La numismatica altomedievale e il conio nummario del popolo longobardo  sono stati al centro del convegno (nell’ambito di Michael, il festival culturale dedicato a San Michele) che si è svolto lunedì sera, davanti ad un pubblico non numerosissimo, nella sala della biblioteca comunale a Monte Sant’Angelo. L’assessore alla cultura e al turismo, Rosa Palomba, ha presentato gli ospiti della serata, tutti esperti della materia oggetto del dibattito moderato dal giornalista Loris Castriota Skandeberg. Sono intervenuti al dibattito: l’ex docente di letteratura latina all’Ateneo di Bari, Aldo Luisi; il presidente della Società Mediterranea di Metrologia Numismatica, Giuseppe Ruotolo; Luca Lombardi della Società Numismatica Italiana; Alberto d’Andrea dell’Accademia Italiana di studi numismatici; Domenico Luciano Moretti (presidente del Centro Studi storico-archeologici del Gargano), artefice di un progetto di rivalutazione archeologica dei beni storici e paesaggistici garganici che vede collaborare molti giovani appassionati del settore. A tratteggiare gli aspetti salienti della storia dei Longobardi, in avvio di dibattito, è stato il professore dell’Università di Bari, Aldo Luisi, preciso nel delineare quello che è stato l’evolversi del dominio longobardo in Italia dal 568 al 776, richiamandosi ad una probabile, ma non certa, origine scandinava dei longobardi, una provenienza geografica quella da cui alcuni storici fanno derivare la genesi del popolo longobardo, di cui però non si ha alcuna prova certa (se si eccettua quella che può essere definita la tradizione orale di questo popolo nordico), un’incertezza avvalorata dal fatto che mancano, come è stato chiaramente detto, reperti e documenti scritti. Luisi ha chiarito che il primo documento scritto riguardante specificatamente i Longobardi è quello del burgundo Fredigarius e qualche decennio più tardi del longobardo Paolo Diacono, autore di una Storia dei Longobardi, scritta in buon latino, una lingua che questo popolo nordico imparò a parlare nel giro di cinquant’anni, lasso di tempo sufficiente a mettersi alle spalle il periodo storico in cui i longobardi erano incapaci di leggere e scrivere, almeno in latino. La cosa certa è che i longobardi fossero una delle tante tribù germaniche stanziate al di là del Reno, provenienti dalla valle del fiume Elba, nei pressi di Amburgo, da cui poi passarono in Pannonia, provincia romana tra Boemia e Ungheria, per poi superare il confine italico attraverso il Friuli nel 568 d.c. Il dominio longobardo in Italia durò poco più di due secoli, periodo sufficiente ad assimilare la cultura latina, a tal punto che anche i longobardi col re Rotari, diedero vita ad un editto di leggi romanobarbariche, sull’esempio romano, con un codice di circa 360 articoli, che dispose alcune novità normative come il Guidrigildo, risarcimento in denaro derivante da contenziosi legali, che in precedenza venivano decisi con la faida, mezzo di risoluzione delle liti assai risalente, specchio del periodo di incultura ed ignoranza in cui questa tribù germanica era vissuta per secoli. Vennero fissate inoltre con l’editto di Rotari alcune norme più progredite in ambito di diritti reali e diritto familiare (fondato quest’ultimo sul matrimonio) come le norme che riconobbero la proprietà fondiaria e i diritti ereditari. Dal punto di vista religioso questo popolo germanico, scelse, una volta convertitosi al cristianesimo, come suo santo protettore, San Michele Arcangelo, raffigurato nelle monete, sugli scudi e sulle bandiere. Numerose sono state le monete longobarde ritrovate con l’effigie di San Michele, soprattutto tremissi (tipica moneta longobarda, emessa nel ducato di Spoleto e Benevento e ritrovata anche nel territorio di Brescia e Lucca, composta di oro in quantità di 2/3 inferiore al solido bizantino) come è stato possibile desumere dagli interventi di Ruotolo, Lombardi, d’Andrea e Moretti. Fa specie che nel territorio di Monte Sant’Angelo non sono state ancora trovate monete di fattura longobarda forse perché l’epoca longobarda risale agli albori della fondazione della città e dunque scarsi o inesistenti sono i documenti e i reperti relativi a quel periodo dell’Alto Medioevo. Va detto che i longobardi incominciarono a coniare monete quando entrarono in contatto con la civiltà romana, in precedenza usavano scambiare e tesaurizzare lingotti d’oro veri e propri. Associata alle monete, la genealogia dei re longobardi, tutti capi militari, i quali soli avevano il privilegio di essere raffigurati sulle monete; proprio come l’immagine di San Michele che forse è il primo santo europeo ad essere stato rappresentato su moneta. All’interno della società longobarda rivestivano grossa importanza, ed un ruolo preponderante, per esempio nella politica che aveva a che fare con l’arte militare, le famiglie, tutte di stirpe germanica che tramandarono ai posteri alcuni usi e consuetudini di cui molti di carattere linguistico ancora adesso presenti nella toponomastica, nell’etimologia dei nomi e dei cognomi, e anche in molti termini di uso comune seppure appartenenti ad una lingua neolatina quale l’italiano. La civiltà longobarda infatti viene a buon diritto ritenuta quella che diede avvio, anche se in forma larvata, al primo esempio di stato unitario nazionale italiano, proprio perché il dominio, di questa che, una volta, era una tribù germanica, partiva dal Friuli e dalla Pianura Padana per estendersi fino al ducato di Benevento. Lo stato longobardo era suddiviso in Longobardia Maior (con capitale Pavia) e Longobardia Minor (con capitale Benevento) e nello specifico in ducati, tra cui i più importanti quelli di Spoleto e Benevento e in misura ancora più parcellizzata in gastaldati, retti dai cosiddetti Gastaldi, che erano referenti del re, giudici e notai. Ora con la costituzione dell’associazione Italia Langobardorum, sette siti archeologici di epoca longobarda, tra cui il santuario di Monte Sant’Angelo, che costituiscono un po’ l’emblema del potere longobardo in Italia, sono entrati a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, ragione sufficiente per attribuire imprescindibile importanza alla civiltà di questo popolo nordico sceso dalla Valle d’Elba fino alle ultime propaggini dell’Italia. Il tema, che è stato  oggetto di dibattito lunedì sera 7 maggio, sarà affrontato, più specificatamente, con riferimento alla numismatica angioina e aragonese, dunque con attinenza a periodi più recenti e documentabili, il 13 ottobre, in un altro interessante convegno, che si terrà proprio a Monte Sant’Angelo, e che sarà organizzato dal centro studi storico-archeologici presieduto dal giovane Domenico Luciano Moretti, fra i relatori di lunedì.

Matteo Rinaldi