni, affermando che occorrono più regole in politica e che se si prendono i voti dei mafiosi si corre il rischio di non gestire il fenomeno, ma di essere gestiti dalla criminalità organizzata. “Occorrono – ha detto – dei veri e propri patti di cittadinanza per rendere esplicito che non si deve pescare in quel bacino; se i nostri politici avessero agito in questo modo – ha aggiunto – non saremmo arrivati allo scioglimento del Consiglio comunale di Monte Sant’Angelo e, notizia recentissima, di quello di Mattinata”. Salvatore Spinelli ha invece posto l’accento sulla responsabilità che grava su tutti i cittadini della Capitanata che devono essere in grado di riprendersi il territorio, così ricco dal punto di vista delle risorse, ma così pieno di problematiche. “La comunità – ha detto – deve prendere consapevolezza dei problemi innescati dalla mafia e capire da che parte stare. Dare il proprio voto alla mafia equivale a vendere il proprio territorio agli interessi mafiosi cui deve essere tolta la terra da sotto ai piedi, consci che non possono fare tutto la magistratura e le forze dell’Ordine”. Al dibattito era presente anche il direttore del quotidiano L’Attacco, Piero Paciello, il quale ha chiarito che il contributo dato da Libera e da Don Ciotti è stato davvero straordinario, asserendo che se anche il 5% della popolazione crescesse con una consapevolezza nuova sarebbe un grosso risultato. “Occorre fare un salto di qualità – ha detto il direttore Paciello –, dare il senso compiuto di una discontinuità che cominci a permeare anche l’opinione pubblica in modo da misurare su tempi più lunghi l’affiorare di nuove possibilità”. Per vincere la mafia, è stato il senso delle parole del direttore, del quotidiano fra i più letti in Capitanata, occorre una consapevolezza nuova di ciò che rappresenta il potere nelle nostre società, un potere vischioso in cui c’è di tutto. Si va dal dirigente della macchina comunale coinvolto in fatti di mafia, ad un’amministrazione pubblica in cui ci sono grumi di finanza di dubbia derivazione, tutti elementi che associati agli spazi pubblici sempre più ristretti determinano il prevalere di oligarchie  politiche che sanciranno la vittoria dei mafiosi. Tutto ciò all’interno di spazi in cui le solitudini esistenziali e politiche impediranno all’opinione pubblica di avere un ruolo diremmo da sentinella. Assai lucida l’analisi del responsabile di Legambiente per ciò che concerne le ecomafie, Pergolizzi, il quale ha spiegato come le nuove sensibilità ambientali hanno fatto in modo che si integrassero nuove tipologie di reato che sono andate ad implementare il codice penale risalente al 1930, per molti aspetti inadeguato a riconoscere quelle che vengono definite ecomafie, che impegnano a 360° la Guardia di Finanza in operazioni antiriciclaggio atte a contrastare le azioni lesive del patrimonio ambientale italiano. Ha concluso il dibattito Don Luigi Ciotti, tra i fondatori di Libera, che mancava da Monte Sant’Angelo dal 2009, da quando Alessandro Ciavarella scomparve inspiegabilmente in una mattina d’inverno tipica di Monte Sant’Angelo. Don Luigi Ciotti ha spiegato che il dolore di una madre, quello di Rosa Guerra Ciavarella come di Luisa Lapomarda Armiento, madre di Francesco Armiento, scomparso in un giorno d’estate del 2016, non possono essere cancellati con le chiacchiere e con i “non so”. “Dire la verità alle volte è difficile, ma chi sa deve parlare perché sconfiggere la quarta mafia, quella di Capitanata, è impresa ardua - ha detto Don Ciotti -. La mafia si nutre di violenza, di bugie, pesca nel brodo della corruzione, - ha rivelato Don Ciotti - un fenomeno, quello della corruzione, che fa da contorno alla mafia e che sostituisce (ad eccezione della zona di Napoli e del Foggiano) gli attentati di fuoco ( a Foggia se ne compiono tanti ancora e non è certo un titolo di merito), tutti episodi eclatanti che hanno consegnato alla perdizione eterna gli assassini di Giovanni Falcone e dei tanti magistrati eliminati dalla criminalità organizzata soprattutto siciliana. Ora, quell’anelito di ritrovata consapevolezza nelle regole dello Stato di Diritto, che ha cementato le istituzioni negli anni più bui della Repubblica, deve servire ai foggiani, è il senso delle parole di Don Lugi Ciotti, per recuperare la loro vera identità, per tentare di riconoscersi nel Noi della società civile in modo da opporsi con coerenza agli attacchi sempre più invasivi della criminalità organizzata.

Matteo Rinaldi