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Arrivano in questi giorni e vengono pubblicati in esclusiva da l’Attacco e dal Giornaledimonte le più aggiornate ricerche e gli ultimi studi condotti dall’architetto Renzulli sugli allineamenti del Sole coi dolmen e menhir del sito archeologico di Valle Spadella a Monte Sant’Angelo, un insediamento dolmenico che risale all’epoca neolitica, quando le prime popolazioni che abitavano alle pendici del Gargano, già sentivano l’esigenza di rapportarsi con le entità divine dell’epoca ovvero il dio Sole, tra le altre. Negli ultimi giorni il sito  dolmenico è stato oggetto di alcune escursioni con videocamera e macchinetta fotografica in dotazione a Raffaele Renzulli e ai suoi tre inseparabili amici, Celestino Furii, Michele Lauriola presidente di Archeoclub, Carmine Tranasi, testimoni delle intuizioni dell’architetto Renzulli che hanno portato alla scoperta dei dolmen e dei menhir di Monte Sant’Angelo, anche grazie al contributo del motore di ricerca GOOGLE col quale si sono potute vedere delle straordinarie foto satellitari. Sono passati vent’anni, in realtà, da quando furono pubblicate le prime foto dei dolmen di Monte Sant’Angelo su una rivista specializzata di archeologia che all’epoca aveva una grande diffusione anche fuori dei confini regionali, una rivista che catapultò sulla ribalta nazionale le foto dei monumenti megalitici del Gargano scoperti grazie alle intuizioni di Renzulli. Con queste ultime scoperte è divenuta sempre più chiara la funzione delle strutture megalitiche decifrata negli ultimi anni da Renzulli, una funzione che delinea la valenza calendariale degli allineamenti solari indicativi dei periodi, di transumanza, e delle fasi stagionali rilevanti dal punto di vista agricolo, a tal punto che ora l’architetto beneventano, originario di Monte Sant’Angelo, parla del sito archeologico come di un insediamento in cui era presente un vero e proprio tempio dolmenico in cui gli allineamenti col Sole nei giorni dei solstizi e degli equinozi sono evidentissimi. Attraverso una serie di foto satellitari si sono infatti potuti capire quelli che appaiono come precisi allineamenti solari nei giorni dei solstizi d’estate e d’inverno fra il menhir il Galluccio e i dischi dello Scudo e del Girasole (altri due menhir). “Tutti questi megaliti – spiega Renzulli – insieme al Sole, sia all’alba nel solstizio d’estate, che al tramonto, nel solstizio d’inverno, appartengono allo stesso piano planimetrico, indicato come piano beta”. Dalle foto satellitari GOOGLE si possono notare i due allineamenti, il primo tra il Sole, il Galluccio ed il megalite sferico (appartenenti al piano Alfa), quando il disco del Galluccio rimane solo esso illuminato, mentre si può notare anche il secondo allineamento che avviene al tramonto tra il Sole, il Galluccio, lo Scudo ed il Girasole. Nell’immagine planimetrica si nota con precisione l’allineamento con la prima stazione dell’aeronautica e il disco del Galluccio, nel solstizio d’estate, un allineamento che si osserva anche con il Sole che tramonta nel solstizio d’inverno. L’allineamento del Sole inoltre al tramonto nel solstizio d’inverno, quando soltanto il disco del Galluccio rimane illuminato, avviene tra il Sole, il Galluccio e il megalite sferico nei pressi di un ipotetico Tempio Neolitico (ipotesi avanzata anche da archeologi docenti universitari). “Parlo a buon diritto di Tempio neolitico – dice Renzulli - perché sono ben visibili nelle foto scattate in questi mesi il megalite sferico e l’ara sacrificale dedicata a riti ancestrali con esposizione di corpi, riti che venivano compiuti quando il disco del Galluccio rimaneva illuminato. Nei pressi del megalite sferico dell’ipotetico tempio neolitico si possono trovare incise delle canalette, delle coppelle ed altre incisioni, testimonianze che lasciano pensare all’importanza di questo megalite e del luogo, presso  la comunità del sito. Questo tempio – scrive Renzulli – si trova nel punto più alto del sito, a pochi metri dall’ara sacrificale e dal Galluccio, il cui disco, quando esso solo rimaneva illuminato, segnava l’inizio dei riti ancestrali. Tutti questi rilievi – è la conclusione di Renzulli - dovrebbero convincere la Soprintendenza a studiare questa grande ed interessantissima testimonianza del Passato che è  Patrimonio dell’Umanità almeno nel giudizio di valenti studiosi ed archeologi sparsi in tutto il mondo. Le autorità preposte hanno il dovere di compiere tutte le indagini possibili sulle vestigia del nostro passato per poter guardare al futuro con piena consapevolezza ma anche con grande responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Continuerò a studiare gli allineamenti solari presso il sito dolmenico di Monte Sant’Angelo affinchè i miei sforzi e le mie ricerche non rimangano lettera morta, nell’auspicio anzi che possano portare finalmente i frutti sperati anche dal punto di vista dell’attrattiva turistica che un simile sito potrebbe esercitare sui visitatori che fanno tappa a Monte Sant’Angelo per le loro vacanze”.

Matteo Rinaldi