Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Per continuare la navigazione,  clicca sul pulsante per chiudere.

questo sito non fa raccolta dati degli utenti, pertanto non è soggetta al GDPR.

 EVENTUALI BANNER PRESENTI NEL SITO POTREBBERO FARE RACCOLTA DATI NON DIPENDENTI DA NOI. 

logo

Anche la figura del noto compositore dell’ottocento Giuseppe Verdi è legata a doppio filo con quella dell’Arcangelo Michele, a devozione del quale il famosissimo maestro e compositore parmense dell’Ottocento, Giuseppe Verdi, fra i più importanti al mondo nell’ambito della musica classica e lirica, compose una struggente opera musicale, al fine di ringraziare San Michele per una grazia ricevuta. Il pezzo scritto da Giuseppe Verdi su pentagramma è stato donato al santuario di San Michele di Monte Sant’Angelo circa 2 mesi fa e proprio all’interno della biblioteca del santuario esso sarà custodito gelosamente per attestare la grande devozione che il compositore di Busseto aveva per San Michele Arcangelo. L’amministrazione comunale del Comune di Roncole Verdi, che ha preso il nome proprio da Giuseppe Verdi, ha incaricato una sua impiegata di fare dono al santuario garganico di San Michele dello spartito originale scritto da Verdi quando era ancora un bambino. Questa la descrizione dei fatti, nel tentativo di rievocare un avvenimento relativo all’infanzia di Giuseppe Verdi, in una fase della vita in cui il compositore, già buon conoscitore del pentagramma, aveva circa 10 anni, un episodio che il maestro Verdi non dimenticherà mai nel corso della sua esistenza, e che segnerà per sempre la sua carriera lunga e fulgida di successi che lo incoroneranno come il maestro compositore italiano forse più famoso di tutti i tempi. In un giorno, che sembrava uno fra i tanti, della sua infanzia, Giuseppe Verdi si trovò a frequentare la chiesa di San Michele che era annessa alla casa in cui la famiglia Verdi risiedeva. Perso nel labirinto del campanile della Chiesa, fu sorpreso da un temporale che gli fece perdere il senso dell’orientamento visto che non seppe, lì per lì, fare ritorno presso la sua abituale dimora. Dopo aver pregato intensamente San Michele, il temporale con tuoni, fulmini e saette non fece danni e cessò di lì a poco, un fatto miracoloso che Giuseppe Verdi giustificò con l’intercessione di San Michele Arcangelo. Dell’accadimento il musicista parmense serbò memoria per tutta la vita anche perché fu proprio in quell’occasione che Verdi scrisse uno dei suoi primi spartiti musicali conservati fino a poche settimane fa proprio presso la chiesa di San Michele di Roncole Verdi. Fu proprio quest’opera dedicata a San Michele Arcangelo che caratterizzò la primissima fase  della carriera di compositore di Giuseppe Verdi, il quale intorno ai dieci anni di età già sapeva leggere e scrivere sul pentagramma. Ora, una copia fotocopiata della prestigiosa opera è conservata presso la biblioteca personale del professor De Padova che si è fatto auspice del dono che l’amministrazione comunale di Roncole Verdi ha voluto tributare alla Basilica micaelica della città di Monte Sant’Angelo, un dono che è risultato particolarmente gradito al priore dei padri micaeliti, custodi del santuario garganico da più di un ventennio. E’ stato proprio il professor Giuseppe De Padova ad inviare la missiva ufficiale al Comune di Roncole Verdi e a riceverne risposta in tempi abbastanza brevi. Lo spartito presenta un pentagramma abbastanza grande con le note ben evidenziate, un pezzo che viene spesso eseguito prima dei concerti organizzati dagli Amici della musica nella sala conferenze del santuario montanaro. Eseguire il pezzo per clavicembalo prima di ogni esibizione musicale presso la sala conferenze del santuario sembra essere diventata infatti una bella consuetudine cui i padri micaeliti, guidati da Padre Ladislao Suchy non sanno rinunciare. L’opera è per clavicembalo perché era proprio il clavicembalo l’organo presente nella chiesetta di San Michele, annessa alla casa di Giuseppe Verdi, di Roncole, uno strumento che Giuseppe in tenera età già sapeva suonare e per il quale aveva pensato l’operetta dedicata a San Michele Arcangelo. Ora quell’opera fa parte della vastissima biblioteca del santuario garganico costituendo un libretto di grande valore che conferisce ancora maggior prestigio alla Basilica angiolina, in cui, l’otto di maggio, si celebra la ricorrenza di San Michele di maggio, come viene comunemente chiamata, una data calendariale che sanciva, nel passato, il passaggio dalla stagione meno calda a quella più propriamente estiva anche per ciò che concerne i lavori agricoli e la transumanza.                          

Matteo Rinaldi


Officina Creativa