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Sono stati accolti giovedì scorso 22 marzo dal vicesindaco Michele Fusilli, dall’assessore Rosa Palomba e dagli esponenti dell’associazione Italia Nostra,  i 74 studenti dell’Università di Vienna che hanno fatto tappa a Monte Sant’Angelo, per condurre una serie di studi sul progetto di rigenerazione urbana del centro storico di Monte Sant’Angelo, promosso dal Comune e da Italia Nostra, con un occhio particolare per il Rione Junno. Nella loro gita in Puglia, gli studenti dell’Università di Vienna hanno dedicato una giornata particolare alla città di Monte Sant’Angelo visitando il santuario di San Michele Arcangelo e la chiesa di Santa Maria Maggiore (nella mattinata di giovedì, nonostante una copiosa nevicata in corso). A fare gli onori di casa gli esponenti della sezione “Terre dell’Angelo” di Italia Nostra. Hanno accolto infatti gli studenti austriaci: lo storico locale Peppino De Padova, la presidente della sezione e consigliere nazionale Maria Gioia Sforza, la dottoressa Marilina Azzarone esperta di progetti di rigenerazione urbana, lo scrittore-storiografo nonché componente della Società di Storia Patria, Giuseppe Piemontese (il quale ha presentato alcuni dei suoi tanti libri di storia locale) insieme all’altro esponente di Italia Nostra, Peppino Prencipe. Nello specifico lo storico ed ex professore di scuola media, Peppino De Padova, ha illustrato in maniera circostanziata la storia del santuario di San Michele parlando soprattutto dell’importanza che la basilica ebbe durante il Medioevo, una chiesa-santuario ( nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco ormai da quasi sette anni) oggetto di innumerevoli donazioni e regali fatti da re, principi e Papi, pellegrini sul Monte Gargano. Una visita particolare è stata fatta al Museo devozionale del Santuario, dove sono conservati i monili e i gioielli, di diversa epoca, che attestano il grosso rilievo religioso che aveva il santuario di San Michele sin da epoca tardoantica. Nel pomeriggio di giovedì 22 marzo poi si è svolto un tavolo tecnico diretto dal professore dell’Università di Napoli Federico II, Ferruccio Izzo, che ha rivelato, in lingua inglese, ai giovani allievi dell’Università di Vienna guidati dal Professor Fallpy, quali saranno le direttrici del lavoro di studio e ricerca che gli stessi compiranno sul centro storico di Monte Sant’Angelo, partendo dal Rione medievale Junno, in ciò aiutati dalla dottoressa Marilina Azzarone, figlia del compianto Mario. Un focus su metodologie e materiali da costruzione, tipici del Gargano e di Monte Sant’Angelo in particolare, che si sono tramandati durante i secoli e che saranno al centro dell’interesse dei giovani studenti austriaci della Facoltà di Architettura. In primo piano i Muri a secco, coi quali venivano costruite le prime abitazioni per l’edificazione delle quali veniva usata la cosiddetta pietra di Monte, reperibile nelle cave vicine al centro abitato. Nel corso dei secoli si sono poi sviluppate le case a schiera (Terrace Houses in inglese) soprattutto nel Rione Carmine. Tra i Rioni più antichi anche il cosiddetto Rione Fosso in cui le abitazioni spesso venivano ricavate dalle grotte rupestri che caratterizzavano quel quartiere, un Rione molto simile ai Sassi di Matera, che sarà città della cultura nel 2019. Il primo nucleo urbano, è stato spiegato, risale all’epoca longobarda quando furono costruite le prime rudimentali abitazioni ricavate da grotte e anfratti naturali. Mentre si può dire che le prime mura cittadine furono innalzate per cingere il castello e il santuario, per poi essere ampliate durante il Medioevo, in modo da inglobare i quartieri Junno e San Francesco. I Piani regolatori del 1935 e 1986 avevano poi previsto un aumento demografico che in realtà non c’è stato, atteso che la città di fatto conta poco più di 12.000 abitanti (dai circa trentamila del censimento del 1951), circostanza che ha mosso gli attuali tecnici comunali (chiamati a pianificare lo sviluppo urbanistico) a valorizzare soprattutto i quartieri antichi come lo Junno, per far si che lo stesso divenga un quartiere residenziale e turistico allo stesso tempo. Gli studenti dell’Università di Vienna, facoltà di Architettura, insomma, dovranno studiare tutto questo, e redigere un piano di Rigenerazione urbana per valorizzare i vecchi quartieri come lo Junno. Gli stessi studenti hanno potuto visitare in lungo e in largo tutto il centro storico e partecipare ad uno degli eventi tipici della Tradizione montanara, i falò di San Giuseppe che si sono svolti a causa del maltempo sabato 24 marzo per iniziativa di alcuni giovani montanari intenzionati a non disperdere la consuetudine di accende i falò di Primavera. Gli stessi dottorandi in architettura, dopo avere visitato anche il castello normanno-svevo-angioino-aragonese, sono ripartiti per Vienna, ma sono attesi in città (dove hanno trovato calorosa accoglienza nei ragazzi del luogo con cui si comunicava in inglese) nei prossimi mesi, per condurre in loco i loro studi.

Matteo Rinaldi