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 L’azione di un CLUB o di una Associazione si vede se essa agisce autonomamente nella realizzazione di un proprio programma culturale,  deciso da un’Assemblea dei Soci, in maniera serena ed efficace. Serena per la partecipazione e il contributo di tutti i Soci; efficace per i risultati che la sua azione possa incidere nel miglioramento di un tessuto urbano e sociale, già da anni  in crisi per quanto riguarda la città di Monte Sant’Angelo. Tutto questo, purtroppo, riguarda anche il CLUB per L’ UNESCO di  MONTE SANT’ANGELO.  Infatti, da una parte sono venuti meno gli esponenti più rappresentativi e fondanti del CLUB, fra cui il dott. Andrea Ciliberti, il Preside prof. Giuseppe Ciuffreda, il prof. Ernesto Scarabino, il Prof. Matteo Prencipe, fratello di Peppino Principi, ecc; dal’altra è venuta meno la Programmazione di attività culturale, sancita in una riunione di fine febbraio 2018 e inviata all’Amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo. E tutto questo, in un periodo di totale confusione di nuovi iscritti, che poco hanno a che vedere con lo spirito e le finalità del CLUB UNESCO. A questo punto, mi chiedo, cara Presidente, cosa ci stiamo a fare, noi pochi Soci, che siamo rimasti, se Lei ha altri impegni familiari e altre faccende da accudire? Del resto, ciò che è stato programmato rimane solo sulla carta e nulla è stato fatto, in questo ultimi due anni,  se non chiedere continuamente ad Enti e al Comune finanziamenti delle proprie attività non realizzate. Io so che ogni Associazione si regge sulla propria autorevolezza, di giudizio e di azione, e che ciò che fa deve incidere profondamente nel rinnovare la vita di una comunità  e renderla migliore sul piano sociale, culturale ed economico. Purtroppo in questi ultimi anni o mesi la Città di Monte Sant’Angelo e, con essa, la sua comunità, ha smarrito il senso critico e la propria autonomia di giudizio, sia contro chi ci governa, nel bene e nel male, sia contro chi vuole  farci sembrare tutti buoni o cattivi, mentre gravi sono i problemi, di ordine sociale e culturale della città, specie sul piano occupazionale, con un malessere generalizzato che serpeggia fra la popolazione, ormai priva di quello spirito rivoluzionario di un tempo, che aveva la capacità di far cambiare le sorti di un paese o di una comunità.

E di problemi, purtroppo ce ne sono molti: dal decoro urbano alla crisi del commercio in generale,  dalla disoccupazione giovanile alla crisi dell’edilizia,  dall’abbandono del tessuto  urbano, con migliaia di case sfitte, al degrado del periurbano, dalla crisi della campagna all’abbandono dei boschi, fino al degrado del nostro patrimonio immobiliare, fra cui lo stesso cimitero, dove non si trova nemmeno una scala per depositare dei fiori ai defunti. Il tutto in un ambiente in cui la sfiducia nelle istituzioni serpeggia fra la popolazione e in cui la cultura ormai ha poco valore e poca influenza sulla politica. Politica che vive di solo rappresentanze istituzionali e di “convenzioni” fra le “città micaeliche”, senza che tutto ciò possa incidere profondamente nell’ambito di un processo di rinnovamento cittadino e di una “rinascita istituzionale”,  in rapporto allo sviluppo territoriale. Del resto sono anni o decenni che qui a Monte Sant’Angelo non nasce una struttura degna di essere ricordata, mentre siamo pronti a smantellare ciò che abbiamo costruito nel tempo, vedi l’Ospedale, ormai ridotto all’ombra di se stesso e senza che la popolazione si ribelli. Del resto se prendiamo altri settori, come la Piana di Macchia, il patrimonio boschivo, il turismo, il patrimonio culturale, ecc., notiamo una totale assenza di programmazione settoriale o Piani di sviluppo e di investimenti pubblici e privanti, il tutto visto in una girandola di “intenti e di Patti di collaborazione” con Enti lontani dalla nostro territorio, che poi il tutto rimane solo sulla carta, priva di contenuti e di realizzazioni concrete. Inoltre si parla di “rete dei centri micaelici”, quando nessun intervento è stato mai approntato e reso operativo sui vari “camminamenti o itinerari” che portano i pellegrini verso il Santuario di San Michele sul Gargano, lungo la Via Francigena del Sud o Via Sacra Langobardorum. “Rete” di Enti lontani, mente la vera “rete” dovrebbe essere quella fra tutti i cittadini operanti sul nostro territorio. È tempo di guardare alla sostanza delle cose e non alle “formalità” fra Istituzioni ed Enti. Le potenzialità di un territorio non devono essere solo enumerate, come “patrimonio culturale, spirituale, naturale, enogastronomico”,  ma esse devono essere rese possibili attraverso un’azione diuturna di coinvolgimento degli operatori locali, siano essi commercianti, operatori turistici, imprese, Scuola, start up, uomini di cultura, associazioni, volontariato, affinchè siano essi “attori” e non solo “spettatori” di “protocolli di intese” fra il Comune e gli altri Enti esterni al nostro territorio. La partecipazione ad un Progetto o a un Piano socio-economico-culturale è alla base dello sviluppo locale, alla crescita di una popolazione, di una comunità. Senza tale obiettivo nulla rimane e nulla ha una sua efficacia, se non una sterile messa in scena.

                                                           GIUSEPPE PIEMONTESE
                                                          Società di Storia Patria pere la Puglia